Didelphis virginiana

Famiglia : Didelphidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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Il Didelphis virginiana è un marsupiale americano © Giuseppe Mazza

L’Opossum della Virginia o del Nord America, in Messico chiamato Tlacuache ( Didelphis virginiana - Kerr, 1792 ), è un mammifero viviparo aplacentale o aplacentato, afferente alla superclasse degli Gnatostomi ( Gnathostoma ), classe dei Mammiferi (Mammalia), infraclasse Metateri (Metatheria), famiglia Dìdelfidi ( Didelphidae ), sottofamiglia Dìdelfini (Didelphinae), ordine Marsupiali ( Marsupialia ), genere Dìdelfo ( Didelphis ).

Con il lemma “opossum”, i biologi designano comunemente diversi generi e specie di marsupiali afferenti alla famiglie dei Falangeridi ( Phalangeridae ) e dei Dìdelfidi ( Didelphidae ), ma il termine, inteso in senso più stretto, viene riferito specificamente a quest’ultimi, che con la famiglia dei Canolestidi o Cenolestidi ( Caenolestidae ) costituiscono l’unico gruppo di marsupiali che non è endemico del blocco continentale australiano, ma che è invece endemico del Nuovo Mondo.

Per tanto ci riferiamo in questo senso solo agli opossum afferenti alla famiglia dei Dìdelfidi ( Didelphidae ) e nello specifico di questa scheda al Didelphis virginiana.

Zoogeografia

Come accennato prima gli opossum dei dìdelfidi, con i membri dei cenolestidi, sono gli unici marsupiali americani; peraltro, i membri del genere Didelphis sono tra i marsupiali che si spingono più a Nord, trovandosi così sia a Nord che a Sud del continente americano.

Nello specifico, l’Opossum della Virginia ( Didelphis virginiana ) è diffuso nell’America centrale, ma spinge il suo areale anche a Nord, fino alla costa atlantica nello stato di New York, passando per il Texas, la Florida ed è stato introdotto dall’essere umano anche nello stato della California.

Ecologia-Habitat

Gli opossum conducono vita perlopiù crepuscolare o notturna, trascorrendo quasi tutta la loro esistenza tra i rami degli alberi, dimostrandosi agilissimi nello spostarsi fra l’intrico vegetale, mentre a terra, ove scendono raramente solo in caso di necessità, se non perché vi cadono, avanzano trotterellando a fatica sulle brevi zampe.

L’alimentazione è alquanto varia. Senza dubbio lo si può definire carnivoro, e questo vale anche per le altre specie. Ma se gli esemplari più grandi presentano fenomeni predatori, preferendo sostanze animali come piccoli vertebrati, pesci, artropodi ed insetti, quelli di taglia più piccola si nutrono di essenze vegetali.

Storicamente questo animale è stato cacciato dai coloni con cani appositamente addestrati, per frenare le stragi che praticava nei pollai e nelle conigliere, con un efferatezza non inferiore a quella di una faina.

Malgrado tale persecuzione, per ora la IUCN ne identifica uno “status” di basso rischio, cioè LRIc ( Low Risk ).

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Con 75 cm è il più grande Didelphidae, ma quasi metà della lunghezza spetta alla coda prensile © Giuseppe Mazza

Morfofisiologia

Gli opossum delle varie specie ( dette anche sarighe ), come rappresentanti dei Didelphidae, presentano linee morfologiche comuni.

Hanno una taglia variabile fra quella di un gatto e quella di un topo, con la coda solitamente lunga all’incirca quanto il capo e il tronco messi insieme. Questa è in genere glabra, almeno per la maggior parte della lunghezza, ricoperta, al pari di quella dei ratti, da robuste squame e dotata il più delle volte di presa prensile.

Il musetto è appuntito e le orecchie, piuttosto grandi, sono anch’esse glabre.

Caratteristica insolita è la mancanza dell’unghia al primo dito degli arti posteriori, che in compenso risulta opponibile alle altre dita, per cui anche il piede è un solido organo prensile.

Le zampe degli opossum, sono piuttosto corte, con cinque dita in entrambe le paia.

La dentizione, come in tutti i marsupiali, comprende un gran numero d’elementi, in tutto cinquanta e cioè in entrambe le mascelle due canini, sei premolari e otto molari, mentre gli incisivi sono dieci nella mascella superiore e solo otto nella mandibola.

Il marsupio, esclusivo delle femmine, si presenta perfettamente conformato, con la tasca marsupiale che si apre sul davanti, ma in alcune specie è solo rudimentale o incompleto o può mancare del tutto. Le mammelle risultano in genere ( nelle sarighe propriamente dette ad esempio ) tredici, disposte in serie di sei per lato e con una nel mezzo.

Nello specifico il Didelphis virginiana è un animale lungo tre quarti di metro ( è il più grande marsupiale della famiglia dei Didelphidae ), dove poco meno della metà spettano alla coda.

Pesa da 7-9 kg e vive mediamente in natura circa tre anni, mentre in cattività raggiunge i 5-6 anni.

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D’abitudini crepuscolari o notturne, si nutre d’insetti, artropodi e piccoli vertebrati © Giuseppe Mazza

Paleontologicamente questo marsupiale deriverebbe da antenati sudamericani, che nel Pliocene, circa 3 milioni di anni fa ( durante quello che i biologi definiscono “il Grande scambio americano”, cioè una migrazione di interi gruppi faunistici dal sud al nordamerica e viceversa ) si sono spostati nell’America settentrionale.

Le caratteristiche generali, non si disco- stano ovviamente da quelle della famiglia d’appartenenza.

La pelliccia è grigia molto chiara e assai soffice e lunga, sicché è assai richiesta nel campo della modisteria, questo ha portato l’uomo a creare come per il cincillà o per il visone, degli allevamenti per questo marsupiale, a tale scopo.

L’opossum della Virginia è dotato di una tasca marsupiale completa.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il termine che individua la famiglia dei Didelfidi ( Didelphidae ), nasce dal fatto che questi marsupiali presentano due vagine, due uteri e due ovidotti, in contrasto con i mammiferi placentali Euteri ( Eutheria ), in cui sono presenti una vagina, un utero e due ovidotti.

La tasca incubatrice o marsupio completa, serve a completare lo sviluppo embri- onale, dato che la gestazione intrauterina è molto breve, dura al massimo due settimane ed i piccoli vengono sgravati estremamente immaturi.

Quando un opossum della Virginia, di fronte a un pericolo, s’accorge che gli è preclusa ogni via di fuga, s’abbandona inerte al suolo, fingendosi morto. Il predatore è disorientato, e appena si distrae fugge rapidamente.

Secondo alcuni biologi, questo comportamento in realtà non dovrebbe ritenersi solo come una forma di furbizia, ma un vero e proprio collasso nervoso transitorio senza effetti collaterali. Un fenomeno simile si osserva anche in diverse razze di pecore e capre.

Gli opossum che hanno un marsupio incompleto, sono quelli afferenti al genere Philander, come l’Opossum lanoso del centroamerica ( Philander laniger ).

 

→ Per nozioni generali sui marsupiali vedere qui

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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