Dracaena draco

Famiglia : Asparagaceae

Testo © Pietro Puccio

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Giovani esemplari di Dracaena draco alle Canarie nel loro ambiente. La crescita è molto lenta e la specie considerata vulnerabile in natura © Giuseppe Mazza

La Dracaena draco (L.) L. (1767) è originaria delle Azzorre, Capo Verde, Isole Canarie, Madera e Marocco dove vive nelle foreste secche su terreni rocciosi a basse altitudini.

Il nome generico è il sostantivo greco “δράκαινα” (drakàina) che è il femminile di drago; il nome specifico il sostantivo greco “δράκων” (drakon) = drago.

Nomi comuni: Canary Island dragon tree, dragon’s blood tree, dragon tree (inglese); long xue shu (cinese); dragonnier, dragonnier commun, dragonnier des Canaries, dragonnier des îles Canaries (francese); albero del drago (italiano); árvore do dragâo, dragão das Canárias, dragoeiro, sangre-de-dragão (portoghese); drácena de las islas macaronésicas, drago, drago de Canarias, sangre de drago (spagnolo); Kanarischer drachenbaum, drachenbaum (tedesco).

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I minuscoli fiori notturni, con 6 tepali di 8-10 mm, si chiudono all’alba. Sono riuniti in infiorescenze terminali a pannocchia. La prima fioritura avviene intorno al decimo anno di vita della pianta, ma in alcuni casi può essere anche notevolmente ritardata. Le fioriture seguenti si susseguono ad intervalli di 10-20 anni © Giuseppe Mazza

Specie sempreverde a portamento arbustivo di lenta crescita alta fino a circa 12 m - anche se esistono in natura rari esemplari di maggiore altezza - con robusto fusto cilindrico grigiastro che ramifica per dicotomia (suddivisione dell’apice in due rami che a loro volta si biforcano ripetutamente) susseguentemente alla fioritura.

Presenta agli apici dei rami dense rosette di foglie lanceolate con apice appuntito e margine intero, di colore grigio-verde, arancio alla base, coriacee, lunghe fino a 60 cm e larghe circa 4 cm, che formano una chioma ad ombrello.

Le infiorescenze sono vistose pannocchie terminali portanti fiori bianco-verdastri odorosi, con 6 tepali, lunghi 8-10 mm, e 6 stami disposti in due verticilli.

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Dal fusto e dalle foglie incise fuoriesce una resina che seccando a contatto con l’aria assume un colore rosso scuro, nota come “sangue del drago” © Giuseppe Mazza

I frutti sono bacche globose di colore rosso-arancio, del diametro di circa 15 mm, contenenti uno-due semi globosi di 6-8 mm di diametro. La prima fioritura avviene intorno al decimo anno di età, ma in alcuni casi può essere notevolmente ritardata, le seguenti si susseguono ad intervalli di 10-20 anni. Dal fusto e dalle foglie incise fuoriesce una resina che seccando a contatto con l’aria assume un colore rosso scuro, nota come “sangue del drago”.

Si propaga solitamente per seme, preventivamente scarificato per accelerare il processo germinativo, posto appena sotto la superficie in terriccio drenante sabbioso mantenuto moderatamente umido alla temperatura di 22-24 °C; il seme necessita di luce per germinare, quindi la seminiera va posta in luogo particolarmente luminoso.

I tempi di germinazione sono piuttosto variabili, da uno a tre mesi o più. Può riprodursi, anche se con una certa difficoltà, per margotta o talea apicale in estate.

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I frutti sono bacche globose di colore rosso-arancio, del diametro di circa 15 mm, contenenti uno-due semi globosi di 6-8 mm di diametro © Giuseppe Mazza

Specie di grande effetto da adulta come esemplare isolato, coltivabile nelle zone a clima subtropicale e temperato caldo in pieno sole ed in suoli drenanti, temendo i ristagni d’acqua; può sopportare lunghi periodi di siccità e da adulta temperature fino a -4/-5 °C per brevissimo periodo.

Può essere coltivata in vaso per tempi abbastanza lunghi, data la lentezza di crescita, in luogo luminoso, curando particolarmente il drenaggio del terriccio, con innaffiature regolari dalla primavera all’autunno, distanziate in inverno, e concimazioni mensili utilizzando un prodotto bilanciato idrosolubile.

Pianta sacra agli aborigeni delle Canarie, i guanci, per le particolari caratteristiche della sua resina che veniva usata per imbalsamare i defunti, è stata fin da tempi remoti, anche fuori dai luoghi di origine, al centro di leggende in cui le venivano attribuite proprietà magiche e curative.

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Esemplare millenario a Icod de los Vinos a Tenerife. Varie parti della pianta contengono composti bioattivi di possibile interesse per la farmacopea ufficiale © G. Mazza

La resina è stata inoltre ampiamente impiegata per lungo tempo per la produzione di coloranti ed ancora oggi è utilizzata nelle vernici dei violini e di mobili di pregio. Studi di laboratorio hanno evidenziato in varie parti della pianta la presenza di numerosi composti bioattivi di possibile interesse per la farmacopea ufficiale.

Per il numero ridotto di individui esistenti in natura, la specie è stata inserita nella lista rossa della IUCN (International Union for the Conservation of Nature) come “vulnerabile” (specie a rischio di estinzione in natura).

Sinonimi: Asparagus draco L. (1762); Draco arbor Garsault (1764); Draco clusii Crantz (1768); Draco dragonalis Crantz (1768); Oedera dragonalis Crantz (1768); Palma draco (L.) Mill. (1768); Stoerkia draco (L.) Crantz (1768); Oedera cranziana Berens (1770); Stoerkia cranziana Berens (1770); Dracaena yucciformis Vand. (1771); Dracaena draco var. strictifolia Hayne (1796); Dracaena draco var. laxifolia Hayne (1809); Dracaena draco var. pendulifolia Hayne (1809); Dracaena draco var. strictifolia Hayne (1809); Dracaena draco var. angustifolia Schult. (1829); Dracaena boerhaavei Ten. (1832); Drakaina draco (L.) Raf. (1838); Yucca draco (L.) Carrière (1859); Draco draco (L.) Linding. (1926).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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