Dypsis decaryi

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

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Per il suo aspetto è detta Palma triangolare. Ampiamente coltivata ai tropici © Giuseppe Mazza

La Dypsis decaryi (Jum.) Beentje & J. Dransf. (1995) è originaria del Madagascar dove cresce in una limitata area del sud in foreste o boscaglie su suoli pietrosi.

L’etimologia del genere non è nota; la specie è stata dedicata al suo raccoglitore, il naturalista francese Raymond Decary (1891-1973).

E’ chiamata localmente “laafa”, mentre in tutte le altre lingue il nome comune fa riferimento al suo particolare aspetto: “palma triangolare” (italiano), “triangle palm” (inglese), “Dreieckspalme (te- desco); “palma triangular” (spagnolo); “palmeira triângulo” (portoghese).

Presenta un fusto solitario di colore grigio scuro, alto fino a 8 m e diametro di 30-40 cm; le foglie pennate, lunghe fino a 3 m, sono ascendenti, pressoché dritte, salvo nella parte terminale marca- tamente ricurva, e disposte su tre direzioni.

Il picciolo è corto, di colore verde chiaro, con peluria rossastra parzialmente coperta di cera bianca alla base; le pinnule sono grigio-verdi e regolarmente inserite sul rachide a formare una V rivolta verso l’alto, quelle basali ridotte a lunghi filamenti pendenti lungo il tronco.

L’infiorescenza ramificata, lunga circa 120 cm, si sviluppa tra le foglie e porta fiori giallastri riuniti a gruppi di tre (due maschili, uno femminile), di circa 3 mm di diametro; i frutti sono ovoidi, di colore verde giallastro, di circa 12-20 mm di diametro. I semi germinano in 1-2 mesi.

Viene ampiamente coltivata per le sue caratteristiche ornamentali, in particolare per la disposizione tristica ed il colore delle foglie, nelle zone tropicali, subtropicali e temperato-calde, dove può sopportare, da adulta e per brevi periodi, temperature minime dell’ordine di -2/-3 °C. Le sue principali esigenze sono pieno sole ed ottimo drenaggio del terreno, per il resto si adatta a suoli anche poveri e da adulta può sopportare lunghi periodi di siccità.

Sinonimi: Neodypsis decaryi Jum. (1933).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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