Dypsis nodifera

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

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Originaria del Madagascar, la Dypsis nodifera raggiunge i 10 m con fusti di 6 cm. Decorativa ai tropici, ha frutti commestibili. Insalatine di "cuori di palma", l’artigianato e la deforestazione minacciano la specie © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Madagascar orientale dove è diffusa nelle foreste umide dal livello del mare fino a circa 1500 m di altitudine.

L’origine del nome generico è ignota, il nome specifico è l’aggettivo latino “nodifer, era, erum” = provvisto di nodi, con probabile riferimento alle cicatrici fogliari sul fusto.

Nomi comuni: bedoda, ovana, sira (malgascio).

La Dypsis nodifera Mart. (1849) è una specie monoica inerme a fusto singolo, alto 2-10 m con un diametro fino a 6 cm alla base, assottigliato verso l’apice, di colore verde nella parte più giovane, grigiastro in quella più vecchia, su cui sono visibili gli anelli traccia della attaccatura delle foglie cadute. Foglie paripennate, su un corto picciolo, leggermente arcuate, lunghe fino a 90 cm, con pinnule oblungo-ovate con apice lungamente appuntito, irregolarmente disposte sul rachide in gruppi di 2-6 ed inserite ad angoli differenti, lunghe nella parte mediana 12-35 cm e larghe 1,5-4,5 cm, di colore verde intenso. La base fogliare fascia interamente il fusto per un’altezza di 15-30 cm formando una sorta di capitello tubolare di colore grigio verde con microscopiche scaglie rosso porpora, più fitte nella parte terminale.

Le infiorescenze, su un peduncolo lungo 10-30 cm, nascono tra le foglie (interfogliari) racchiuse nella fase iniziale di crescita in una brattea decidua di colore bruno rossastro, lunghe 20-90 cm con (2)-3(-4) ordini di ramificazioni. I fiori sono unisessuali e disposti a gruppi di tre (un fiore femminile in mezzo a due maschili), di colore rosso in boccio, e presentano il fenomeno della proterandria, i fiori maschili maturano prima di quelli femminili, ciò evita l’autofecondazione favorendo quella incrociata.

Frutti ellissoidi, di circa 1 cm di lunghezza e 0,7 cm di diametro, contenenti un solo seme ellissoide, di 0,7 cm di lunghezza e 0,5 cm di diametro, ruminato (il perisperma si inserisce nell’endosperma) in profondità. Specie molto simile da adulta alla Dypsis pinnatifrons, distinguibile con certezza solo dai fiori maschili, che presentano 6 stami, invece di 3, e dai frutti per l’endosperma ruminato invece che omogeneo.

Si riproduce per seme, preventivamente tenuto in acqua per tre giorni, in terriccio aerato e drenante mantenuto umido alla temperatura di 22-24 °C, con tempi di germinazione di 1-4 mesi.

Specie di indubbie caratteristiche ornamentali coltivabile nelle zone a clima tropicale e subtropicale umido, non sopportando temperature prossime a 0 °C se non eccezionali e per tempi brevissimi. Preferisce una posizione da ombreggiata a semiombreggiata, in particolare nella fase giovanile, e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, purché ben drenato e mantenuto pressoché costantemente umido, ma senza ristagni.

Per le dimensioni contenute e l’eleganza del fogliame gli esemplari giovani sono un ottimo soggetto da coltivare in vaso, in terriccio ricco di sostanza organica con aggiunta di agriperlite per un 25%, per la decorazione di spazi aperti, dove il clima lo consente, o di serre, verande e giardini d’inverno, in situazioni anche scarsamente luminose, con temperature minime non inferiori a 14 °C ed umidità ambientale intorno al 60%.

La specie riveste una certa importanza per le popolazioni indigene, i frutti sono a volte consumati localmente, come pure sono molto apprezzati gli apici vegetativi, i “cuori di palma”, e dalle piante capitozzate si raccoglie un liquido zuccherino per una bevanda fermentata. I fusti giovani, ridotti a strisce longitudinali, sono utilizzati per cordami e reti da pesca, le foglie come foraggio per il bestiame, le pinnule per confezionare cappelli. I fusti dritti delle piante adulte, divisi longitudinalmente a metà, vengono ancora impiegati nelle costruzioni locali per pareti e pavimenti, essendo di lunga durata. Pur ancora molto diffusa in natura, i numerosi usi che comportano la morte della pianta, insieme alla riduzione delle foreste a favore dell’agricoltura, potrebbero diminuire drasticamente la sua presenza in un prossimo futuro.

Sinonimi: Dypsis polystachya Baker (1887); Phloga nodifera (Mart.) Salomon (1887); Dypsis vilersiana Baill. (1894); Phloga polystachya (Baker) Noronha ex Baill. (1894); Phloga polystachya var. stenophylla Becc. (1906); Phloga nodifera (Mart.) Pic.Serm. (1995).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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