Echinocereus longisetus

Famiglia : Cactaceae

Testo © Pietro Puccio

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Nativo dei pendii rocciosi del Messico, tra 500 e 1800 m di altitudine, l’Echinocereus longisetus forma cespi scultorei con vistosi fiori di 6 cm. Buona resistenza al freddo secco ma teme l’umidità invernale © Giuseppe Mazza

L’ Echinocereus longisetus Lem. (1868) è originario del Messico (Coahuila e Nuevo Leon) dove vive su pendii rocciosi tra 500 e 1800 m di altitudine.

Il nome generico è la combinazione del termine greco “echinos” = riccio, con riferimento alla forma globosa di alcune specie appartenenti al genere, e “Cereus”; il nome specifico è la combinazione dei termini latini “longus” = lungo e “seta” = setola, con riferimento alle lunghe spine sottili.

Nomi comuni: “alicoche”, “banana cactus”, “pepino” (spagnolo).

Specie con fusti cilindrici dall’epidermide di colore verde chiaro che in natura possono raggiungere i 50 cm di altezza e 8 cm di diametro.

I fusti, che ramificano alla base formando cespi fino ad 1 m di diametro, presentano 11-14 costole con tubercoli accennati con all’apice areole circolari dotate di 16-20 spine radiali bianche, le inferiori lunghe 1-1,5 cm, le superiori più corte, e 4-9 spine centrali biancastre simili a setole, le superiori poco più lunghe delle spine radiali, le inferiori, dritte o ricurve e dirette verso il basso, lunghe fino ad 8 cm.

I fiori sono imbutiformi, di circa 6 cm di lunghezza e diametro, di colore rosa porpora e nascono dalle areole di un anno, quindi piuttosto discosti dall’apice.

I frutti sono globosi, verdastri, e contengono numerosi semi marrone. Si riproduce per seme e per divisione.

Specie relativamente poco coltivata, malgrado la bellezza dei fiori, la velocità di crescita e la facilità di coltivazione.

Va tenuta in pieno sole, o comunque alla massima luminosità possibile, su terricci particolarmente drenanti che possono essere costituiti per circa il 50% da comune terra da giardino concimata e per la restante parte, in ugual misura, da sabbia (o agriperlite) e pietrisco frantumato privo di polvere.

Ha una elevata resistenza al freddo secco, potendo resistere per breve periodo fino a -10°C, ma non al freddo umido che può provocare facilmente marciumi. Pertanto nei climi caratterizzati da inverni umidi va riparata e mantenuta asciutta a temperature tra 6 e 10°C; questo periodo di riposo, freddo ed asciutto, è inoltre indispensabile per una buona fioritura. In estate va annaffiata con regolarità, ma lasciando asciugare completamente il terriccio prima di ridare acqua.

La specie è iscritta nell’appendice II della Cites (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Cereus longisetus Engelm. (1856)

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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