Ensete lasiocarpum

Famiglia : Musaceae

Testo © Pietro Puccio

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L’infiorescenza dell’Ensete lasiocarpum evoca un grande fior di loto, con corolle protette da brattee gialle © Mazza

La specie è originaria dei monti dello Yunnan (Cina), tra 1500 e 2500 m di altitudine, oggi pressoché estinta.

Il nome del genere è quello locale (Abis- sinia) riferito al più grande Ensete ventricosum; il nome specifico è la combinazione dei termini greci “lasios” = lanoso e “karpos” = frutto, con ovvio riferimento.

Nomi comuni: chinese dwarf banana, golden lotus, yellow chinese banana (inglese); bananier lotus, muselle, lotus d’or (francese); banana amarela da China, banana-lótus (portoghese); pláta- no enano chino, flor de loto dorada (spagnolo); Yunnan-zwergbanane (tede- sco).

L’ Ensete lasiocarpum (Franch.) Cheesman (1948) è una pianta erbacea rizomatosa, cespitosa, con uno pseudo- fusto, costituito dalle basi fogliari strettamente avvolgenti l’una sull’altra, di circa 60 cm di altezza e 15 cm di diametro alla base.

Lo pseudofusto termina con un ciuffo di foglie ellittiche, lunghe circa 50 cm e larghe 20 cm, di colore verde glauco, cerose, con nervatura centrale prominente nella pagina inferiore.

L’infiorescenza è una spiga terminale eretta, compatta, su un corto e robusto peduncolo, con fiori di colore giallo riuniti in gruppi di 4-6 lungo l’asse floreale, con ciascun gruppo ricoperto da una spessa brattea gialla, cerosa, persistente; infiorescenze ascellari possono prodursi alla base dello pseudofusto contemporaneamente a quella terminale.

Alla base dell’infiorescenza sono presenti fiori femminili o ermafroditi, seguiti da quelli maschili nella parte terminale. La fioritura continua per 5-8 mesi anche quando tutte le foglie sono seccate. I frutti sono bacche ovoidi, pelose, non commestibili, lunghe circa 3 cm, di colore giallo a maturità, contenenti semi pressoché sferici di colore nero o marrone nerastro.

Dopo la fioritura lo pseudofusto muore, ma dal rizoma continuano a prodursi nuovi polloni. Si riproduce tramite polloni provvisti di radici, per divisione e per seme, in questo caso, per accorciare i tempi di germinazione, solitamente lunghi, si può ricorrere alla “stratificazione a freddo” chiudendo i semi in un sacchetto di materia plastica con torba, sabbia o vermiculite appena umide da conservare in frigorifero (+4/5 °C) per circa 6 settimane, controllando periodicamente eventuali germinazioni precoci; dopo tale trattamento la germinazione avviene da qualche settimana a 2-3 mesi.

La classificazione di questa specie, inserita inizialmente nel genere Musa e successivamente nel genere Ensete, è ancora piuttosto controversa, ritenendo alcuni che debba considerarsi appartenere ad un genere separato sia da Musa che da Ensete: Musella.

Rara in coltivazione fino all’ultimo decennio del ‘900, da allora, grazie anche alla crescente richiesta di appassionati e collezionisti, attratti dalle particolari caratteristiche di questa musacea, la disponibilità di semi e piante è cresciuta notevolmente. Preferisce un clima caldo umido durante il periodo vegetativo con una esposizione in pieno sole o leggera ombreggiatura e suolo drenante, leggero e ricco di sostanza organica. Può essere coltivata anche in zone relativamente fredde grazie alla resistenza del rizoma alle basse temperature, circa -10 °C con buona pacciamatura, mentre le foglie si danneggiano a temperature intorno -2 °C e lo pseudofusto muore intorno a -5 °C.

Durante il periodo vegetativo va irrigata abbondantemente, mantenendo umido il terreno, e si avvantaggia di concimazioni ricche in azoto. Coltivabile anche in contenitori piuttosto capienti, in substrato organico con aggiunta di sabbia grossolana, intorno al 30%, per migliorare il drenaggio, in luogo molto luminoso, con abbondanti irrigazioni e concimazioni azotate in estate, mantenendo appena umido il substrato in inverno con temperature superiori a 14 °C.

Sinonimi: Musa lasiocarpa Franch. (1889); Musella lasiocarpa (Franch.) C.Y.Wu ex H.W.Li (1978); Musella splendida R.V.Valmayor & L.D.Danh (2004).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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