Epipremnum aureum

Famiglia : Araceae

Testo © Pietro Puccio

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E’ una delle piante d’appartamento più coltivate. Facile anche in idrocoltura © Mazza

L’ Epipremnum aureum (Linden & André) G.S.Bunting (1964) è originario delle Isole della Società (Moorea).

Il nome generico deriva dalla combinazione dei termini greci “epi” = sopra e “premnon” = tronco, con riferimento al suo portamento rampicante; il termine specifico latino “aureum” = dorato, fa riferimento alle variegature gialle delle foglie.

Nomi comuni: “centipede tongavine”, “devil’s ivy”, “golden Ceylon creeper”, “golden pothos”, “hunter’s robe”, “money plant”, “pothos”, “taro vine” (inglese); “arum grimpant”, “liane du diable”, “lierre du diable”, “pothos doré “, “scindapsus doré” (francese); “hera-do-diabo”, “jibóia“, “planta-do-dinheiro”, “trepadeira-de-tonga” (portoghese); “ecindapso”, “poto”, “potos”, “potus” (spagnolo); “efeutu- te” (tedesco).

Rampicante sempreverde, semiepifita, con fusti giallo verdastri che aderiscono a tronchi e rocce tramite radici aeree, presenta il fenomeno della eterofillia (presenza sulla stessa pianta di foglie di forma diversa), le piante giovani in coltivazione presentano foglie intere, ovato cordate, lunghe 5-20 cm, di colore verde intenso lucido più o meno variegate in giallo o crema; nelle piante adulte i fusti possono raggiungere lunghezze di 10-12 m ed oltre con foglie irregolarmente lobate lunghe fino a 70-90 cm e larghe 40-45 cm con estese ed irregolari variegature gialle.

La pianta raramente fiorisce e ciò ha reso difficile la sua collocazione botanica ed ancora oggi la sua esistenza come specie distinta è controversa, ritenendo alcuni che si tratti di una varietà di Epipremnum pinnatum.

Si moltiplica facilmente per margotta e per porzioni di fusto che radicano con grande facilità, anche in acqua, dove la pianta può rimanere e crescere per lungo tempo.

La specie è coltivabile all’aperto nelle regioni tropicali e subtropicali umide, dove viene spesso utilizzata, sia in ombra che in luce solare filtrata, come coprisuolo, per coprire rocce e muri, su cui aderisce con le sue radici aeree, o fatta arrampicare sugli alberi.

In vaso, è una delle piante da interno più coltivate per la sua adattabilità, facilità di coltivazione e velocità di crescita, sopporta per lungo tempo situazioni scarsamente luminose, anche se una luminosità elevata, ma lontano dal sole diretto, contribuisce ad una rigogliosa vegetazione e ad esaltarne la variegatura; inoltre, malgrado la sua origine, si adatta a vivere per brevi periodi anche in ambienti scarsamente umidi.

Necessita di substrati molto porosi, drenanti e ricchi di sostanza organica e temperature superiori ai 14-16°C, ottimali intorno a 18-22°C, e può essere utilizzata come ricadente o fatta arrampicare su tutori rivestiti di sfagno o materiale sintetico capace di trattenere l’umidità.

Le innaffiature devono essere regolari in estate, evitando sempre ristagni d’acqua che possono provocare marciumi, con il substrato che può asciugarsi in superficie tra le innaffiature senza che la pianta abbia a soffrirne, e diradate in inverno, ma senza lasciare asciugare completamente.

Tutte le parti della pianta contengono sostanze tossiche, in particolare ossalato di calcio, che possono provocare dermatiti per contatto e reazioni, anche gravi, se masticate ed ingerite.

Sinonimi: Pothos aureus Linden & André (1880); Scindapsus aureus (Linden & André) Engl. (1908); Rhaphidophora aurea (Linden & André) Birdsey (1963); Epipremnum mooreense Nadeaud (1899).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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