Epipremnum pinnatum

Famiglia : Araceae

Testo © Pietro Puccio

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Originario del sud-est asiatico, l’Epipremnum pinnatum è un rampicante che raggiunge i 15 m d’altezza © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Arcipelago Bismarck, Assam, Australia (Queensland e Territorio del Nord), Bangladesh, Borneo, Cambogia, Cina (Guangdong, Guangxi, Hainan e Yunnan), Fiji, Filippine, Giava, Isole Andamane, Isole Cook, Isole Nicobare, Isole Ryukyu, Isole Santa Cruz, Isole Salomone, Isole Wallis-Futuna, Laos, Malaysia Peninsulare, Molucche, Myanmar, Nuova Caledonia, Nuova Guinea, Piccole Isole della Sonda, Samoa, Singapore, Sumatra, Taiwan, Thailandia, Tonga, Vanuatu e Vietnam dove cresce nelle foreste umide strisciante al suolo o arrampicata su alberi o pareti rocciose, fino a circa 1000 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione del prefisso greco “ἐπί” (èpi) = sopra e del sostantivo “πρέμνον” (premnon) = tronco, con riferimento al portamento rampicante; il nome specifico è l’aggettivo latino “pinnatus, a, um” = pennuto, alato, con riferimento alle foglie pennate.

Nomi comuni: centipede tongavine, devil’s ivy, dragon tail, taro vine (inglese); long wei cao, qi li nye (Cina); amlong, dukup, garban, takoline, takotin, tibatib (Filippine); jalu mampang (Giava); panniperandai (India); kelampayan (Malaysia); galogalomi, galgalut, gareggi (Nuova Guinea); fue laufao (Samoa); ngot, ngot khao (Thailandia).

L’ Epipremnum pinnatum (L.) Engl. (1908) è una specie erbacea perenne sempreverde, prostrata o rampicante, molto variabile, con fusti, fino a 15 m di lunghezza e 1-4,5 cm di diametro, poco ramificati verso l’apice, provvisti ai nodi di robuste radici aeree, fino a circa 1 cm di diametro, che aderiscono ai tronchi e alle rocce cui si appoggia.

Le foglie, su un picciolo di 18-60 cm di lunghezza e 0,5-1 cm di diametro solcato superiormente, sono alterne, ellittico-lanceolate con margine intero nelle piante giovani, nelle adulte oblungo-ovate, lunghe 10-80 cm e larghe 5-30 cm, coriacee, da pennatifide (con lamina suddivisa in lobi fino alla metà tra il margine e la nervatura centrale) a pennatosette (lamina suddivisa in lobi fino alla nervatura centrale). I lobi, di 1,5-6 cm di larghezza, disposti in modo regolare, sono di colore verde intenso superiormente, pallido inferiormente.

Le infiorescenze, su un peduncolo di 5-20 cm di lunghezza e circa 2 cm di diametro, sono costituite da uno spadice cilindrico di colore inizialmente bianco tendente col tempo al giallo verdastro, di 8-25 cm di lunghezza e 1,5-3,5 cm di diametro, circondato da una spata carnosa di colore da giallo a verde giallastro, lunga 7-25 cm e larga 3-12 cm.

I fiori, di 0,3-0,6 cm di diametro, sessili, privi di tepali e posti a stretto contatto l’uno con l’altro sullo spadice, sono bisessuali, tranne nella parte inferiore dove sono solo femminili, ma funzionalmente sterili, che hanno il compito di produrre il nettare per attirare gli insetti impollinatori.

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Talora invadente, ma con indubbio valore ornamentale e virtù medicinali © G. Mazza

Il frutto è un sincarpo costituito da bacche di colore rosso a maturità, lunghe circa 5 mm, contenenti 1-2 semi reniformi immersi in una polpa rosso-arancio.

Si riproduce per seme, ma solitamente e facilmente per porzioni di fusto private delle foglie, poste a radicare in terriccio organico mantenuto umido ad una temperatura di 22-24 °C, e per margotta.

Specie ampiamente distribuita in natura, dal Bangladesh alle isole del Pacifico, e introdotta per le sue caratteristiche altamente ornamentali in parchi e grandi giardini di molti paesi tropicali e subtropicali dal clima caldo-umido, dove in qualche caso è sfuggita alla coltivazione naturalizzandosi e comportandosi da invasiva.

Di veloce crescita, è solitamente impiegata come rampicante sugli alberi o per coprire rocce e muri, richiede una posizione leggermente ombreggiata e suoli drenanti di preferenza leggeri, ricchi di sostanza organica, da leggermente acidi a neutri.

Viene ampiamente coltivata in vaso, come ricadente o fatta arrampicare su tutori rivestiti di sfagno o materiale sintetico in grado di trattenere l’umidità, per la decorazione di serre, verande e interni, anche poco luminosi, utilizzando un terriccio poroso e drenante ricco di sostanza organica, mantenuto umido, ma senza ristagni.

Temperature minime invernali preferibilmente superiori a 15 °C, anche se può sopportare qualche grado in meno per breve periodo. Le concimazioni vanno effettuate 1-2 volte all’anno con prodotti idrosolubili a lento rilascio ricchi in azoto e potassio, l’eccesso di sali può danneggiare l’apparato radicale.

Tutte le parti della pianta sono irritanti se ingerite per la presenza di aghi di ossalato di calcio, il contatto con la linfa può causare dermatiti nei soggetti più sensibili.

Varie parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale dei paesi di origine per diverse patologie, in particolare nei traumi, fratture, dolori reumatici, ascessi e nella dissenteria; preliminari studi di laboratorio hanno evidenziato negli estratti interessanti proprietà antitumorali.

Sinonimi: Pothos pinnatus L. (1763); Polypodium laciniatum Burm.f. (1768); Pothos caudatus Roxb. (1820); Pothos pinnatifidus Roxb. (1820); Monstera caudata (Roxb.) Schott (1830); Monstera pinnata (L.) Schott (1830); Pothos decursivus Wall. (1831); Scindapsus caudatus (Roxb.) Schott (1832); Scindapsus pinnatifidus (Roxb.) Schott (1832); Scindapsus pinnatus (L.) Schott (1832); Scindapsus forsteri Endl. (1836); Scindapsus dilaceratus K.Koch & Sello (1853); Scindapsus decursivus Moritzi (1854); Monstera dilacerata (K.Koch & Sello) K.Koch (1855); Rhaphidophora pinnata (L.) Schott (1857); Rhaphidophora pinnatifida (Roxb.) Schott (1857); Epipremnum mirabile Schott (1858); Rhaphidophora caudata (Roxb.) Schott (1860); Rhaphidophora wallichii Schott (1860); Tornelia dilacerata (K.Koch & Sello) Schott (1860); Rhaphidophora cunninghamii Schott (1861); Rhaphidophora vitiensis Schott (1861); Rhaphidophora dilacerata (K.Koch & Sello) K.Koch (1864); Scindapsus bipinnatifidus Teijsm. & Binn. (1866); Epipremnum elegans Engl. (1879); Philodendron dilaceratum Engl. (1879); Rhaphidophora lovellae F.M.Bailey (1897); Rhaphidophora merrillii Engl. (1905); Epipremnum merrillii Engl. & K.Krause (1908); Epipremnum angustilobum K.Krause (1911); Epipremnum robinsonii K.Krause (1912); Epipremnum formosanum Hayata (1915); Rhaphidophora laciniata (Burm.f.) Merr. (1921); Philodendron nechodomae Britton (1926); Rhaphidophora neocaledonica Guillaumin (1937); Epipremnum glaucicephalum Elmer (1938); Rhaphidophora formosana (Hayata) M.Hotta (1970).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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