Equus africanus somalicus

Famiglia : Equidae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

 

 

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L’Asino selvatico somalo ( Equus africanus somaliensis ) è fra gli antenati dell’asino domestico © Giuseppe Mazza

L’Asino selvatico somalo ( Equus africanus somalicus ) è l’unico delle tre sottospecie di asino selvatico africano non estinto. Appartiene al vasto ordine dei Perissodattili ( Perissodactyla ), alla famiglia degli Equidi (Equidae), al genere Equus, alla specie degli asini africani Equus africanus e alla sot- tospecie Equus africanus somalicus.

L’asino selvatico atlantico o algerino ( Equus africanus atlanticus ) è considerato estinto approssimativamente dal 300 prima di Cristo probabilmente ad opera della caccia sportiva romana.

L’asino selvatico somalo assieme all’asino selvatico di Nubia ( Equus africanus africanus ) sono protetti dalla CITES 1 e sono elencati come “ in pericolo critico” nella Lista Rossa IUCN.

L’asino selvatico nubiano era presente nel deserto Nubiano, nel nord-est del Sudan e probabilmente anche nel nord-ovest dell’ Etiopia e in alcune zone dell’Eritrea. L’assenza di recenti avvistamenti di esemplari di asino selvatico nubiano nelle regioni dove viveva selvatico, abbinato al fatto che non esistono esemplari di questa sottospecie, tenuti in cattività fanno ritenere che questo asino selvatico africano si sia estinto già dal 1950 circa. La caccia eccessiva e l’ibridazione con asini domestici sono le cause principali del drastico calo di asini selvatici. Anche la competizione con il bestiame domestico per il cibo e l’acqua, in particolare nei periodi di siccità, possono pesantemente influenzare la fragile sopravvivenza di questo splendido animale.

Quando si parla di specie di animali in via d’estinzione, il pensiero della maggior parte della gente va al panda maggiore ( Ailuropoda melanoleuca ), alla tigre ( Panthera tigris ), al lupo ( Canis lupus ) e a tutta una serie di animali che sono carismatici; famosi per la loro bellezza o le loro caratteristiche di forza e grandezza.

Allo stesso tempo, animali, che sono diventati, a causa della loro rarefazione, tristemente famosi. Parlando di animali rari da proteggere a quasi nessuno viene in mente l’asino selvatico somalo, un animale trattato malissimo dall’uomo e ora finalmente protetto ma con grave ritardo e con continue problematiche lungi dall’essere risolte.

Dovremmo soffermarci a pensare all’importanza che questa specie selvatica ha avuto e continua ad avere nella storia dell’uomo : l’asino selvatico africano ( Equus africanus spp. ) è stato catturato e addomesticato dal popolo egizio o della Mesopotamia circa nel 5000 avanti Cristo ed è quindi l’antenato dell’asino domestico ( Equus asinus ) e delle sue innumerevoli razze esistenti. La sua forza, resistenza, robustezza e il suo passo sicuro hanno fatto dell’asino ( Equus asinus ) il compagno di lavoro ideale dell’uomo. Ancora oggi, questo animale dall’immenso valore educativo, è utilizzato in molte zone rurali di tutto il mondo.

Il nome del genere “equus” indica un genere di mammiferi che include tutti i cavalli, gli asini e le zebre esistenti. Deriva dal latino e significa “cavallo”. Il nome della specie “africanus” e della sottospecie “somalicus “, deriva dal latino, e si riferisce al continente e all’area geografica d’origine.

Zoogeografia

L’asino selvatico somalo, l’ultimo asino selvatico africano rimasto, come dicevamo è fortemente minacciato in natura e risulta essere la specie d’equide più minacciata al mondo. La sua popolazione, dal 1970, si è ridotta del 90%. Si stima che la popolazione selvatica attuale non superi le poche centinaia di individui che sopravvivono in parti remote dell’Eritrea, Etiopia e Somalia. La specie era precedentemente maggiormente distribuita in Eritrea, Etiopia , Somalia e a Gibuti dove si ritiene sia ora estinto. Le riserve che ospitano la specie sono la Riserva per gli asini selvatici Mille-Serdo e il Parco Nazionale Yangudi-Rassa in Etiopia, anche se in quest’ultimo non vi sono state osservazioni recenti. In Somalia, gli ultimi esemplari rimasti, sopravvivono nella Valle del Nugaal. La più grande popolazione selvatica superstite vive in Eritrea sul Messir Plateau.

Ecologia-Habitat

Gli asini selvatici somali sono adattati a vivere negli ambienti aridi tipici delle zone desertiche e semidesertiche potendo rimanere senza bere anche per alcuni giorni. Questa specie ha subito degli adattamenti fisiologici che gli consente di vivere in ambienti con precipitazioni inferiori ai 200 mm annui di pioggia. Il maggior numero dei pochi esemplari superstiti, vivono in aree protette dove comunque si trovano ad affrontare delle serie minacce come l’essere perseguitati dai pastori locali che li considerano concorrenti del proprio bestiame. Sono anche cacciati, dalle popolazioni locali, per la carne e per le pelli. Non ultimo, le guerre civili delle zone dove vivono , la conversione dell’habitat in terreni agricoli, la diffusione di nuovi insediamenti umani e l’ibridazione con asini domestici rendono la sopravvivenza di questa specie difficilissima.

Per fortuna, l’asino selvatico somalo, dal 1973 è stato inserito in uno Studbook internazionale per proteggerlo e diffonderne l’allevamento in cattività. Dal 1990 è stato avviato anche uno specifico programma EEP (European Endangered species Programme). Gli EEP sono i più intensivi tipi di gestione, che interessano specie particolarmente rare, realizzati in parchi zoologici aventi i requisiti per ospitare queste specie rare. Entrambi questi programmi (Studbook e EEP), per l’asino africano somalo, sono coordinati dal Tierpark di Berlino in Germania. Alla fine del 2002, 114 esemplari erano allevati e ufficialmente registrati in 26 differenti istituzioni ospitanti. Altri esemplari sono detenuti in cattività, soprattutto, presso zoo americani. L’allevamento dell’asino selvatico somalo in strutture protette è stato un importante passo per la salvaguardia della specie; il numero di esemplari deve comunque essere urgentemente aumentato per poter avere una garanzia di sopravvivenza maggiore della specie.

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Specie ad altissimo rischio d’estinzione, viene oggi riprodotta in cattività © Giuseppe Mazza

Morfofisiologia

Questo asino selvatico ha forma, dimensioni e colore abbastanza simili , a un grossolano confronto, a quelli di molti asini domestici ma con dei caratteristici segni-striature nere che lo rendono maggiormente elegante. Il mantello è costituito da pelo corto e liscio dall’aspetto vellutato. Il colore è grigio chiaro con tonalità giallastre e con riflessi rossicci chiarissimi nella parte dorso-laterale del corpo. Tale colore dissolve e vira al bianco nella parte inferiore (ventre di biscia).

Il colore di fondo delle zampe e la base della coda sono biancastre. La criniera, non molto lunga, rigida e portata dritta è nera nella parte distale del pelo (la base dei peli sono chiari per diventare neri nel resto delle porzioni distali ). Il ciuffo della coda, lunga 30-50 cm, è nero. Nera è anche una sottilissima linea, che sembra tracciata da un pennino a china, che corre sul dorso dell’animale (riga mulina) dalla criniera alla coda e che è leggermente più spessa a livello del garrese.

Talvolta è presente un accenno di sottile linea nera trasversale (accenno di croce) a livello di spalle, che nulla ha a che vedere con la riga mulina crociata (una seconda linea che incrocia la linea mulina partendo dal garrese e percorrendo la spalla) tipica di molti mantelli di asino domestico ma che molto probabilmente hanno ereditato dall’estinta sottospecie nominale dove tale croce era marcatamente presente. Nell’asino selvatico somalo, invece, tale segno trasversale, quando presente, è molto sottile, corto e non si unisce sempre alla riga dorsale avendo l’aspetto di un segno di scudisciata ma nero (linea mulina crociata incompleta o accennata).

Le orecchie sono grandi e ben marginate di nero. Il muso ha la zona delle labbra e delle narici scura ed è focato di bianco. Due macchie allungate di colore bianco seguono i rami mandibolari. Più chiara è anche la zona perioculare. La caratteristica peculiare di questa specie sono delle strisce irregolari, anche nella disposizione orizzontale-inclinata , di colore nero e poste nei due- terzi distali delle zampe.

Nel complesso, tali righe nere, creano una zebratura localizzata di questa sede. Speriamo che l’elegante e rada zebratura dell’asino africano somalo non debba sparire per sempre come sono sparite le altrettanto eleganti zebrature del “cugino” Quagga ( Equus quagga ) e del Tilacino ( Thylacinus cynocephalus ). Gli zoccoli dell’asino selvatico somalo sono sottili , piccoli e duri ; tipici da animale di zone arido-deserticole, approssimativamente hanno circa lo stesso diametro delle zampe. L’asino selvatico somalo adulto ha una lunghezza di circa 2 metri e un’altezza al garrese di circa 1,20- 1,50 m. Il suo peso varia tra i poco più dei 200 e i quasi 300 kg. Ha occhi grandi, neri cupo, lucidi e acquosi, espressivi e languidi. Guardandolo, nei suoi occhi si ha la sensazione di percepire il principio dell’atavica alleanza che si è stabilita tra animale selvatico e uomo portando all’ addomesticamento del primo a servizio del secondo.

Etologia-Biologia riproduttiva

L’asino selvatico somalo può digerire erbe di scarsissimo valore nutritivo. Per cercare i magri foraggi di cui si nutre può girovagare, percorrendo vaste distanze alla ricerca di nuovi pascoli, spostandosi anche in base alle scarse e rade precipitazioni sparse sui territori dove vive. Può di fatto sopravvivere in ambienti che all’apparenza sono totalmente inospitali. L’apparato digestivo di questa specie è efficiente nell’estrarre la massima quantità possibile di liquidi dal cibo. In casi estremi, gli asini selvatici, sono stati visti abbeverarsi con acqua salmastra o salata. Gli asini selvatici somali si alimentano di erbe, foglie, ramoscelli e corteccia. Sono animali dal buon udito e con grandi orecchi che servono per raffreddare il corpo dell’animale.

A causa della scarsità di disponibilità alimentare, gli asini selvatici somali, vivono isolati (tranne la madre con il proprio figlio) o comunque parzialmente separati tenendosi in contatto vocale grazie ai loro forti ragli udibili a qualche km di distanza. I vocalizzi emessi da questi animali li aiutano a mantenere una sorta di contatto allargato negli ampi spazi del deserto.

La specie è maggiormente attiva durante le ore più fresche della giornata, mattino e tardo pomeriggio, sostando all’ombra durante le ore più calde (vicino a rocce o colline). Nonostante le fattezze meno slanciate rispetto al cavallo ( Equus caballus ), è un animale agile e che corre velocemente (fino a punte di 70 km orari). La gestazione dura circa un anno e il piccolo che alla nascita pesa attorno ai 25 kg starà con la madre per circa un anno (fino al parto successivo). Le gestazioni gemellari sono rarissime e, come negli altri equidi, difficilmente giungono a termine. Gli stalloni difendono ampi territori (anche di alcune decine di km quadrati) che marcano con cumoli di feci. I maschi dominanti rimangono con le femmine recettive fino ad ingravidamento avvenuto.

La difesa del territorio non è comunque serrata e altri esemplari sono tollerati. Gli asini, in generale, pur essendo considerati animali “preda” in realtà fuggono meno dei cavalli. Di fronte a un pericolo tendono a studiare la situazione ed arrivano ad affrontare eventuali nemici sferrando calci sia con le zampe anteriori che posteriori oppure cercando di mordere il nemico ( con morsi decisamente potenti). Queste peculiarità comportamentali sono da tenere in considerazione anche con i discendenti domestici. L’asino domestico è infatti un animale prezioso per la terapia assistita alle persone ( pet-therapy o in questo caso specifico onoterapia), ma non tutti gli esemplari sono idonei a questa attività. Asini curiosi, espansivi, mansueti, bravi a socializzare e non timorosi di altri animali domestici del tipo “animale predatore” come i cani, sono più portati a diventare animali da utilizzare nella terapia assistita di persone con problemi di vario genere.

L’asino selvatico somalo può vivere 20 e più anni. Per tutto ciò che storicamente dobbiamo all’asino, sia selvatico che domestico, il minimo che dobbiamo fare è quello di far conoscere il più possibile l’asino selvatico somalo perché: “conoscendolo impareremo ad amarlo ed amandolo sarà più semplice proteggerlo”.

Sinonimi

Equus asinus somalicus – Sclater 1884, Asinus taeniopus var. somaliensis – Noack 1884, Asinus africanus – Fitzinger 1858.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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