Equus quagga

Famiglia : Equidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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Equus quagga boehmi all’abbeverata nell’immensità della savana © Giuseppe Mazza

La zebra di Burchell, detta anche Zebra di pianura ( Equus quagga - Boddaert, 1785 ), è l’equide (Equidae) selvatico africano a maggior diffusione geografica, essendo presente da parte della Somalia, dal Sudan meridionale e dalla “steppa del Masai” fino al Sudafrica ed all’Angola.

E’ rappresentata da diverse sottospecie, di cui quella più settentrionale ( Equus quagga boehmi ) presenta strie nere più marcate e “pure” mentre, procedendo verso Sud ( Equus quagga burchelli ed Equus quagga antiquorum ), la caratteristica striatura bianca e nera tende a divenire meno netta, con comparsa di strie marroni o comunque più sfumate, dette “ombre”, che risaltano sul bianco tra una striscia nera e la successiva, conferendo all’animale un aspetto meno “candido”, quasi la tinta di fondo fosse un color camoscio chiaro.

La striatura, in generale, si differenzia da quella della zebra di montagna e di Hartmann (vedere scheda Equus zebra) per l’assenza di reticolo sul dorso, dove sono evidenti, invece, strie ampie, e da quella della zebra di Grevy, che esibisce strie molto più sottili e fitte.

Altra caratteristica fisica distintiva è l’assenza della “gorgiera” tipica delle zebre di montagna.

La striatura, diversa da esemplare ad esemplare, é un segno di riconoscimento individuale paragonabile alle impronte digitali, ed è utile nel riconoscimento reciproco tra adulti o anche al puledrino per riconoscere la madre tra altre femmine.

Anche nell’osservazione da parte dell’uomo, le strie possono costituire un’utile caratte- ristica per rintracciare un determinato animale, mentre alcune differenze sono in grado di farci distinguere, da lontano, un maschio da una femmina, cosa non molto agevole dato il quasi inesistente dismor- fismo sessuale.

Osservando una zebra da dietro, infatti, potremo notare come lo specchio anale, bianco, presenti una stria scura che scende verticalmente da sotto la coda tra le cosce dell’animale: ebbene, tale stria è sottilissima nel maschio ma parecchio più larga nella femmina, praticamente il contrario di quanto si verifica nel genere umano dove il tanga, abitualmente, lo indossano le donne, mentre i maschietti portano meno succinte mutande.

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Nella boehmi il bianco è puro e la stria anale nera più larga nelle femmine © Mazza

Qualcuno potrebbe anche pensare alla striatura come ad una forma di mimetismo, similmente a quanto accade per la tigre, ma non credo che ciò valga nel caso della zebra.

Innanzi tutto, il mimetismo “ a strisce” è efficace nel rompere i contorni quando un animale si trova nel fitto dell’erba alta o della boscaglia, mentre questi equidi prediligono le zone aperte ed a volte semiaride, inoltre il mimetismo risulta efficace quando associato ad un comportamento silenzioso, e questo non è certo il caso delle zebre, animali loquaci e rumorosi.

In aggiunta a ciò, la maggior parte dei predatori ha una visione in bianco e nero, colori che di notte risaltano notevolmente, come dimostrano i contrasti “di avvertimento e dissuasione” di animali notturni dotati di armi chimiche o di altri sistemi di difesa (ratele, puzzole, istrici ecc. si affidano al bianco e nero per comunicare: “Guardami, sono così visibile perché ho un’arma che manco te l’immagini!”).

In realtà, le zebre amano pascolare in zone aperte, dove possono tenere d’occhio l’avvicinarsi di un predatore, grazie a sensi molto sviluppati, ottima vista, odorato efficiente ed udito eccellente, ed in caso di pericolo si affidano ad una veloce fuga o alla potenza degli arti posteriori, in grado di proiettare uno zoccolo con la forza di una palla di cannone.

Un’altra caratteristica della zebra è l’evidente criniera presente sulla parte dorsale del collo e che arriva fin sulla testa formando, in avanti, un ciuffo da… punk: la criniera è uno degli elementi che consentono di valutare lo stato di salute o di stress dell’animale e, per capirlo, occorre prendere in considerazione l’apparato digerente delle zebre.

La zebra non è un ruminante, per cui manca di quelle quattro camere che consentono lo stoccaggio di grandi quantità di vegetali in poco tempo (leggi: diminuita esposizione alla predazione), una successiva masticazione ed infine l’assorbimento dei nutrienti e dei liquidi, ma ha, in compenso, un altro adattamento di organo, che in inglese è detto hindgut, cioè una parte del canale digerente particolarmente sviluppata, comprendente l’estremità più caudale dell’intestino, in cui la digestione ha luogo tramite fenomeni fermentativi aiutati da una apposita flora batterica. La scomposizione della cellulosa risulterà certo meno efficace che nei ruminanti, ma, in compenso, la digestione risulta più rapida e, come diretta conseguenza, si formano, nel tratto digerente, grandi quantitativi di gas, e questo ha due curiose conseguenze.

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In caso di pericolo le zebre si affidano a una fuga veloce ed ai potenti calci degli arti posteriori © Giuseppe Mazza

Anni fa, mentre seguivo un leone con due tracciatori, un improvviso ruggito mi fece imbracciare precipitosamente la carabi- na, con il cuore in fuorigiri, mentre i tracciatori schizzavano di lato, ma si trattava, in realtà, non del leone che ci caricava bensì della….puzzetta di una zebra che, sorpresa dal nostro sopraggiungere in punta di piedi, era fuggita lasciandosi scappare quella fragorosa scoreggia.

In effetti, le zebre emettono grandi e frequenti scariche di gas, dovute agli imponenti processi fermentativi, sintomo non già di cattiva digestione ma normale iter del processo di assimilazione.

La seconda conseguenza è il fatto che anche una zebra malata può sembrare grassa e sana come un pesce, ma ciò è dovuto semplicemente al meteorismo, che è presente anche se l’animale è denutrito.

In tal caso, la criniera ci darà indicazioni preziose: un animale in salute esibirà una criniera orgogliosamente eretta, mentre una criniera ripiegata sul fianco ci dirà che quel capo è probabilmente malato o sotto forte stress.

La zebra è un grazer, ama cioè brucare l’erba delle praterie e della savana erbosa, con una certa preferenza per le basse erbette verdi e tenere che spuntano dopo i fuochi di savana, ma, quando l’erba è alta e dura, le zebre la tosano fino ad un certo livello dal suolo, rendendola appetibile per gli gnu, che amano l’erba corta e bassa, e per altre antilopi.

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Come le nostre impronte digitali, le striature sono tipiche per ogni animale © Giuseppe Mazza

Per tale motivo è frequente vedere gnu e zebre pascolare nella stessa area in un ciclo nutrizionale noto come avvicen- damento di pascolo. Pur essendo dei grazers, talvolta le zebre passano al browsing, strappando foglie e rametti da piante e cespugli, specialmente nei periodi in cui il manto erboso è scarso, o addirittura scavano con gli zoccoli in cerca di tuberi.

Il loro labbro superiore è forte e mobilissimo ed è usato per spingere l’erba tra gli incisivi, dove viene tagliata.

Avendo una dieta a base di vegetali spesso coriacei e ricchi di fibre ed avendo un sistema digestivo meno efficace di quello dei ruminanti nella digestione della cellulosa, le zebre necessitano di molta acqua e bevono regolarmente, almeno una volta al giorno.

Sono anche bevitori schizzinosi, come gli elefanti, ed hanno una netta preferenza per acqua limpida e pulita, anche se, in caso di necessità, si adattano a quella torbida e fangosa.

La zebra di Burchell raggiunge un’altezza di 140 cm al garrese (maschi) ed un peso di 340 Kg, mentre le femmine sono più leggere (media 250 Kg) ed un po’ più basse, tuttavia, come dicevo, la distinzione non è così semplice ed immediata e spesso occorre osservare a lungo un gruppo di questi erbivori per stabilirne il sesso, in base anche al comportamento: con un po’ di esperienza almeno lo stallone proprietario dell’harem sarà riconoscibile dal suo comportamento, specie in caso di allarme.

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Il bianco dell’Equus quagga burchellii è più sporco, fino al camoscio chiaro © Giuseppe Mazza

Lo stallone adulto non è territoriale e non difende un suo “dominio”, ma è proprietario di un harem, che difende tenacemente contro i rivali e, a volte, contro i predatori, se la fuga non è possibile.

E’ in grado di scalciare con la violenza di una catapulta e di spappolare il cranio di un leone, qualora riesca a mettere a segno un colpo, e questo fatto si è, in effetti, verificato varie volte, ed è pure capace di infliggere morsi devastanti, tanto che in almeno due occasioni ho visto un maschio cui mancava del tutto un orecchio.

In caso di pericolo l’harem fugge e lo stallone sta in retroguardia. In questi casi, le caratteristiche strisce bianche e nere servono per mantenere unito il gruppo, giacché anche la zebra ha una visione in bianco e nero.

La riproduzione non è strettamente stagionale e l’accoppiamento può verificarsi in qualunque periodo dell’anno, ma vi è un picco di attività nella prima parte della stagione delle piogge.

La femmina può entrare in estro già dieci giorni dopo aver partorito, ma non è, in tal caso, in condizioni di procreare, e ciò sarà nuovamente possibile non prima di un anno.

Il maschio testa la recettività della femmina con il flehmen, una sorta di “smorfia” con innalzamento ed arricciamento del labbro superiore, scoprendo i denti.

Tale movimento (comune a molte specie sia erbivore che carnivore) consente di aspirare particelle odorose o liquide presenti nell’urina della femmina e stabilire se è recettiva, inviandole all’organo vomero-nasale, che le analizzerà, e l’accoppiamento avrà luogo solo se la femmina è in estro.

L’accoppiamento è ripetuto ad intervalli di due o tre ore, generalmente per un giorno o un giorno e mezzo e spesso le altre femmine dell’harem mostrano chiari segni di gelosia per la…favorita del momento, soprattutto se essa è di basso rango.

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Equus quagga burchellii. Le zebre sono grazer, e una bella criniera è segno di buona salute © Giuseppe Mazza

In tal caso è facile assistere ad atteggiamenti di minaccia, con le orecchie appiattite, ed anche maligni morsi non sono rari.

Alla nascita, il piccolo è estremamente precoce ed in grado di alzarsi dopo una decina di minuti, di camminare dopo mezz’ora e di trotterellare e poppare dopo un’ora appena dalla nascita. Ciò è necessario per la sua sicurezza e sopravvivenza, in quanto, animale di spazi aperti, non può affidarsi ad un nascondiglio o all’immobilità, per cui deve essere in grado di seguire la madre ed il gruppo nel più breve tempo possibile.

Il puledro abbandona il gruppo famigliare spontaneamente, all’età di circa due anni e, raggiunti i 5 anni, inizia a tentare di formare il proprio harem, avvicinando altri branchi con l’intento di “rapire” delle giovani femmine, una alla volta, ma questo non sempre risulta facile o possibile, perché ogni harem è difeso da un sultano, ben deciso a tenersi le sue concubine ed a difendere anche le giovani puledre che ha generato.

Ne risultano spesso furiosi duelli rusticani, ma accade, a volte, che un giovane pretendente, pur evitando il combattimento, in cui avrebbe, con ogni probabilità, la peggio, riesca a montare di straforo una giovane figlia del proprietario dell’harem ed a fecondarla. In tal caso la femmina diviene sua …legalmente e lo seguirà fedelmente nel suo nuovo harem.

Sinonimo : Equus burchellii - Gray, 1824

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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