Estrilda troglodytes

Famiglia : Estrildidae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

 

 

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L’Estrilda troglodytes è un passeriforme dell’Africa subsahariana © Giuseppe Mazza

Il Becco di Corallo ( Estrilda troglodytes – Lichtenstein 1823) è un uccellino appartenente all’ordine dei passeriformi (Passeriformes), famiglia degli Estrildidi (Estrildidae), genere Astrilde (Estrilda), specie Estrilda troglodytes.

Il nome del genere "Estrilda" deriva dal norvegese antico e significa Amore e Cupido. Ha avuto probabile origine da scritti del 17° secolo ad opera del poeta svedese Georg Stiernhielm. Da quel periodo , il termine, è stato utilizzato nelle poesie nordiche, soprattutto durante il periodo barocco e rococò.

Il nome della specie "troglodytes" fu coniato nel 1775 dall’antropologo tedesco Johann Friedrich Blumenbach (1752-1840 ) per lo scimpanzé (Pan troglodytes) visto che in greco questa parola significa "colui che abita nelle caverne"; termine qui ripreso da Lichtenstein nel 1823 con riferimento ai nidi chiusi, costruiti da questi uccelli, che mostrano un piccolo ingresso allungato, come spesso accade nelle caverne, ed una o due stanze.

Zoogeografia

Questa specie è distribuita, in modo naturale, in un’ampia fascia centrale dell’Africa subsahariana. E’ presente, con concentrazioni da abbondanti a scarsissime, in tutte le regioni confinanti col deserto del Sahara. E’ stato anche introdotto, volutamente o accidentalmente, in molte altre parti del mondo come in Francia, Spagna, Sud America, Giappone, Hawaii e Piccole Antille.

Ecologia-Habitat

Il Becco di Corallo è un uccellino di piccole dimensioni molto vivace e attivo. Si muove generalmente in stormi, anche di alcune decine di individui, emettendo un vocalizzo ripetuto per restare in contatto con il resto del gruppo. Vivono in vari habitat : dagli ambienti aridi a quelli umidi con praterie aperte e cespugli sparsi. I Becco di Corallo si muovono, volando basso e saltellando, anche in zone aperte alla ricerca dei semi prodotti dalle piante erbacee. Nella ricerca del cibo volano da un ciuffo all’altro posandosi sugli steli delle erbe con fare perlustrativo. Oltre alle sementi, raccolte anche direttamente dalle infiorescenze e dalle spighe delle piante, possono cibarsi di piccoli insetti come afidi, moscerini o altro. Hanno un atteggiamento mite e tranquillo e quando sono intenti a nutrirsi possono avvicinarsi anche di pochi metri ad un osservatore rispettoso.

Morfofisiologia

Il Becco di Corallo è lungo circa 9-10 cm e pesa 6-10 gr; ha una forma ed un aspetto molto elegante anche grazie alla coda piuttosto allungata. Come dice il nome ha il becco color rosso “corallo” e possiede una fascia sempre di colore rosso, leggermente più intenso rispetto a quello del becco, che parte dai lati del becco, attraversa l’occhio inglobandolo e prosegue posteriormente ai lati della nuca assottigliandosi leggermente e terminando con una punta un po’ tronca.

La livrea è grigia-brunastra con sfumature di rosa “cipria” più evidenti su nuca, sottogola e ventre. Sulla parte ventrale del tronco, nella porzione posteriore, più o meno ad iniziare dal petto , passando in mezzo all’attaccatura delle zampe e proseguendo posteriormente è presente una macchia rosa più intensa. La coda (timoniere e codione) è bruno-scuro/nera ad eccezione dei due bordi laterali, delle timoniere esterne, che sono bianchi.

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Costruisce curiosi nidi che gli hanno valso, come lo scimpanzè, l’appellativo di troglodytes © Giuseppe Mazza

Il sottocoda è color bianco-panna. Su tutto il tronco del corpo si vedono, sull’animale visto da vicino, delle sottilissime barrature-zebrature grigio-bruno leggermente più intense rispetto al colore di base. I giovani hanno becco nerastro; mancanza delle bande rosse laterali della testa; mancanza delle soffusioni rosa e delle sottili barrature.

Questa specie viene talvolta confusa con l’Astrilde Comune o di Sant’Elena ( Estrilda astrild ) che in effetti è una specie dall’aspetto molto simile che condivide in parte gli stessi ambienti. L’Astrilde di Sant’Elena, rispetto al Becco di Corallo, ha le zebrature del corpo decisamente più marcate , non ha la bordatura laterale bianca della coda ed ha una macchia rossiccia sul petto. Il dimorfismo sessuale è praticamente assente: la femmina sembra avere la banda oculare leggerissimamente più corta e più stretta. Possono distinguersi i sessi dal comportamento del maschio in parata che canta e corteggia la femmina saltellando in fianco e in fronte alla stessa tenendo un ramoscello sottile o un filo d’erba nel becco.

Etologia-Biologia riproduttiva

Le coppie riproduttive spesso si formano ex-novo al momento della riproduzione. Il nido viene costruito su cespugli o in mezzo ai ciuffi d’erba, molto spesso a poche decine di centimetri dal suolo o a livello del terreno. Il nido è costruito con materiale vegetale sottile come ramoscelli e fili d’erba ; risulta mimetico e di fattura elaborata.

Ha la forma di una sfera leggermente allungata con un foro d’entrata frontale tubulare e che protende un po’ in fuori come a formare una breve anticamera. Talvolta, nel nido viene riscontrata una seconda camera (considerata la camera dove il maschio riposa e sorveglia) che può essere costruita anche sul “tetto” del nido vero e proprio.

La covata è costituita da 2-6 uova bianche di forma leggermente allungata. La cova dura circa 11-12 giorni e viene attuata da entrambi i genitori. I neonati sono inetti, di colore giallo brunastro, con una rada peluria e possiedono delle papille buccali utili per l’imbecco da parte dei genitori. I neonati di questa specie, come quelli di molte altre specie di granivori all’inizio della loro vita, necessitano di essere nutriti con una forte integrazione di insetti. Restano nel nido 15-20 giorni e assumeranno la livrea da adulto attorno al secondo mese di vita.

Questo uccellino è spesso allevato in cattività e in un recente passato veniva importato in grandissime quantità depauperando le popolazioni selvatiche. In ambiente domestico, questi uccellini, convivono pacificamente con altre specie, si presentano molto vivaci e rustici ma per riprodursi necessitano di voliere ampie e ben arredate dove poter costruire i nidi in modo naturale.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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