Etlingera fimbriobracteata

Famiglia : Zingiberaceae

Testo © Pietro Puccio

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Alta 1,5-6 m, l’Etlingera fimbriobracteata è una specie perenne rizomatosa delle umide foreste del Borneo © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Borneo (Brunei e Sarawak) dove cresce ai margini delle foreste pluviali e sulle rive dei corsi d’acqua, a basse e medie altitudini.

Il nome del genere è dedicato al botanico tedesco del XVIII secolo Andreas Ernst Etlinger, autore del "Commentatio Botanico-Medica de Salvia" (1777); il nome specifico è la combinazione degli aggettivi latini “fimbriatus, a, um” = frangiato e “bracteatus, a, um” provvisto di brattee, con riferimento alle brattee floreali con apice frangiato.

Nomi comuni: tolidus (Sabah), layun (Singapore).

L’ Etlingera fimbriobracteata (K.Schum.) R.M.Sm. (1986) è una specie erbacea rizomatosa perenne, sempreverde, alta 1,5-6 m che forma cespi con pseudo fusti piuttosto distanziati provvisti di foglie oblunghe con margine intero ed apice appuntito, di 120-130 cm di lunghezza e 14-18 cm di larghezza. Infiorescenze su corto peduncolo, spesso nascosto dallo strato di detriti vegetali che coprono il suolo della foresta, direttamente dal rizoma in prossimità della base dello pseudofusto.

Le infiorescenze, lunghe circa 12 cm, sono formate da brattee sterili coriacee, imbricate, disposte a spirale, che racchiudono una spiga compatta formata da brattee di colore rosso brillante con apice frangiato, lunghe 3-3,5 cm, che sottendono fino a un centinaio di fiori di colore giallo intenso che si aprono in successione per alcune settimane.

Calice tubolare lungo circa 5 cm, corolla con tubo più corto del calice, circa 4 cm, e 3 lobi oblunghi, labello obovato, antere con apice colore arancio e stigma rosso. Frutto globoso, di circa 8 cm di lunghezza e 10 cm di larghezza, composto da una moltitudine di capsule ravvicinate di colore rossastro a maturità. Si propaga per seme, ma solitamente per divisione utilizzando una porzione di rizoma di circa 20 cm di lunghezza con almeno uno pseudofusto provvisto di foglie, accorciato per diminuire la traspirazione, e alcune gemme dormienti. Il rizoma va posto appena sotto la superficie del terriccio, che deve essere ricco di sostanza organica e particolarmente drenante, per evitare marciumi da ristagni idrici, in ambiente con temperature di 26-30 °C ed umidità intorno al 90%.

Specie dal fogliame ornamentale e dalle curiose brillanti infiorescenze, poco nota al di fuori delle zone di origine e raramente coltivata in giardini e collezioni botaniche. Spiccatamente tropicale, necessita di un clima caldo-umido costante, una esposizione in pieno sole o parzialmente ombreggiata e suoli drenanti ricchi di sostanza organica mantenuti costantemente umidi.

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Le insolite infiorescenze portano anche 100 corolle, giallo intenso, che si aprono in successione per settimane. Spuntano come funghi raso suolo, nascoste nel sottobosco © Giuseppe Mazza

Al di fuori delle zone tropicali può essere coltivata in piena terra o in capaci contenitori esclusivamente in serre caldo-umide di grandi dimensioni, con temperature minime non inferiori a 18 °C ed umidità 80% ed oltre. Le innaffiature devono essere frequenti, ma senza ristagni, essendo facilmente soggetta a marciume radicale, lasciando asciugare lo strato superficiale del terriccio prima di ridare acqua. Utili le nebulizzazioni, per mantenere un alto livello di umidità, con acqua a temperatura ambiente non calcarea, per evitare antiestetiche macchie sulle foglie. Le concimazioni vanno effettuate in primavera-estate, preferibilmente con prodotti idrosolubili a lento rilascio con microelementi. E’ facilmente soggetta in ambiente chiuso ad attacchi di parassiti, deve pertanto essere frequentemente controllata per poter intervenire prontamente con prodotti specifici.

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Infiorescenza di lato e dall’alto. Le brattee coriacee, imbricate, sono disposte a spirale. Proteggono una spiga compatta con brattee fiorali rosso brillante che sottendono lunghi fiori tubolari. Frutti e germogli commestibili. Varie parti della pianta presentano composti bioattivi con proprietà antimicrobiche ed antiossidanti © Giuseppe Mazza

Nelle zone di origine i frutti e i giovani germogli sono consumati come verdura dalle popolazioni locali, aggiunti in pietanze tradizionali, le foglie inoltre sono usate per avvolgere cibi, per fabbricare stuoie, cappelli ed altri oggetti artigianali e come copertura per ripari di fortuna nella foresta. Studi di laboratorio hanno evidenziato negli estratti di varie parti della pianta la presenza di composti bioattivi con attività antimicrobica e antiossidante di potenziale interesse per la farmacopea ufficiale.

Sinonimi: Amomum fimbriobracteatum K.Schum. (1899); Geanthus fimbriobracteatus (K.Schum.) B.L.Burtt & R.M.Sm. (1972).

 

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