Eucrossorhinus dasypogon

Famiglia : Orectolobidae

 

 

Testo © Sebastiano Guido

   

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Lo Squalo wobbegong tassellato (Eucrossorhinus dasypogon) ha un insolito aspetto appiattito; a prima vista si direbbe più una da sogliola che da squalo. Lungo in genere poco più di 1 m, anche se è stata registrata la lunghezza massima di 3,66 m, è apparentemente innocuo ma grintoso e mordace se viene disturbato © Sebastiano Guido

Lo Squalo wobbegong tassellato ( Eucrossorhinus dasypogon - Bleeker, 1867 ) appartiene alla sottoclasse degli Elasmobranchia, pesci a scheletro cartilagineo, ordine degli Orectolobiformes ed alla famiglia Orectolobidae.

Come tutti gli Orectolobiformes presenta la bocca in posizione avanzata rispetto agli occhi, cinque fessure branchiali, una coppia di pinne dorsali senza spine ed una pinna anale.

Il nome del genere Eucrossorhinus deriva dalle parole greche "eu" (buono, bello), " krossoi " (nappa) e "rhinos" (naso), per indicare i bei "fiocchi" posti sopra le narici. Quello della specie dasypogon, sempre di derivazione greca, prende le parole "dasys" (peloso) e "pògòn" (barba) per commentare la frangia che gli contorna la mascella inferiore.

Wobbegong in un linguaggio indigeno australiano significa barba ispida e folta, mentre tassellato è una traduzione maccheronica del termine inglese tassel con cui lo squalo viene indicato (tasselled wobbegong). In realtà il termine tassel significa nappa o fiocco.

Zoogeografia

È presente soprattutto nel nord dell’Australia, nella Nuova Guinea e sporadicamente in qualche isola dell’est indonesiano.

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Presente soprattutto nel nord dell’Australia, nella Nuova Guinea e sporadicamente in qualche isola dell’est indonesiano, trascorre la giornata sul fondo al riparo delle madrepore o in piccole grotte con fondo sabbioso. Nuota per lo più di notte a caccia d’invertebrati e piccoli pesci che aspira d’un botto, spalancando l’enorme bocca © Sebastiano Guido

Ecologia-Habitat

L’ Eucrossorhinus dasypogon vive in stretto contatto col fondo, da poco sotto la superficie fino a circa 40 metri dove, durante il giorno, lo si può trovare adagiato sopra qualche larga madrepora del genere Acropora, ma sopratutto in piccole grotte dal fondo sabbioso da cui a volte sporge parzialmente il capo. La notte, inizia a cacciare le sue prede abituali: invertebrati, pesci scoiattolo e pesci accetta che vivono negli stessi ambienti dove usa riposare di giorno.

Morfofisiologia

La lunghezza massima registrata è di 366 centimetri, sebbene questa notizia abbia origine incerta e non possa essere considerata valida, anche alla luce delle dimensioni medie degli esemplari in cui ci si imbatte, che non superano i 125 cm.

Le caratteristiche principali, quando lo si incontra sott’acqua, sono il corpo appiattito dove spicca l’enorme testa ovale circondata ai margini da una ricca frangia di appendici frastagliate che vogliono mascherarne il contorno e nasconderne le mascelle. Subito dietro il capo, a guisa di ali dagli apici arrotondati, si aprono le ampie pettorali: due grandi ventagli che accentuano l’aspetto "tappetiforme" del pesce.

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Passa inosservato per la sua perfetta tuta mimetica nocciola a macchie, per spezzare i contorni, e l’incredibile frangia che circonda la mascella © Sebastiano Guido

A seguire il tronco, più ristretto, da cui si dipartono, prima che termini, le due pinne pelviche, anch’esse cospicue. Il tratto caudale, prima della coda vera e propria, è sormontato da due grandi pinne dorsali arrotondate, di dimensioni quasi identiche, cui fa seguito sul lato ventrale una piccola pinna anale che precede la coda. Questa è molto flessibile, al punto di potersi annodare, come del resto è flessibile tutto il tronco del pesce.

L’epidermide, di color nocciola è chiazzata con robuste macchie più scure, più numerose nella parte posteriore, ed il tutto (sottofondo più chiazze scure) è costellato di lentiggini bianche che ne accentuano il mimetismo.

L’occhio è piccolo, di color nocciola, con iride diagonale poco visibile, seguito di spalle da una più evidente macchia bianca, posta al termine dello spiracolo forse per ingannare un aggressore. La bocca, è molto ampia con tre file di denti a zanna nella mascella superiore e due nell’inferiore. Due barbigli nasali, ramificati a fiocco, coprono le narici.

Etologia-Biologia riproduttiva

Anche se può apparire docile ed inoffensivo ha un carattere nervoso e, se toccato o provocato, reagisce con un morso molto potente con cui addenta il disturbatore.

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Eccolo appiattito su una madrepora, colorato dalla profondità ed i riflessi del reef. Un quadro surrealista, creato dal flash, in cui si notano a stento gli occhi vigili © Sebastiano Guido

La presa è così tenace che più di una volta si è lasciato estrarre dall’acqua insieme alla vittima e anche in questo frangente non è stato facile indurlo ad allentare le mascelle. Sott’acqua l’unico sistema per fargli terminare di mordere è l’espediente di premergli le branchie per impedirgli la respirazione e costringerlo così ad aprire la bocca.

L’ampia apertura orale, spalancata di botto mentre caccia di notte, provoca una vasta depressione che gli aspira in bocca un grande flusso d’acqua, con quanto gli nuota dentro. L’aguzza chiostra di denti termina il lavoro, non lasciando scampo alle vittime.

Il pesce è ovoviviparo e gli embrioni traggono nutrimento dapprima dal tuorlo e, terminato questo, dal fluido intrauterino. I piccoli nati misurano all’incirca 20 centimetri e generalmente il loro numero non supera la ventina. La popolazione è in brusco arretramento per il degrado ambientale e la pesca. La resilienza della specie è molto bassa e il tempo di raddoppio della popolazione va dai 4 anni e mezzo ai 14. L’indice di vulnerabilità è molto alto, raggiungendo quota 86 (2017) su scala 100.

Sinonimi

Crossorhinus dasypogon - Bleeker, 1867; Orectolobus dasypogon - Bleeker, 1867; Eucrossohrinus dasypogon - Bleeker, 1867; Orectolobus ogilbyi - Regan, 1909.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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