Euphorbia milii

Famiglia : Euphorbiaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il latice dell’Euphorbia milii è irritante e cancerogeno, ma antileucemico © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Madagascar centromeridionale in aree caratterizzate dalla presenza di rocce granitiche.

Il genere prende nome da Euphorbus, medico personale del re di Numidia, Giuba II (52 a.C.-23 d.C.), che gli dedicò queste piante in un trattato che ne descriveva le virtù medicamentose.

La specie è dedicata all’esploratore francese Pierre Bernard Milius (1773–1829) che la introdusse in Francia nel 1821.

Nomi comuni: Christ plant, Christ’s-plant, Christ’s-thorn, crown-of-thorns (inglese); couronne d’épines, épine du Christ, euphorbe de Milius, euphorbe écarlate (francese); corona di spine, spina di Cristo (italiano); bem-casados, coroa-de Cristo, coroa-de-espinho, martírios (portoghese); corona de espinas, corona de Cristo, espinas de Cristo, gracia de Dios (spagnolo); Christusdorn (tedesco).

L’ Euphorbia milii Des Moul. (1826) è un cespuglio semideciduo molto ramificato, alto fino a circa 1,5 m, con fusti sottili, 0,5-1 cm di spessore, contorti, semi-succulenti, tendenti a diventare legnosi con l’età, di colore grigio bruno con 3-5 costole e numerose spine grigie lunghe 0,5-2 cm; tutte le parti della pianta contengono un lattice irritante.

Le foglie, raggruppate agli apici dei rami, sono alterne, obovate o oblanceolate, 2-5 cm di lunghezza e 0,8-1,8 cm di larghezza, di colore verde intenso, con stipole alla base delle foglie ridotte a spine lunghe 1-1,5 cm.

I ciazi, le tipiche infiorescenze delle Euphorbiaceae, riuniti in cime sub terminali su un peduncolo lungo 4-7 cm, sono formati da due brattee reniformi con apice arrotondato di colore rosso vivo, circa 0,6 x 1,2 cm, un involucro campanulato con cinque ghiandole nettarifere, 1 x 2 mm, di colore giallo rossastro, con al centro un fiore femminile privo di calice e corolla circondato da alcuni fiori maschili anch’essi privi di calice e corolla.

Le brattee hanno la funzione di attrarre l’attenzione dell’impollinatore, come i petali di un singolo fiore. I frutti sono capsule ovoidi trilobate, 3,5 x 4 mm, contenenti semi ovoidi lunghi 2,5 mm e larghi 2 mm, di colore grigio bruno, che a maturità vengono espulsi.

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Due brattee vistose e la tipica inforescenza detta ciazio © Giuseppe Mazza

Si riproduce per seme e facilmente per talea in primavera inizio-estate, si taglia una porzione apicale di 8-10 cm, si immerge in acqua tiepida per arrestare la fuoriuscita del lattice e si fa ben asciugare per alcuni giorni prima di metterla a radicare in terriccio sabbioso o agriperlite, mantenuto leggermente umido, in posizione molto luminosa. La radicazione avviene generalmente in 6-8 settimane; essendo piuttosto sensibile ai trapianti, questi vanno effettuati con cautela.

Popolarissima pianta da vaso, insieme alle innumerevoli varietà ed ibridi, grazie alla facilità di coltivazione ed alla fioritura pressoché continua durante l’arco dell’anno, può essere utilizzata come pianta da giardino nelle zone a clima tropicale, subtropicale e, marginalmente, temperato caldo.

Pur sopportando infatti, per brevissimo periodo e asciutta, temperature di qualche grado sotto lo zero, in presenza di elevata umidità e basse temperature, quali si possono avere nei climi temperati con inverni piovosi, è facilmente soggetta a marciumi.

Ideale complemento di giardini desertici, può essere impiegata anche per formare bordure e macchie isolate su suoli drenanti ed in pieno sole o al massimo, nei climi più caldi, leggera ombreggiatura; è resistente al vento e agli aerosol salini, può quindi essere vantaggiosamente impiegata in prossimità del mare.

Sono state selezionate numerose varietà con brattee dai più svariati colori, bianco, giallo, arancio, rosa e rosso in varie tonalità e dimensioni, molto apprezzare le varietà nane e a vegetazione compatta, adatte sia alla coltivazione in vaso, che per bordure basse e come copri suolo.

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Innumerevoli forme orticole ed ibridi come questa Blushing Bride © Giuseppe Mazza

In vaso va coltivata in terricci con aggiunta, per almeno 1/3, di sabbia grossolana o agriperlite, per migliorare il drenaggio, in pieno sole o alla massima luminosità possibile e con temperature non inferiori a 12 °C.

Va innaffiata regolarmente in estate, ma lasciando asciugare il terriccio prima di ridare acqua, può anche sopportare lunghi periodi di secco, ma in questo caso può perdere tutte le foglie.

In inverno le annaffiature vanno pressoché sospese, in dipendenza della temperatura dell’ambiente in cui sono tenute, l’eccessiva acqua in inverno è infatti la principale causa di fallimento nella sua coltivazione.

Si ricorda che il lattice contiene sostanze irritanti e cancerogene, il contatto con la pelle può provocare gravi dermatiti nei soggetti più sensibili, mentre con gli occhi può provocare temporanea cecità, quindi è opportuno usare guanti nelle operazioni sulla pianta che possono provocare fuoriuscita di lattice, in caso di contatto lavarsi ripetutamente con acqua e sapone.

Per contro il lattice è utilizzato in alcune applicazioni nella medicina tradizionale ed una sostanza in esso contenuta in studi di laboratorio ha mostrato una notevole attività antileucemica.

La specie è iscritta nell’appendice II della Cites (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Euphorbia bojeri Kl.; Euphorbia breonii Nois. (1833).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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