Euterpe oleracea

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

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Cespitosa, con fusti di 20 m, l’Euterpe oleracea produce frutti commestibili ed i famosi cuori di palma © Mazza

La specie è originaria del Brasile (Acre, Alagoas, Amazonas, Amapá, Bahia, Ceará, Fernando de Noronha, Maranhão, Pará, Paraíba, Pernambuco, Piauí, Rio Grande do Norte, Rondônia, Roraima, Sergipe e Tocantins), Colombia, Ecuador, Guyana, Guyana Francese, Suriname, Trinidad e Venezuela, dove vive nelle foreste paludose e nelle foreste pluviali lungo i corsi d’acqua fino a circa 500 m di altitudine.

Il nome del genere è quello della Musa della musica nella mitologia greca, composto dal prefisso “eu” = bene e dal verbo “terpo” = deliziare, allietare, nome che si adatta perfettamente a questo genere che annovera specie tra le più eleganti della famiglia delle palme; il nome specifico è l’aggettivo latino “oleraceus, a, um”= simile a verdura, con riferimento agli apici vegetativi (“cuori di palma”).

Nomi comuni: cabbage palm, açai palm, assai palm (inglese); açai, açai-do-Pará, açaizeiro, jaçara, jiçara, piriá (Brasile); manaka, pina, prasara, qapoe, qasei (Suriname); manaca (Venezuela).

L’ Euterpe oleracea Mart. (1824) è una specie monoica cespitosa, inerme, con fusti cilindrici fino a 20 m di altezza e 7-18 cm di diametro, lisci, grigiastri, su cui sono visibili gli anelli traccia della attaccatura delle foglie cadute, con base leggermente allargata e spesso con una corona di radici avventizie.

Le foglie, su un picciolo lungo circa 30 cm, sono pennate, lunghe fino a 3,5 m, con la base fogliare che fascia interamente il tronco per una altezza di 0,8-1,3 m formando una sorta di capitello tubolare di colore verde, a volte soffuso di giallo, rosso o porpora. Le pinnule, in numero di 50-70 per lato e disposte regolarmente lungo il rachide, sono pendenti, lunghe fino a circa 1 m e larghe 3-4 cm nella parte mediana, di colore verde lucido.

Le infiorescenze ramificate lunghe circa 70 cm, su un peduncolo lungo 10-15 cm, racchiuse nella fase iniziale di crescita in una spata decidua verde, lunga circa 1 m, si dispongono sotto le foglie e portano fiori di entrambi i sessi, disposti nella caratteristica triade (un fiore femminile in mezzo a due fiori maschili), in coppia o solo maschili nella parte terminale; i fiori maschili sono di colore porpora, quelli femminili bruno chiaro.

I frutti, numerosi e prodotti in gran parte dell’anno, sono drupe globose di colore porpora nerastro a maturità, di 1,5-2 cm di diametro, contenenti un solo seme. Si riproduce per seme, che ha germinabilità di breve durata, preventivamente ripulito dalla polpa e tenuto in acqua tiepida per tre giorni, in substrato areato e drenante alla temperatura di 24-26 °C, con tempi di germinazione di 1-2 mesi o più; la prima fogliolina è pennata e prima fioritura, nelle migliori condizioni di coltivazione, a partire dal 4° anno di età. Specie particolarmente diffusa nei luoghi di origine, dove spesso copre vaste estensioni di territorio, coltivabile nelle regioni a clima tropicale e subtropicale con elevata piovosità, ben distribuita nell’arco dell’anno, ed elevate temperature, con minime raramente sotto 10 °C, anche se da adulta può sopportare temperature prossime a 0 °C, purché eccezionali e di brevissima durata. Richiede suoli acidi e ricchi di sostanza organica costantemente umidi, non sopportando periodi di secco.

I frutti rappresentano da tempo una importante risorsa alimentare ed economica delle popolazioni indigene, il succo (açai), di gradevole sapore, nutriente e con spiccate proprietà antiossidanti, viene estratto manualmente o meccanicamente e consumato da solo o con altri frutti, variamente diluito in acqua, o utilizzato per gelati e dolci o aggiunto a riso e farina di manioca; il succo è altamente deperibile e ciò ne limita la commercializzazione.

I semi vengono invece utilizzati come alimento per gli animali, combustibile e per prodotti artigianali. Oltre ai frutti vengono consumati gli apici vegetativi e la parte più tenera e interna delle basi fogliari inguainate (“cuori di palma”), che comporta la morte del fusto, ma non dell’intera pianta, essendo cespitosa. Per tale motivo l’uso di questa specie, sia per il consumo locale che per l’esportazione, in sostituzione della Euterpe edulis, a fusto singolo, le cui popolazioni si sono ridotte notevolmente per il taglio indiscriminato, è incoraggiato dalle autorità brasiliane. Infine non è da trascurare l’aspetto particolarmente attraente ed elegante di questa palma che la rendono un apprezzato ornamento dei giardini tropicali e subtropicali.

Sinonimi: Euterpe brasiliana Oken (1841); Catis martiana O.F.Cook (1901); Euterpe badiocarpa Barb.Rodr. (1901); Euterpe beardii L.H.Bailey (1947); Euterpe cuatrecasana Dugand (1951).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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