Fringilla montifringilla

Famiglia : Fringillidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Maschio di peppola. Parente stretto del fringuello la Fringilla montifringilla occupa l’area più fredda del paleartico, raggiungendo latitudini ben più boreali © Antino Cervigni

La Peppola o Montano ( Fringilla montifringilla - Linnaeus, 1758) è un grazioso fringuello che appartiene all’ordine dei Passeriformes ed appunto alla famiglia dei Fringillidae, un vastissimo raggruppamento che include piccoli uccelli canori spesso molto variopinti.

E’ praticamente il corrispondente settentrionale del nostro Fringuello (Fringilla coelebs) ed occupa l’area più fredda del paleartico, raggiungendo latitudini ben più boreali del congenere.

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La più vistosa differenza col fringuello sta nel groppone bianco, ben visibile in volo © Antino Cervigni

È sempre stata consuetudine, nella tradizione locale di certe popolazioni, dare dei nomi fantasiosi ad uccelli che si avvicendavano durante le diverse stagioni, in barba a classificazioni tecniche o tassonomie scientifiche per le quali non c’era né tempo da impegnare né possibilità di accesso.

Una volta la campagna era molto più frequentata di quanto lo sia oggi, la quasi totalità delle popolazioni svolgeva attività agricole e trascorreva intere giornate nei campi e non avevano certo il tempo di studiare l’avifauna di passaggio.

Aveva così modo semplicemente di osservare la natura con uno sguardo più attento e puntuale, forse anche di sola curiosità ma riuscendo spesso ad abbinare l’arrivo di questi nuovi venuti, alle loro esigenze agricole. Vedevano arrivare il cuculo (Cuculus canorus) e la rondine (Hirundo rustica) e sapevano di poter piantare patate o preparare e vangare l’orticello oppure osservavano le prime pavoncelle autunnali (Vanellus vanellus) ed eccoli pronti ad arare i campi e seminare il frumento.

Nella pianura padana ancor oggi viene ripetuto, forse senza neppure conoscerne il significato, che l’arrivo delle prime ondate di corvi ( Corvus frugilegus ), preannunciano a brevissimo la prima gelata autunnale. Così è sempre stato e lo sarà anche in futuro.

Sempre in Lombardia, pur non lesinando in fantasia nel soprannominare uccelli, insetti e altri elementi della natura, si usava chiamare ogni volatile colorato che si presentava nelle pianure in autunno, genericamente “franguen dè muntagna” = fringuello di montagna, includendo in tali nomi zigoli, fringillidi vari e tutto ciò che non era conosciuto.

Per la peppola mai nomignolo fu così azzeccato, visto che lo stesso Linneo ma ancor prima Gesner nel XVI secolo, quando classificarono tassonomicamente questa specie, la chiamarono appunto montifringilla, dal latino “montis” = montagna e “fringilla” = fringuello, letteralmente fringuello di montagna.

In Europa ha diversi appellativi che ripetono la stessa nomenclatura scientifica. In inglese è Brambling, in tedesco Bergfink, in spagnolo Pinzón Real, in francese Pinson du Nord ed in portoghese Tentilhão-montês.

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Anche nel periodo riproduttivo la femmina ha un piumaggio più dimesso ma grossolanamente somigliante a quello del partner © Antino Cervigni

Unico termine dissonante è quello inglese, anche se correlato alle sue abitudini invernali che chiamandolo brambling hanno voluto collegarlo alla sua abitudine di frequentare rovi (bramble) o ripe dense di arbusti spinosi. Un termine peraltro mutuato dall’antica lingua sassone, brâma brǣmel brǣm che ne ripete il concetto. Ma anche il volgo inglese lo aveva battezzato con il soprannome di cock of the north – galletto del nord, riprendendo in pieno il concetto lombardo.

Il nome Peppola non ha un origine ben definita anche se la vecchia letteratura ornitologica del XIX secolo lo ritiene un termine onomatopeico, più o meno scopiazzato dal suo verso particolare di fuga.

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Ecco il maschio a confronto. Con toni ben più accesi nel periodo riproduttivo, la testa, la nuca e parte del dorso sono neri © Antino Cervigni

Zoogeografia

La Peppola è un fringuello tipico della zona eurosiberiana con un areale vastissimo che copre, senza soluzione di continuità, la fascia continentale euroasiatica che corre dall’Atlantico al Pacifico.

Il suo areale raggiunge nel nord estremo, il limite della vegetazione arborea delle foreste di conifere della taiga alle quali risulta particolarmente legato, fermandosi solo di fronte alla tundra brulla e desolata.

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Il petto evidenzia una larga fascia di colore aranciato brillante che avvolge parte del dorso e dei fianchi contrastando con le remiganti nero corvino © Antino Cervigni

Il confine meridionale del suo territorio rimane sempre a latitudini elevate allineate circa al 55° parallelo, scendendo leggermente di alcuni gradi a sud nel centro Asia, arrivando alle catene montuose delle Repubbliche centroasiatiche ed al lago Baikal in Siberia.

In Europa estiva praticamente solo nella penisola scandinava ed in Russia, aree che concentrano praticamente l’intera popolazione continentale.

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Maschio a fine stagione. Il becco nero perlaceo diventa progressivamente giallo ed il capo si spolvera di bianco © Antino Cervigni

Una tale vastità di territorio unita ad una così grande disponibilità di specifico areale adatto alle sue esigenze, è evidenziata da popolazioni di proporzioni molto consistenti e tali da rendere la specie al sicuro di ogni pericolo sebbene sia stato riscontrato un sensibile decremento negli ultimi decenni in alcune parti del loro territorio.

Tuttavia la sola stima europea quantifica la popolazione continentale in circa 20 milioni di coppie.

E’ un uccello tipicamente migratore, avendo un areale che durante l’inverno boreale risulta invivibile alla quasi totalità delle specie aviarie. La migrazione è consistente ed è tale da abbandonare totalmente i territori di nidificazione durante l’inverno, per nuovi quartieri situati praticamente ancora negli stessi continenti ma a latitudini inferiori. Non è quindi un migratore propriamente a lungo raggio e non necessita di raggiungere aree tropicali o equatoriali per svernare.

Le nostre popolazioni si spostano nell’Europa centromeridionale, senza raggiungere se non in modo incostante , le coste africane del Mediterraneo ed il Medio Oriente mentre in Asia si concentrano in Giappone e Cina evitando quasi totalmente il subcontinente indiano, forse troppo caldo ed umido per le loro necessità.

Ecologia-Habitat

La peppola vive il periodo estivo tipicamente in foreste di conifere dell’emisfero boreale, dense e frondose, con licheni e muschi, con climi tendenzialmente freddi o perlomeno freschi e soggetti ad estati non certo a livello mediterraneo. Ama anche i betulleti in particolare quando vicini ad estensioni di conifere.

I quartieri invernali sono invece alquanto diversi ed adatti unicamente alla ricerca del cibo ed alla sopravvivenza durante la brutta stagione. Campi coltivati ormai a riposo, stoppie e terreni incolti, sterpaglie e prati dimessi per l’inverno. Ama moltissimo anche le faggete, i boschetti di ontani ed ogni altra essenza che produca piccole pigne od ogni altro frutto con semi.

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La peppola passa l’estate in foreste di conifere dense e frondose © Giuseppe Mazza

Anche i comportamenti sono differenti nei due periodi. E’ un uccello territoriale ed abbastanza solitario durante la nidificazione mentre diventa incredibilmente sociale durante le migrazioni, comportamento che assolve riunendosi in stormi a volte immensi.

La migrazione si svolge tipicamente ad ondate ed in particolari giornate, periodi nei quali il flusso migratorio si svolge con il passaggio di stormi non eccessivamente consistenti ma in modo continuo ed incessante. In questo modo capita di osservare la sera dormitori con diverse migliaia di esemplari frammisti ad altri fringillidi e zigoli, raccolti per strada durante la migrazione.

Morfofisiologia

La peppola mostra un notevole dimorfismo sessuale. Il maschio ha una livrea nuziale con colori molto accesi e vivaci mentre la femmina che risulta molto simile alla congenere fringuella ( Fringilla coelebs ), mostra un piumaggio più dimesso e meno evidente ma grossolanamente somigliante a quello del partner. Come fosse un maschietto poco colorato od in via di acquisizione del piumaggio adulto. Il maschio ha una testa completamente nera che copre anche la nuca e parte del dorso, con becco nero perlaceo, conico e robusto. Il petto evidenzia una larga fascia di colore aranciato brillante che avvolge parte del dorso e dei fianchi e che contrasta con le remiganti che sono invece di un colore nero corvino. Le scapolari sono a loro volta attraversate da una stretta banda bianco aranciata che risulta ben evidente quando in volo.

Il ventre è bianco e la coda nera con le timoniere esterne mancanti del vessillo bianco proprio del nostro fringuello.

Ciò che caratterizza e distingue di gran lunga la peppola dal nostro fringuello è però il groppone bianchissimo del primo che risalta in ogni suo movimento.

D’inverno le tinte sbiadiscono sensibilmente lasciando intravvedere una spolveratura di bianco sul capo, il becco diventa giallo e con l’arancione sul petto attenuato. La femmina, come detto, ha colori ben più dimessi e non evidenzia né il nero della testa né la forte tinta arancione presenti nella livrea del maschio. I giovani ed i subadulti assomigliano ad una femmina ancora più sbiadita. Misura 16 cm di lunghezza con un peso variabile da 20 a 30 g ed un’apertura alare di circa 25 cm.

Etologia-Biologia riproduttiva

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Come tutti i fringillidi, si nutre d’insetti nel periodo riproduttivo mentre durante l’inverno mangia quasi esclusivamente bacche, semi e granaglie © Giuseppe Mazza

La coppia è monogama per la sola stagione di nidificazione anche se il gruppo familiare formatosi durante la stagione produttiva, rimane sicuramente unito negli stormi invernali. Il nido è una tipica coppa da fringillide, sufficientemente profonda e ben dimensionata costruita con muschi e licheni e rivestita all’interno con materiale soffice e minuto. La struttura è collocata abitualmente su una biforcazione di un ramo ma anche appoggiata direttamente sugli aghi della conifera ad un’altezza di alcuni metri. È la femmina che costruisce il nido mentre il maschio controlla e difende il territorio da eventuali aggressori o concorrenti. Vengono deposte abitualmente 4-6 uova, raramente fino a 9, di colore crema azzurrognolo finemente macchiettate di rossastro e la cova dura mediamente un paio di settimane.

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In genere si riproduce una sola volta all’anno e durante l’inverno migra anche a lungo raggio ma senza raggiungere i tropici. Territoriale ed abbastanza solitaria durante la nidificazione, la peppola diventa incredibilmente sociale per migrare, con stormi ad ondate che si susseguono in modo quasi continuo ed incessante © Giuseppe Mazza

I piccoli nascono ciechi e nudi e rimangono nel nido, assistiti da entrambi i genitori, per altre 2 settimane prima di involarsi ma vengono seguiti dai genitori anche per un periodo successivo. Abitualmente una sola nidiata ma è possibile una seconda in alcune annate. La peppola come tutti i fringillidi, si nutre di insetti, bruchi e larve nel periodo riproduttivo non disdegnando naturalmente cibi vegetali ma modifica totalmente la dieta durante l’inverno quando mangia quasi esclusivamente bacche, semi e granaglie. In Italia la nidificazione è rara e sporadica come lo è su altre catene montuose del centro Europa ma sempre ad altitudini tali da riprodurre le condizioni climatiche proprie degli abituali territori posti a settentrione. Il canto territoriale è abbastanza melodioso per un fringillide mentre il richiamo di contatto è un secco “gnec gnec” ripetuto in successione. La specie non è considerata a rischio.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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