Gallinago gallinago

Famiglia : Scolopacidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Il Gallinago gallinago è praticamente cosmopolita, mancando solo in Australia e nelle isole del Pacifico © Gianfranco Colombo

Il Beccaccino ( Gallinago gallinago - Linnaeus, 1758 ) appartiene all’ordine dei Charadriiformes ed alla famiglia degli Scolopacidae.

Il beccaccino è entrato di prepotenza e da sempre nel gergo venatorio, come l’archetipo della vittima sacrificale di un buon tiratore. Nei racconti di ogni cacciatore ricorre abitualmente il ricordo di un’avventura che ha come protagonista questo piccolo limicolo, della ferma del suo fedele cane setter e della fucilata andata a buon segno.

Sì, perché l’aneddoto della bella fucilata ricorre non tanto per ricordare il buon carniere ma appunto per rammentare che il volo di questo uccello è così rapido, saettante e difficile che riuscire nell’intento è una vera prodezza. Ne parlava spesso anche Puccini quando di ritorno dai “paduli di Massaciuccoli” rammentava agli amici la particolarità di questa caccia.

Il beccaccino è specie cacciabile in quasi tutto il suo areale ed il numero degli abbattimenti notevole ma la buona prolificità ed i luoghi di nidificazione remoti, danno una notevole garanzia nella stabilità del numero delle popolazioni.

Anche la letteratura ne è stata contagiata tanto che Tolstoj in Anna Karenina ne parla come della caccia preferita di Lèvin. Nella tradizione ornitologica dell’ottocento ben espressa da Louis Figuier in alcuni suoi scritti, questo uccello veniva indicato come beccaccino reale distinguendolo dal suo simile Beccaccino sordo, il Frullino ( Lymnocryptes minimus ) ed il Beccaccino doppio, il Croccolone ( Gallinago media ).

In effetti una caratteristica comune dei beccaccini nella loro tattica di difesa, è quella di rimanere accovacciato e nascosto tra l’erba ed alzarsi in volo solo quando si è vicinissimi, ad un solo passo come se fosse realmente sordo. Lo spavento della sorpresa, il rumore del frullio delle ali, l’incredibile spunto di velocità, il volo errabondo e il famoso bacio schioccante, non facilitano certo l’approccio con questo uccello.

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Con 75 mm di lunghezza, ha il becco proporzionatamente più lungo fra tutti i volatili italiani © Gianfranco Colombo

Di certo non è sordo ma il suo comportamento induce irrimediabilmente a considerarlo tale. I due consimili hanno il medesimo comportamento ma non un volo così particolare e non emettono il fatidico smack.

Altra caratteristica di questo uccello, è il famoso suono simile ad un belato emesso dalla vibrazione delle penne esterne della coda, particolarmente elastiche, durante la caduta in verticale nel volo di corteggiamento. Una caratteristica che viene spesso ripresa nei nomi volgari dati dalle popolazioni che abitano nelle sue aree di nidificazione.

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40 cm d’apertura alare ed un peso variabile, secondo le stagioni, tra 80-150 g © G. Colombo

I Finlandesi lo chiamano taivaanvuohi (capra del cielo), altri capra volante, altri ancora agnello del cielo e gli scozzesi heather- bleather (il belato della brughiera).

Molti ragazzini di quei luoghi, riproducono per gioco questo belato infilzando alcune penne della coda dei beccaccini su un tappo e facendolo poi roteare vorticosamente legato ad un filo. La vibrazione delle penne all’attrito con l’aria provoca il medesimo effetto sonoro.

Ma il termine principale e spesso ripetuto in antichi dialetti da molti popoli europei è il riferimento onomatopeico del fatidico bacio emesso in fase di partenza che risuona come uno “sgnep” secco ed acuto.

Sgneppa in italiano, Schnepfe in tedesco, snipe in inglese, sneppe in danese, snappa in svedese, snipa in islandese. Ma anche il nome comune italiano di beccaccino, riferito al suo becco, un attributo che non passa certo inosservato per la sua lunghezza, è ripetuto nei nomi comuni dati oggigiorno a questo volatile.

Bekassine in tedesco, Bécassine des marais in francese, Agachadiza común in spagnolo e Common Snipe in inglese.

L’etimologia del nome scientifico Gallinago, ripetuto sia nel nome del genere che della specie, deriva dal latino “gallina” e “ago-“ = somigliante ad una gallina, per la posizione, simile a quella di una comune chioccia che assume quando posato a terra.

Infine una spiegazione ai due sinonimi Capella e Scolopax, due generi ai quali era stato alternativamente assegnato in precedenza questo uccello. Nel latino il termine "capella" è il nome dato alla femmina della capra mentre sempre in latino “Scolopax-Scolopaceus” significa barrato, striato.

Zoogeografia

Il beccaccino è un tipico abitante del mondo, mancando solo in Australia e nelle isole del Pacifico. Nidifica nella fascia temperata fredda dei continenti boreali per poi scendere a tutte le latitudini durante le migrazioni.

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Vive in acque stagnanti, risaie e prati acquitrinosi con fondo melmoso dove poter infilare il loro lunghissimo becco alla ricerca di lombrichi e molluschi acquatici © Gianfranco Colombo

Sono state classificate tre sottospecie, la Gallinago gallinago faeroensis, la Gallinago gallinago gallinago e la Gallinago gallinago delicata, quest’ultima prettamente americana e ultimamente considerata da molti come specie a parte, con il nome comune di Beccaccino di Wilson.

Nidifica dall’Alaska attraverso il Canada, all’ Europa e all’Asia fino alla Siberia e nella sottostante fascia temperata con punte che toccano a sud buona parte del continente nordamericano, il centro Europa con casi nel nord della penisola Iberica e con buone presenze in Austria, in Ukraina ed in Cina. In Italia i casi di nidificazione sono stati molto rari e non sempre positivi.

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Eccolo, simile ad una piccola gallina come recita il nome latino, mentre esplora con cura il fondo alla ricerca delle sue minuscole prede © Gianfranco Colombo

A parte alcune aree in cui rimane residente tutto l’anno, il beccaccino è da considerarsi un forte migratore con spostamenti che lo portano a svernare nell’Africa australe, nell’area tropicale dell’Asia e nel Centro sud America per le popolazioni nord americane.

Nelle aree di svernamento forma raggruppamenti a volte numerosi, in particolare quando trova ambienti con buona disponibilità di cibo e di acqua non soggetta a gelate.

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Io ho preso ancora una chiocciolina ... e tu l’hai trovata ? sembra dire questo allegro beccaccino al compagno ancora indaffarato a destra © Gianfranco Colombo

In particolare nella nota “linea dei fontanili” della Val Padana, dove scorre acqua da risorgive artesiane per usi agricoli od anche industriali, la cui temperatura ostacola notevolmente il ghiacciamento del suolo.

Tipica era la presenza di questo uccello nelle marcite lombarde che a volte riuscivano a mantenere diverse popolazioni di beccaccini durante tutto l’inverno anche in condizioni che sarebbero altrimenti risultate invivibili per questi uccelli.

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Ricca di terminali nervosi per individuare e catturare nel fango le prede, la punta del becco è molto flessibile e può muoversi, svincolata dal resto, come una pinzetta © Gianfranco Colombo

Il beccaccino in migrazione si muove verso sud mano a mano che la temperatura si abbassa oppure quando paludi o aree pantanose si asciugano e questa fase non richiede tanti preparativi potendo disporre di un volo potente e rapido che gli permette di percorrere lunghi tragitti in brevissimo tempo.

Ciò nonostante le popolazioni delle aree più a nord hanno tendenza a spostarsi ben presto sul calendario autunnale e già alla fine del mese di agosto inizio di settembre si assiste ad una prima ondata di migratori che invade il centro Europa, Italia compresa.

Questa fase è ricordata nel calendario venatorio come l’arrivo delle “settembrine”, le prime propaggini della vera migrazione autunnale.

Nelle aree di svernamento è comunque sparso in ogni luogo adatto, anche isolatamente od in pochissimi esemplari, rendendosi così comune su vastissime aree.

Ai tropici si sovrappone alle popolazioni di specie locali creando difficoltà alquanto notevoli di identificazioni.

Noto il caso della specie africana del beccaccino ( Gallinago nigripennis ) talmente simile all’europeo da non potersi distinguere se non disponendo di un esemplare tra le mani.

Ecologia Habitat

Per descrivere inequivocabilmente l’ambiente frequentato dal beccaccino basta ritornare alle parole di Figuier . “Il cacciatore di beccaccini non ha egli in prospettiva l’orribile reumatismo che viene a sedersegli al capezzale in un’età in cui gli uomini sono ancora robusti ? Ma siccome per solito i reumatismi non vengono che tardi, non vi si pensa guari, finché si è giovani, salvo a rimpiangere poi gli strapazzi sofferti”.

Il beccaccino vive in ambienti umidi, paludosi, ricchi di acqua stagnante, risaie e prati acquitrinosi con fondo melmoso dove poter infilare il loro lunghissimo becco alla ricerca di lombrichi e molluschi acquatici.

Evita in assoluto boschi e aree densamente alberate ma ama paludi parzialmente disseminate con bassi arbusti, saliceti paludosi o radi boschetti con ampie zone aperte.

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Questo è nella caratteristica postura detta del belato. Specie nei rapidi voli di corteggiamento il beccaccino può infatti far vibrare le penne esterne della coda, particolarmente elastiche, imitando il verso delle pecore © Gianfranco Colombo

Durante la migrazione lo si può ritrovare anche accidentalmente in stoppie di mais, in prati stabili o lungo i fossi irrigui ma è solo una situazione momentanea visto che nella tarda serata si raduna poi in luoghi prestabiliti dove trascorre la nottata. Un appuntamento immancabile che vede confluire al crepuscolo, tutta la popolazione dell’area circostante.

Morfofisiologia

Come tutti gli scolopacidi, la livrea del beccaccino è molto mimetica e composta da colori che la confondono facilmente con l’ambiente in cui vive.

Il colore di base della parte superiore del corpo è il marrone scuro attraversato da righe nere e bianche, da striature disordinate e marezzate e da punteggiatura chiaroscura sparsa.

La testa è attraversata da righe nere longitudinali che raggiungono la nuca e terminano confondendosi con i disegni del dorso.

Il petto ed i fianchi sono rigati ma lasciano trasparire il fondo crema chiaro che si allarga sull’addome fino a diventare compattamente bianco.

Le zampe, alquanto corte per un limicolo, sono verdastre mentre il lunghissimo becco è color verde carnicino scuro.

La coda è color nocciola leggermente barrata, con calamo rinforzato nelle penne laterali.

Caratteristica degli scolopacidi sono gli occhi sensibilmente spostati all’indietro ed un po’ in alto sulla calotta cranica, che permette un più ampio campo di visione.

La distinzione con altre specie che condividono alcune parti del territorio non è lavoro facile.

Pressochè indistinguibili dal beccaccino comune sono il Beccaccino stenuro della Siberia ( Gallinago stenura ) e il Beccaccino di Swinhoe dell’est Asia ( Gallinago megala ) due specie che condividono parte dell’areale e considerata la difficoltà di approccio, spesso queste presenze passano inosservate anche in luoghi in cui figurerebbero come piacevoli eccezioni.

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Non meno celebre, in analoghe circostanze, è la picchiata suicida a velocità folle, tanto rapida da renderlo praticamente invisibile, con corsetta laterale per attutire l’atterraggio che lo porta a circa 3-4 m dalla perpendicolare © Gianfranco Colombo

Questa difficoltà di riconoscimento è poi esasperata nel caso del già nominato Beccaccino di Wilson del Nordamerica che evidenzia, come unica diversità con il beccaccino europeo, quello di avere 8 paia di penne nella coda anziché le abituali 7 di quest’ultimo che però a volte possono ridursi a 6 od aumentare fino ad 8. Una vera sfida identificarlo, tantomeno sul campo.

Infine è utile ricordare, in particolare in Europa, la presenza di altre due specie molto simili ma di più facile riconoscimento con le quali il beccaccino comune condivide i luoghi di svernamento.

Il Croccolone ( Gallinago media ) che risulta più barrato sui fianchi e con il becco leggermente più corto e il Frullino ( Lymnocryptes minimus ) notevolmente più piccolo e con un becco molto ridotto nella lunghezza.

Il beccaccino misura circa 28 cm di lunghezza di cui oltre un quarto dato dal becco, un’apertura alare di circa 40 cm ed un peso, variabile secondo le stagioni, che si aggira tra gli 80 e i 150 g. Con ben 75 mm di lunghezza il beccaccino è in assoluto l’uccello con il becco proporzionatamente più lungo fra tutti i nostri volatili.

Etologia - Biologia riproduttiva

Il volo del beccaccino è convulso nelle fasi di partenza ed arrivo. Abbiamo parlato dello sprint di partenza e dell’accelerazione che lo vede sfrecciare alla massima velocità sin dai primi metri ma ancor più particolare è la modalità di discesa al suolo.

Il beccaccino si butta da grande altezza verso terra in una picchiata perpendicolare, a tutta velocità come se tentasse il suicidio, solo che ad un paio di metri dal suolo in modo talmente rapido da risultare invisibile, apre le ali ed atterra correndo lateralmente per alcuni metri sul terreno per attutire la caduta.

In pratica lo si vede scendere in quel punto come un piombo ma lo si ritrova scostato di 3-4 metri.

Questa caratteristica è evidenziata anche durante il volo di corteggiamento nel quale emette il famoso belato, quando scendendo da notevole altezza si avvita su se stesso in una picchiata suicida, con la coda spalancata a ventaglio ed arrivando al suolo con le medesime modalità.

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Il nido del beccaccino è una semplice depressione fra ciuffi d’erba. I piccoli, qui uno nato da poco, si sparpagliano in fretta, sorvegliati degli adulti finché non imparano a volare © Gianfranco Colombo

Quando a terra ed all’approssimarsi di un pericolo, si stende sul terreno fino a scomparire alla vista dell’intruso ed alzandosi in volo solo quando a pochi passi del pericolo. Quando in acqua e sorpreso dal passaggio di qualche nemico aereo, si acquatta e si immerge appena sotto la superficie lasciando praticamente affiorare solo parte della schiena e la testa. La fuga avviene con uno scoppio acquatico spettacolare, come l’uscita di un missile lanciato da un sommergibile.

Il beccaccino si alimenta di lombrichi, di piccole chiocciole, di molluschi, di crostacei, di minuti coleotteri ed anche di semi germogliati in acqua e di piante acquatiche.

La ricerca è praticata infilzando il lunghissimo becco nel fango, tastando il fondo e scovando le prede con la punta che è mobile e dotata di una parte molto sensibile.

La stagione riproduttiva viene annunciata dal continuo belato emesso dagli uccelli in volo per la conquista della femmina e del territorio di nidificazione. Essendo un suono molto percepibile e ben distinto e considerato il notevole numero di presenze di questo uccello nelle aree nord continentali, è immaginabile il trambusto che pervade quegli ambienti in questo periodo.

Quando poi atterra, non smette di emettere suoni e continua a gracidare standosene su un masso oppure su un muretto od un rialzo del terreno od anche sul tetto di basse abitazioni quando disponibili.

E’ quindi un uccello che segnala fortemente la sua presenza ed è quindi impossibile non notarlo.

Il nido del beccaccino è una semplice depressione nel terreno e le uova vengono deposte direttamente sul suolo senza apporto di materiale.

E’ un nido ben celato dai ciuffi di erba che lo sovrasta e che crea una nicchia coperta e difficilmente visibile passandoci accanto. Spesso viene posto ai piedi di bassi arbusti e salici nani, creando una doppia copertura che lo rende assolutamente invisibile.

Il terreno scelto è acquitrinoso o molto vicino all’acqua ma il nido viene posto su un leggero rialzo del suolo per evitare eventuali e letali allagamenti. Depone quattro uova di colore verdastro, di forma molto ovale, segnati fortemente da macchie più scure ed irregolari che si accentuano sulla parte ampia dell’uovo. La cova effettuata esclusivamente dalla femmina, dura 21giorni ed i piccoli nascono coperti da una fitta peluria mimetizzata simile a quella degli adulti, che li rende pressoché invisibili con l’ambiente circostante.

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A un anno sono già in grado di riprodursi. Nonostante la caccia, il beccaccino non pare una specie a rischio. Solo in Europa vi sono oggi circa 1.000.000 di coppie nidificanti © Gianfranco Colombo

Non rimangono molto nel nido e dopo breve tempo dalla nascita si disperdono tutto intorno ma sono seguiti dagli adulti che si spartiscono il compito prendendosi ognuno carico di parte della covata per un’altra quindicina di giorni finché non abili al volo. La maturità è raggiunta al primo anno. La popolazione totale dei beccaccini è notevole e non sta segnalando anomalie particolari tali da renderla specie soggetta a rischi particolari. Si stima che la sola Europa abbia circa 1.000.000 di coppie nidificanti.

Sinonimi

Capella gallinago - Linnaeus, 1758; Scolopax gallinago - Linnaeus, 1758.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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