Felis silvestris - Gatto Sacro Birmano

Famiglia : Felidae

 

Testo © Dr Didier Hallépée

 

 

 

Traduzione italiana di Mario Beltramini

 

 

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Gatto Sacro Birmano © Giuseppe Mazza

Secondo la leggenda, tanto tempo fa, in Birmania, c’era un vecchio monaco che si occupava di un tempio dedicato ad una dea dorata dagli occhi di zaffiro.

Questo monaco aveva un gatto di nome Sinh.

Un giorno, il tempio venne attaccato ed il religioso fu ucciso.

Sinh saltò sulla testa del suo padrone e guardò la statua della dea dritto negli occhi.

I suoi occhi divennero allora di color zaffiro e la pelle dorata, ad immagine della dea, ma le zampe rimasero bianche come la capigliatura del monaco sulla quale esse erano posate.

Dopo qualche giorno, Sinh morì di crepacuore. È allora che tutti gli altri gatti del tempio subirono la stessa metamorfosi, diventando i Gatti Sacri di Birmania.

Ben più tardi, una coppia di Gatti Sacri fu rubata dal tempio di Lao Tseu e giunse in Francia nel 1920.

Coloro che non credono alle leggende dicono che il Gatto Sacro di Birmania è nato in Francia nel 1920 dall’incrocio di un gatto Siamese inguantato di bianco e di un Persiano.

Comunque, la seconda guerra mondiale passò per là, decimando le popolazioni di gatti erranti e numerosi gatti domestici.

Alla fine della guerra, restava una coppia soltanto di Gatti Sacri di Birmania, Orloff e Xénia de Kaaba. Tutti gli odierni Gatti Sacri di Birmania discendono da loro.

Carattere

Il Gatto Sacro di Birmania è un gatto affettuoso, dolce e giocherellone.

Il suo pelo semi-lungo ed il suo motivo colorpoint gli danno un’eleganza messa in rilievo dai guanti delle sue quattro zampe.

Allevare gatti di razza è lavorare sul vivo ed accettare l’imprevedibile. Quali che siano gli sforzi dell’allevatore, Signora natura ha l’ultima parola. Per quanto concerne il Gatto Sacro di Birmania, l’ottenimento di bei guanti e la loro trasmissione alla discendenza sono alquanto imprevedibili. I criteri genetici corrispondenti non sono ancora controllati e soltanto l’abilità dell’allevatore (e la fortuna) permettono di ottenere dei guanti di grande bellezza.

Standard

Di media taglia, la testa è larga, triangolare, con contorni arrotondati. Le guance sono piene. La fronte è leggermente arrotondata. La linea del profilo si prolunga con un cambiamento di direzione leggermente concavo al livello degli occhi. Senza stop, il naso è romano, cioè arcuato.

Di media lunghezza, il muso è largo, senza pinch. Il mento è forte.

Grandi, quasi rotondi, gli occhi sono ben distanziati uno dall’altro e di un colore blu il più intenso possibile.

Le orecchie sono di taglia media, quasi tanto larghe che alte. Spaziate della larghezza di un’orecchia, esse hanno una punta arrotondata. L’interno è ben fornito di peli.

Di media taglia, il collo è ben muscoloso.

Il Sacro di Birmania ha un corpo lungo e potente, massiccio e con un dorso diritto e regolare.

Mediamente alte, le zampe hanno un’ossatura robusta ed una buona muscolatura.

I piedi sono grandi, rotondi e solidi.

Di misura media, la coda è proporzionata al corpo.

Semi-lunga, la pelliccia è molto setosa. Corta sulla faccia, si allunga gradualmente a partire dalle guance verso il collare, molto apprezzato sopratutto nei maschi. La pelliccia è lunga sul dorso ed i fianchi. Il sottopelo non è abbondante ma è leggero. Il pelo può essere arricciato leggermente sul ventre. Nota: dei cambiamenti dovuti alle stagioni debbono essere presi in considerazione nel giudicare la lunghezza del manto.

Le zampe avanti, davanti e dietro, hanno dei guanti bianchi che terminano in una linea dritta, idealmente alla congiunzione tra piede e zampa. Le zampe posteriori hanno dei guanti bianchi davanti che rimontano all’indietro della zampa e terminano a punta dalla metà ai tre-quarti del tallone (speroni). Una regolarità tra la altezza dei guanti anteriori e posteriori è augurabile.

I cuscinetti sono di color rosa e/o di colore corrispondente al colore di base del gatto.

Mantello

Tutti i colori, motivo colorpoint.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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