Geranoaetus melanoleucus

Famiglia : Accipitridae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

 

 

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Il Geranoaetus melanoleucus pesa 1700-3200 g, con ali in proporzione enormi di 175-200 cm © Giuseppe Mazza

L’ Aquila cilena ( Geranoaetus melanoleucus - Vieillot 1819 ) è una grande aquila del sud America chiamata comunemente anche con altri nomi: Aquila-poiana bianco-nera, Aquila-poiana nero-grigia, Aquila mora, Aquila-poiana dal torso nero.

Appartiene all’ordine degli Accipitriformi (Accipitriformes), alla famiglia degli Accipitridi (Accipitridae), sottofamiglia Buteoninae, genere Geranoaetus al quale appartiene come unica specie Geranoaetus melanoleucus con due sottospecie:

-  Geranoaetus melanoleucus melanoleucus (Vieillot 1819)

-  Geranoaetus melanoleucus australis ( Swann 1922).

La specie era precedentemente collocata nel genere Buteo e anche se ha maggior affinità con il genere Buteogallus e Leucopternis rispetto a quello cui apparteneva, ha meritato la classifica- zione in un genere separato.

Il nome del genere “geranoaetus” deriva dal greco antico "géranos" "γέρανoς" = gru + "aetos" "ἆετός" = aquila. Il riferimento alla “gru” è dovuto per le ali grigie e per i sonori vocalizzi che emette.

Il nome della specie "melanoleucus" deriva dal greco antico "mélan" "μέλαν" = nera e da "leukos" "λευκός"= bianca e si riferisce alla colorazione contrastante dell’aquila se vista dal basso.

Zoogeografia

Le due sottospecie di aquila cilena vivono in due areali separati del continente sud-Americano: la sottospecie nominale Geranoaetus melanoleucus melanoleucus è distribuita dal sud-est del Brasile (Alagoas, Rio de Janeiro e San Paolo) al Paraguay, all’Argentina dell’est (a nord di Buenos Aires) e in Uruguay; la sottospecie Geranoaetus melanoleucus australis è distribuita lungo una lunghissima striscia verticale che parte dal nord-ovest del Venezuela (Mérida, Ande) e attraversa l’ovest dell’intera America del sud arrivando fino alla Terra del Fuoco.

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Si nutre per il 95 % di mammiferi, ma anche d’uccelli, rettili e carogne © Giuseppe Mazza

Ecologia-Habitat

Questo rapace vive prevalentemente negli ambienti montuosi nel nord del proprio areale; a 1600-3500 m d’altitudine in Colombia, occasionalmente fino a 4600 m in altre aree. Frequenta anche la pianura nel sud del Cile, in Argentina e nella Terra del Fuoco dove vive in differenti ambienti: colline erbose, steppe, vallate, boschi di faggio ( genere Nothofagus ) fino ai 2200 m d’altitudine in Cile.

Morfofisiologia

L’aquila cilena è lunga circa 62-80 cm con un peso attorno ai 2000 g (1700-3200 g), ha un’apertura alare notevole; di 175-200 cm. Le ali sono molto lunghe e ampie, ad ali chiuse le punte si incrociano a X. La coda è corta e a forma di cuneo; in volo la coda aperta sembra una corta “mezzaluna” incassata posteriormente tra le ali. Riguardo alla colorazione della livrea: testa, dorso e petto sono color grigio ardesia-bluastro con tonalità bruno-fuliggine, il sottogola è maggiormente sfumato di chiaro e il petto è maggiormente nerastro e punteggiato di bianco. Dopo il petto scuro, il resto della parte ventrale è bianca e spesso (ma non sempre) finemente barrata di scuro. Le spalle sono color grigio cenere finemente barrate di nero come le penne remiganti che presentano però tonalità di grigio un po’ più scuro, le penne grandi copritrici delle ali sono ancora più scure e formano una sorta di linea sfumata a metà ala.

La coda è nera con una stretta striscia terminale di colore grigio-chiarissimo/bianco più evidente sul lato inferiore della stessa. I sessi hanno colorazione simile ma le femmine sono decisamente più grandi. La sottospecie australis è più piccola della nominale e presenta sempre qualche barratura sulla parte ventrale bianca. Gli immaturi hanno una colorazione marrone-scuro brunastra, non hanno le spalle grigio barrate degli adulti. Gli altri disegni della livrea sono color bianco fulvo-cuoio, il petto è pesantemente striato di nero; pancia e cosce sono barrate. Per arrivare ad avere il piumaggio dell’adulto servono alcuni anni (4-5).

Etologia-Biologia riproduttiva

Si nutre principalmente di mammiferi; pari al 95% del totale delle prede catturate. Le specie più cacciate sono il Degu ( Octodon degus ) e il Coniglio europeo ( Oryctolagus cuniculus ). Quest’ultimo è pari al 44% delle prede totali e per questo motivo l’aquila cilena è molto utile all’agricoltura locale.

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Per il comportamento brillante ed intelligente, viene spesso utilizzato in falconeria © Giuseppe Mazza

Può nutrirsi anche di alcune specie d’uccelli come le Civette delle tane ( Athene cunicularia ), il Tinamo del Cile ( Nothoprocta perdicaria ) e le Penelopi ( Penelope spp. ).

Non disdegna neppure le carogne.

Stagionalmente preda anche insetti e talvolta serpenti e lucertole. Può uccidere anche prede di discrete dimensioni come la Volpe grigia ( Lycalopex ) e la Puzzola della Patagonia ( Conepatus ).

Questo rapace è più attivo a metà mattina e nel pomeriggio quando il calore crea le correnti ascensionali favorevoli al volo. D’inverno passa parecchio tempo volteggiando in coppia sui monti e lungo i pendii per individuare più facilmente, grazie alla vegetazione rada, le potenziali prede.

L’aquila cilena si riproduce tutto l’anno in Ecuador; nidifica da novembre a gennaio in Cile ed Argentina, da maggio ad agosto in Perù, da marzo a luglio in Venezuela, osservati dei giovani da aprile a luglio in Colombia. Quest’aquila nidifica spesso sulle scogliere e sulle falesie, spesso molto in alto. In altre zone nidifica sulle punte di alti alberi o, se non presenti, su cactus. Si adatta a nidificare pure su bassi cespugli o addirittura a terra. Il nido ha, in genere, un diametro sui 80-90 cm. Qualche volta riutilizza i vecchi nidi ma molto più spesso lo ricostruisce nuovo. La coppia esegue voli di corteggiamento e copule per almeno due settimane prima della deposizione.

La covata è costituita generalmente da due uova (1-3) e l’incubazione dura circa un mese. I pulcini nascono con un piumino bianco. La specie è abbastanza comune nel proprio areale. Nutrendosi anche di carogne, arrivando a contenderle al grande Condor delle Ande ( Vultur gryphus ), può cadere vittima di bocconi avvelenati utilizzati per combattere gli animali cosiddetti nocivi! Questa specie, visto il comportamento brillante ed intelligente, viene utilizzata in falconeria.

Sinonimi

Buteo fuscescens (Vieillot, 1819); Buteo melanoleucus (Vieillot, 1819); Spizaetus fuscescens (Vieillot, 1819); Spizaetus melanoleucus (Vieillot, 1819).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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