Goeppertia marantifolia

Famiglia : Marantaceae

Testo © Pietro Puccio

La specie è originaria del Belize, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama dove cresce prevalentemente nel sottobosco delle foreste umide e in misura ridotta in quelle semidecidue, generalmente in vicinanza di corsi d’acqua, dal livello del mare fino a circa 600 m di altitudine.

Il genere è dedicato al botanico e paleontologo tedesco Johann Heinrich Robert Goeppert (1800–1884); il nome specifico è la combinazione del nome del genere Maranta e del sostantivo latino “folium” = foglia, con ovvio riferimento.

La Goeppertia marantifolia (Standl.) Borchs. & S.Suárez (2012) è una specie erbacea rizomatosa perenne piuttosto variabile, sempreverde, che forma cespi alti 0,6-2 m. Le foglie, basali e cauline, sono semplici, oblungo-lanceolate con margine intero ricurvo verso l’alto ed apice bruscamente appuntito, di 12-60 cm di lunghezza e 6-30 cm di larghezza, superiormente di colore verde scuro con nervatura centrale verde pallido, semilucida, inferiormente opaca e di colore grigioverde.

L’infiorescenza terminale, sottesa da una foglia caulina più piccola su un peduncolo lungo 9-20 cm, è una spiga ovoide compatta, di 3-8 cm di lunghezza e 2-5 cm di diametro, costituita da 10-15 brattee persistenti imbricate, disposte a spirale, ovate con apice arrotondato, lunghe circa 2 cm e larghe 3-4 cm, cerose esternamente, di colore giallo verdastro. Le brattee racchiudono fiori bisessuali in coppia, che si aprono in successione, con 3 sepali oblungo-ovati, lunghi circa 2 cm, persistenti in frutto, e corolla tubolare bianco crema, lunga 2-3 cm, con 3 lobi ellittici diseguali lunghi 1-2 cm. I fiori rimangono chiusi fino a quando l’apertura non è forzata dalle api, che sono i suoi naturali impollinatori.

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Nativa del Centro America, la Goeppertia marantifolia è una rizomatosa con cespi alti anche 2 m. Per aprirsi i fiori devono essere aiutati delle api, che poi li fecondano © Giuseppe Mazza

I frutti sono capsule obovoidi, di 1-1,5 cm di lunghezza e 0,8-1 cm di diametro, contenenti solitamente tre semi trigoni, di circa 0,7 cm di lunghezza e 0,4 cm di diametro, di colore bruno nerastro, dotati di arillo bianco alla base. Completata la fruttificazione alla base della infiorescenza si forma solitamente una plantula inizialmente senza radici, che crescendo, con il suo peso, fa piegare progressivamente lo stelo verso il suolo fino a toccarlo. Al suolo la nuova pianta radica restando per lungo tempo collegata alla pianta madre fino a che il collegamento non si interrompe formando un nuovo cespo indipendente.

Si riproduce per seme, in terriccio organico drenante mantenuto umido alla temperatura di 24-26 °C, per divisione e tramite le plantule prodotte alla base dell’infiorescenza.

Specie relativamente poco nota al di fuori delle zone di origine, coltivabile nelle regioni a clima tropicale e subtropicale umido, in posizione da parzialmente ombreggiata ad ombreggiata, su suoli ricchi di sostanza organica, da leggermente acidi a leggermente alcalini, mantenuti costantemente umidi. Altrove può essere coltivata in vaso, in terriccio ricco di humus con aggiunta di sabbia o perlite per un 30%, per essere riparata nei mesi invernali in ambiente luminoso con temperature minime non inferiori a 15 °C ed elevata umidità ambientale. Innaffiature regolari, ma senza ristagni, dalla primavera all’autunno, più diradate in inverno per lasciare asciugare parzialmente il substrato. Concimazioni, durante il periodo vegetativo, preferibilmente con prodotti bilanciati, con microelementi a ¼ di dose di quella indicata sulla confezione.

Sinonimi: Calathea violacea var. hirsuta Petersen (1890); Calathea marantifolia Standl. (1927); Calathea lagunae Woodson (1942).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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