Grus grus

Famiglia : Gruidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

 

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La Grus grus è una delle gru con il più vasto areale ed una delle poche osservabili in Europa © Gianfranco Colombo

Si potrebbe parlare a lungo di quante volte, nelle culture degli antichi popoli euroasiatici, si fa riferimento a questo affascinante ed elegante uccello.

Aristotele già lo citava nelle sue descrizioni naturalistiche ma anche nella cultura sumerica, in quelle indiana ed ancor più orientali, quali quella giapponese e cinese, la gru rientra ancor oggi nella tradizione popolare.

Ma tornando alle tradizione dell’antica Grecia da Erodoto a Omero, da Strabone a Plutarco, tutti hanno scritto qualcosa in merito alle gru anche se oggi suonerebbero come leggende ridicole.

Dicevano che le gru mentre riposavano su una sola zampa, tenessero un sasso stretto nell’altra, in modo che al minimo accenno di sonno, questo cadesse risvegliandole.

Alcuni altri dicevano che le gru quando migravano verso sud seguendo il Nilo cercassero in effetti le sue sorgenti per combattere dei piccoli uomini chiamati pigmei, abitanti della città di Gerania, un riferimento sul quale ritorneremo più avanti.

Ancora, che si mettessero dei sassi in bocca quando sorvolavano i monti Tauri in Anatolia in modo da non emettere le loro abituali grida e svegliare l’attenzione delle aquile loro nemiche.

Chi teneva un osso di gru addosso manteneva una elasticità ed un vigore di stinchi e gambe impareggiabile. Il cervello della gru era un filtro amoroso e trasformava l’uomo più brutto in un Adone, ottenendo le grazie di tutte le donne.

In Europa ci ha pensato il Boccaccio a ricordare questo uccello, inserendo nel suo Decamerone la famosa terza novella di “Chichibìo e la gru”, tanto famosa quanto esemplificativa del comportamento spassoso e divertente delle corti nel medioevo. Chichibìo cuoco di Messer Currado Gianfigliazzi, servì a pranzo una succulenta gru mancante di una coscia che il furbo cuoco aveva donato poco prima alla sua amata Brunetta.

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Migratrice eccezionale, può percorrere migliaia di chilometri per raggiungere i quartieri invernali situati in Cina, nel nord dell’India e nelle valli del Tigri e dell’Eufrate per le popolazioni asiatiche siberiane e l’Africa orientale nelle valli del Nilo e in Etiopia per quelle europee ed est asiatiche. Alcune svernano in Spagna, Francia e Italia © Colombo

Alla immediata lamentela del Messere, l’astuto Chichibìo rispose limpidamente che le gru hanno una sola gamba e la riprova la si poteva avere recandosi al vicino padule dove questi uccelli avevano l’abitudine di riposare. Recatisi in loco si avvidero in effetti che tutte le gru stavano appollaiate su una zampa ma con un semplice richiamo di Messer Currado subito allungarono la seconda zampa e presero il volo. Al che il furbo ma anche ingenuo Chichibìo non seppe rispondere altro che con una battuta divenuta poi famosa: Messer sì, ma voi non gridaste - ho ho - a quella di iersera; ché se così gridato aveste, ella avrebbe così l’altra coscia e l’altro piè fuor mandata, come hanno fatto queste. Così adunque con la sua pronta e sollazzevole risposta, Chichibìo cessò la malaventura e pacificossi col suo Messere.

Una prima considerazione evidenzia che nel medioevo questo uccello era ben comune e rientrava nelle delicatezze culinarie del tempo, condizioni entrambe scomparse nel corso dei successivi secoli.

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E’ un tipico uccello della tundra paludosa, formata da acquitrini persistenti con piccole isole, spesso allagate, in zone per lo più isolate e difficilmente accessibili via terra © G. Colombo

Infine due piccole curiosità. Il termine greco “ghèranos” = gru, ha dato il nome al nostro geranio ( Geranium sp. ) in quanto il frutto di questa piante ha la forma del becco di una gru.

In Giappone offrire un origami che rappresenta la gru, è il miglior augurio per le persone amate.

La gru è uccello che non passa certo inosservato viste le dimensioni ed il penetrante, incessante e fortissimo canto che emette in continuazione durante il volo. Un gracchiare udibile a km di distanza emesso mentre sorvola i nostri cieli in perfetta formazione a V.

Ormai è un uccello non più annoverabile fra l’avifauna nidificante in Italia e solo durante le migrazioni possiamo osservare individui che fanno tappa sul nostro territorio, prendendo fiato per alcuni giorni durante il loro lunghissimo viaggio migratorio.

La Gru cenerina o Gru euroasiatica (Grus grus – Linnaeus, 1758 ) appartiene all’ordine dei Gruiformes ed alla famiglia dei Gruidae ed è l’unica rappresentante di questo genere nidificante in Europa. Questa famiglia include a sua volta due sottofamiglie, le Balearicinae (le cosidette gru coronate) e le Gruinae (le gru tipiche) raggruppamento in cui è collocata la nostra gru cenerina.

Alcuni nomi comuni europei: Common crane in inglese, Grauer Kranich in tedesco, Grue cendrée in francese, Grou comum in portoghese e Grulla común in spagnolo.

Zoogeografia

La cenerina è una delle gru con il più vasto areale ed insieme alla più rara Damigella di Numidia ( Anthropoides virgo ) una delle poche osservabili in Europa.

Vive nella fascia freddo temperata dell’Asia e dell’Europa, dalle coste della penisola scandinava fino al Pacifico scendendo a latitudini più basse nel nord della Germania e Polonia e nelle repubbliche Centroasiatiche e con una eccezione isolata nella Turchia e nell’area Caucasica.

A nord raggiunge la Lapponia e ad est l’intera tundra russo siberiana occupando gli immensi acquitrini della Pechora, della Lena, dell’Ob e dello Enisej, che figurano come i principali bacini di riproduzione. E’ una migratrice eccezionale che percorre migliaia di chilometri per raggiungere i quartieri invernali situati in Cina, nel nord dell’India e nelle valli del Tigri e dell’Eufrate per le popolazioni asiatiche siberiane e l’Africa orientale nelle valli del Nilo e in Etiopia per quelle europee ed est asiatiche.

Alcuni individui svernano nella penisola iberica ed occasionalmente in numeri ridottissimi, anche in Francia ed in Italia. Si sta cercando di reintrodurla in Inghilterra, in Irlanda, Ungheria ed in altre aree anticamente frequentate da questo uccello. In Italia ha nidificato fino all’inizio del secolo scorso, nel periodo antecedente le grandi bonifiche ma si presume mai in numero consistente.

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Qui si disseta. Il becco è un’arma micidiale, che può uccidere un uomo, puntando all’occhio e perforando il cervello © Gianfranco Colombo

Si può notare, tenendo in giusta considerazione il rapporto fra il territorio occupato durante la nidificazione e le aree di svernamento, quanto ridotte siano queste ultime. Infatti nei quartieri invernali le gru si radunano in stormi numerosi, con migliaia di individui mentre nel periodo di nidificazione mantiene una vita isolata, diremmo ascetica. Impressionanti gli stormi osservabili in pieno inverno boreale, attorno al lago Tana in Etiopia e nelle paludi di Velavedar nel Gujarat in India. Nelle aree di nidificazione si può riscontrare fino a 2000 m di altitudine mentre nelle zone di svernamento etiopiche può facilmente arrivare a 3500 m.

Ecologia Habitat

La gru cenerina è un tipico uccello della tundra paludosa, formata da acquitrini persistenti, disseminati di piccole isolette parzialmente affioranti dall’acqua, in aree isolate e difficilmente accessibili via terra, coperte da leggera e bassa vegetazione cespugliosa, habitat che dà la possibilità a questo grosso uccello di nidificare al riparo dalla maggior parte di pericoli terrestri.

A volte abita anche zone boscose ma sempre vicine ad ampi spazi aperti dove poter pascolare e tener sotto controllo il territorio circostante. Al contrario d’inverno, sia nelle zone di sosta durante la migrazione, sia nei quartieri invernali, approfitta spesso di campi coltivati, di stoppie di cereali, di risaie, di produzione orticola con preferenza di terreni oggetto di particolari coltivazioni, come patate, mais, fagioli e soia dove trova gran quantità di alimento, spigolando i frutti dimenticati sul terreno.

La gru è sempre una preda ambita per tutti i predatori. Una discreta quantità di carne oppure delle grosse uova possono soddisfare le esigenze alimentari di molte bocche. Tuttavia avvicinarsi alla gru per i predoni della tundra non è cosa facile anzi risulta spesso pericoloso per l’accanimento che questo uccello dimostra nella difesa del nido e per la forza che sa esprimere nei confronti dell’intruso.

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Animali però pacifici che preferiscono la fuga al confronto. Riposano su una zampa, come spiega il Boccaccio nella novella di Chichibìo, pronti a volar via in caso di pericolo © Gianfranco Colombo

La gru si difende calciando con le grosse e robuste zampe, colpendo inesorabilmente il predatore con il suo possente ed aguzzo becco, schermendo chiunque, allargando e colpendo l’avversario con le sue grandi e robuste ali, senza lasciare il minimo scampo. Purtroppo uno dei suoi più accaniti nemici sono i corvidi che con intelligenza riescono spesso a allontanare la gru dal nido con finti diversivi e sottrarre di nascosto le uova od i piccoli indifesi. Tuttavia la gru mantiene una popolazione che le garantisce un successo riproduttivo notevole e ben lontano da rischi di sopravvivenza.

La gru è una migratrice fedele e ripercorre ogni anno gli stessi itinerari, fermandosi abitualmente negli stessi luoghi conosciuti e frequentati in precedenza, arrivando poi immancabilmente nei medesimi quartieri invernali da sempre occupati. Le sue rotte migratorie sono conosciute da sempre e spesso sono, per le popolazioni che abitano i territori sorvolati, segni dell’avvicendamento stagionale o nell’antichità anche indicatori di presagi e profezie.

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La gru ha una alimentazione molto varia: radici, erbe,tuberi, frutti selvatici, cereali e semi vari, piccoli uccelli, uova, topi, anfibi, pesci, rettili, grossi insetti e lumache © Gianfranco Colombo

Come tutte le gru, la cenerina è rumorosissima e durante le migrazioni, quando in volo altissimo transita sulle nostre teste, è più facile sentirle che vederle. Il suo incessante, persistente e sgraziato “kuru kuru” emesso da questi uccelli per mantenere i contatti durante il volo, è udibile da distanze notevoli. Forse per questa sua invalsa caratteristica è entrata nella tradizione popolare come l’archetipo del termine migrazione. Infatti basta dire gru per pensare alla migrazione degli uccelli e ne sanno qualcosa la letteratura di ogni tempo e le diverse tradizioni popolari.

La gru ha una alimentazione molto variegata passando indifferentemente da radici, erbe e tuberi a frutti selvatici, a cereali e semi vari nonchè a piccoli uccelli, uova, topi, anfibi, pesci, rettili, grossi insetti e lumache. Mangia anche bacche e probabilmente questo sua particolarità è alla base del nome anglosassone di cranberry dato al mirtillo rosso.

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Un piccolo gruppo nella tipica formazione migratoria a “ V ” © Gianfranco Colombo

Morfofisiologia

La gru cenerina è un uccello di notevoli dimensioni anche se non il più grosso fra i gruiformi. Ha una lunghezza di 115 cm, un peso fino a 6 kg ed un’apertura alare di 2 m.

Come dice il nome, questa gru ha una livrea quasi totalmente di color grigio cenere, con coda tronca di color nero, composta da penne che formano uno sgraziato pennacchio arrotondato che si erge come uno chignon al termine del corpo. Parte di questo rilievo è formato dalle penne remiganti secondarie che sono molto allungate e che nella parte finale assumono il colore nero.

Il collo è sempre di colore grigio cenere con tonalità più nerastra mentre la testa è anteriormente nera attraversata da una striscia bianca che scende dagli occhi fin sulla nuca e sul collo posteriore.

Sulla testa entrambi i sessi hanno un’area glabra di color rosso vivo che forma un cappuccio caratteristico di questa specie. Anche gli occhi degli adulti sono rossi mentre nella fase giovanile il colore è dapprima brunastro per diventare anno per anno sempre più rosso. Ha zampe lunghissime, robuste e massicce, fornite di dita molto allungate e provviste di forti unghie, zampe adatte a camminare su terreni sconnessi ed allagati, caratteristici degli ambienti frequentati. Il becco è massiccio, appuntito e molto robusto che la gru usa con forza come un vero piccone per scavare il suolo alla ricerca di radici.

I giovani hanno una livrea molto più modesta e senza le particolarità degli adulti. Hanno una colorazione giallo ocracea su tutto il corpo e mancano della tipica coda nera a chignon. Gradualmente nei primi tre anni le giovani gru modificano il loro aspetto assomigliando sempre di più agli adulti fino ad arrivare alla tipica livrea cenerina. Le gru sono soggette ogni due anni, ad una drastica muta delle remiganti primarie che le rendono incapaci al volo per alcune settimane. In questo periodo, che precede il movimento migratorio, questi uccelli si riuniscono in gruppi anche numerosi, in luoghi inaccessibili ove possono nascondersi e sfuggire ai predatori terrestri.

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Lungo strada atterrano anche nella Padania per ripetere danzando, sotto un campanile, le loro promesse d’amore © Gianfranco Colombo

I loro rifugi sono generalmente aree coperte da alti canneti o profonde paludi ed acquitrini impraticabili. Per quanto sia delicato un simile momento, sembra venga facilmente superato senza difficoltà particolare.

Etologia - Biologia riproduttiva

Già a partire dal mese di marzo e fino a tutto maggio, le gru cenerine iniziano a ritornare ai loro quartieri di nidificazione, situati fino all’estremo nord del continente euroasiatico. La tundra e le vaste aree paludose all’interno della taiga sono le sue aree di nidificazione preferite.

Arrivate sui territori di nidificazione le coppie si disperdono cercando luoghi isolati dove collocare il nido mentre i giovani e gli adulti non nidificanti rimangono uniti in piccoli gruppi continuando una vita sociale assidua. Il nido viene posto su un terreno appena affiorante dal livello dell’acqua e costruito portando erbe secche, falaschi e rametti fino a formare una piattaforma che garantisca un isolamento dall’acqua. A volte lo stesso nido viene usato anche negli anni successivi mostrando quindi un forte attaccamento al territorio natio.

Le coppie sono stabili per molti anni ed i cambi di partner avvengono raramente. Il legame di coppia è comunque sempre mantenuto attraverso le famose parate di corteggiamento che vengono eseguite tutto l’anno anche al di fuori del periodo nuziale. Salti ad ali aperte, inchini e corse, piroette e ondeggiamenti del collo, il tutto corredato dal solito rauco, terribile ed abituale schiamazzo emesso da entrambi i partner. Vengono deposte d’abitudine due uova, di colore crema con ampie macchie marroni, con casi occasionali di 3 o 4 e la cova è quasi esclusivamente effettuata dalla sola femmina, con il maschio sempre appostato nei dintorni in difesa del nido.

I loro nemici naturali sono gabbiani e cornacchie e grandi uccelli di rapina (Aquile, Poiane ed Albanelle), nonchè mustelidi e volpi. Tutti gli animali e gli uccelli vengono coraggiosamente affrontati direttamente, con lotte molto accanite e spesso vittoriose, solo nel caso dell’uomo si limitano a semplici schiamazzi e grida di allarme.

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Una coppia con figli ormai grandi nella steppa asiatica. Una gru cinerina può vivere 30 anni ed oggi la specie non è considerata a rischio © Gianfranco Colombo

La cova dura circa 30 giorni ed i piccoli rimangono incapaci al volo per almeno dieci settimane anche se il nido viene immediatamente abbandonato dopo alcune ore dalla nascita. Dopo un solo giorno i piccoli sono in grado di seguire i loro genitori nella ricerca del cibo nascondendosi alla necessità sul terreno, aiutati dalla loro livrea fortemente mimetica. In questo periodo le gru adulte effettuano quella particolare muta che le rende inadatte al volo restando con i piccoli celati nell’ambiente circostante.

Le famiglie migrano insieme e trascorrono il primo inverno nei quartieri africani unendosi ai folti stormi migratori. La maturità viene raggiunta dopo i 3 anni ma anche oltre e la specie può vivere più di 30 anni. Per questo motivo e per il buon numero di esemplari presenti nelle diverse popolazioni, la specie non è considerata a rischio.

Sinonimi

Grus turfa – Portis, 1884.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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