Helianthus annuus

Famiglia : Compositae

Testo © Pietro Puccio

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Quando è giovane, il capolino dell’Helianthus annuus segue il corso del sole © G. Mazza

La specie è originaria del Canada occidentale, degli Stati Uniti d’America (Arizona, Arkansas, California, Colorado, Idaho, Kansas, Kentucky, Louisiana, Minnesota, Montana, Nebraska, Nevada, New Mexico, North Dakota, Oklahoma, Oregon, South Dakota, Texas, Utah, Washington e Wyoming) e Messico (Baja Norte, Chihuahua, Coahuila, Durango, Nuevo Leon, Sonora e Tamaulipas) dove cresce in aree aperte dal livello del mare fino a circa 3000 m di altitudine.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “élios” = sole e “anthos” = fiore, con ovvio riferimento; il nome specifico latino “annuus” = annuale, si riferisce al suo ciclo vitale.

Nomi comuni: “annual sunflower”, “common sunflower”, “hopi sunflower”, “sunflower” (inglese); “grand soleil”, “soleil”, “tournesol” (francese); “girasole” (italiano); “girassol” (por- toghese); “girasol” (spagnolo); “echte sonnenblume”, “sonnenblume” (tedesco).

L’ Helianthus annuus L. (1753) è una specie erbacea annuale molto variabile con radice a fittone, che può spingersi molto in profondità, e un esteso apparato di radici capillari superficiali, è quindi in grado di sfruttare al massimo sia le sostanze nutritive che le risorse idriche, anche se limitate, a varie profondità, che la rendono coltivabile su un’ampia varietà di suoli e resistente ai deficit idrici.

Presenta un fusto ispido eretto, a volte ramificato, di colore verde, alto da uno a tre metri, in qualche caso oltre, con un diametro di 3-6 cm.

Le foglie, generalmente alternate su un picciolo di lunghezza variabile (2-20 cm), sono di forma da ovata a cordata, di 10-50 cm di lunghezza e 4-40 cm di larghezza, con pagina inferiore piuttosto ispida e a volte glandulosa (punteggiata di ghiandole che secernono una sostanza spesso vischiosa) e margini dentati.

Le infiorescenze, in numero da 1 a 9, su un peduncolo lungo 2-20 cm, sono i tipici capolini delle Compositae costituiti da una moltitudine di fiori sessili inseriti a spirale su una base tondeggiante (ricettacolo) circondata da un involucro pres- soché emisferico, di diametro solitamente compreso tra 2 e 4 cm ma che in qualche caso può raggiungere i 20 cm.

Il capolino dell’ Helianthus viene spesso indicato col termine calatide.

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Più che un fiore, un mazzo di fiori. Quelli esterni, simili a petali, servono ad attirare le api © Mazza

L’involucro è costituito da 20-100 brattee lanceolato-ovate, lunghe 1-2,5 cm, con apice assottigliato, margini solitamente ciliati e superficie dorsale generalmente ispida e glandulosa.

I fiori dell’anello esterno, detti fiori del raggio, in numero di 16-30 o più (in qualche caso oltre 100) hanno la corolla, lunga 3-6 cm e larga 2-3 cm, costituita da cinque petali fusi insieme di colore giallo.

I fiori del raggio sono sterili, hanno la funzione di attrarre l’attenzione dell’impollinatore, come i petali di un singolo fiore.

All’interno dell’anello si trovano 150-1000 fiori fertili, detti fiori del disco, con corolla tubolare a 5 lobi, lunga 5-8 mm, di colore rossastro, in qualche caso giallo.

I frutti, contenenti un solo seme e chiamati acheni (o più correttamente cipsele) nelle Compositae, sono obovoidi, appiattiti, lunghi 4-10 (15) mm, di colore variabile (bianco, nero, nero con strisce bianche, bruno).

Il pappo, il calice modificato del fiore che sormonta il frutto, è costituito da due scaglie lanceolate lunghe circa 3 mm e da 0-4 scaglie ottuse lunghe circa 1 mm.

Il pappo ha la funzione di favorirne la dispersione.

In natura nei fiori del disco gli organi maschili, le antere, maturano prima di quelli femminili, gli stimmi, questo comportamento (protandria), che è una delle caratteristiche, anche se non esclusiva, di quasi tutte le Asteracae, rende la pianta autoincompatibile e quindi necessaria la fecondazione incrociata.

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Un ingrandimento. Dall’alto in basso si notano i fiori fertili a diversi stadi di sviluppo © G. Mazza

Nelle varietà coltivate si trova invece un alto grado di autocompatibilità; i fiori vengono impollinati da insetti, in primo luogo le api.

Si riproduce per seme, la temperatura ottimale di germinazione è di circa 8 °C, anche se può iniziare già a 4 °C, la fioritura inizia intorno al 70° giorno e, in dipendenza dalle condizioni di coltivazione e dal clima, tutto il ciclo vitale di crescita può durare da 100-180 giorni.

Si autodissemina facilmente tanto da essersi natura- lizzata in molte parti del globo.

Il girasole e la lattuga ( Lactuca sativa ) sono le specie di gran lunga più importanti economicamente della famiglia delle Compositae.

Una caratteristica che ha sempre attirato l’attenzione su questa specie, come dimostrano molti nomi comuni nelle varie lingue, è quella delle foglie e del capolino nella fase iniziale, fino a quando i fiori del raggio non si sono completamente sviluppati, di seguire il moto apparente del sole.

Questo comportamento, noto come eliotropismo, è presente in diverse altre specie, ma è particolarmente evidente nel girasole.

Al mattino capolino in boccio e foglie sono rivolti a est, durante il giorno ruotano fino a rivolgersi a occidente al tramonto, durante la notte avviene la rotazione inversa per ritrovarsi al mattino rivolti a oriente; dal momento in cui i fiori del raggio si aprono il movimento del capolino cessa rimanendo generalmente rivolto verso est.

Questo movimento, che ha lo scopo di far intercettare a foglie e capolini in formazione la massima radiazione solare, è dovuto a proteine sensibili alla componente blu della radiazione solare che inducono una diversa distribuzione delle auxine, ormoni della crescita, che si concentrano nelle cellule disposte nella parte in ombra, inducendo una maggiore elongazione rispetto a quelle investite dalla luce.

Questo asimmetrico ingrossamento della parte in ombra fa rivolgere foglie e capolino verso il sole. Durante la notte la distribuzione delle auxine ritorna uniforme, e di conseguenza le dimensioni delle cellule, e si ritorna lentamente alla posizione iniziale.

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Un campo di girasoli. Nelle varietà più produttive i capolini si ripiegano a maturazione verso terra per il peso © G. Mazza

Nel movimento del capolino prendono parte le cellule di una porzione flessibile posizionata appena sotto di esso, mentre nel caso delle foglie quelle del rigonfiamento che si trova alla base del picciolo, chiamato pulvino o pulvino motore.

Specie coltivata in epoca preco- lombiana dai nativi, in particolare in Messico dove per gli aztechi simboleggiava il Dio Sole, fu introdotta in Europa agli inizi del XVI secolo e utilizzata esclusiva- mente come ornamentale, solo dal XVIII secolo se ne iniziò la coltivazione per la produzione dei semi, in particolare in Russia, e la selezione delle varietà, sia al fine di migliorare le tecniche di colti- vazione che la quantità e qualità dell’olio estratto dai semi.

Solo alla fine del XIX secolo la coltivazione del girasole per la produzione dei semi fu reintro- dotta nel nord America da immigranti russi. Ancora oggi la Russia è il principale produttore seguita dall’Ucraina e dalla Cina.

Le varietà selezionate a scopo commerciale hanno in genere alcune precise caratteristiche, in primo luogo un singolo capolino, solitamente molto grande (10-40 cm di diametro), con massimo trenta fiori del raggio, mentre quelli del disco possono andare da alcune decine a qualche migliaio, un’altezza media di 1,6 m, per facilitare la raccolta, e 20-40 foglie, le più larghe tra il quarto e decimo nodo, essendo quelle che contribuiscono maggiormente alla formazione e accumulo di olio nei semi.

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I semi sono preziosi per la produzione d’olio, l’alimentazione e le loro virtù medicinali © G. Mazza

La fioritura procede dall’esterno del capolino verso il centro e dura mediamente 10-15 giorni.

Durante la crescita dei frutti il capolino inizia a piegarsi per il peso, tendenza naturale che è stata accentuata dalla selezione fino ad essere quasi rivolto verso terra, ciò che favorisce la protezione dei semi dalle intemperie e dagli uccelli.

Per una resa elevata occorrono terreni profondi e fertili, una esposizione in pieno sole, irrigazioni nei periodi di secco, e concimazioni mirate. I problemi maggiori in coltivazione sono le malattie fungine (Oidio, Phoma, Sclerotinia, Werticillium, ecc.) ed uno degli obiettivi del miglioramento genetico è appunto la ricerca di varietà dotate di maggiore resistenza da questo punto di vista.

Le varietà in coltivazione si dividono sostanzialmente in due gruppi in base ai semi e al loro contenuto di olio, quelli destinati al consumo diretto (tostati, ridotti in farina o come mangime per uccelli), che ne contengono una quantità inferiore al 40%, con acheni solitamente di colore bianco o bruno, e quelli destinati alla sua produzione, che ne contengono una quantità superiore, con acheni solitamente neri.

Quelli destinati al consumo diretto sono ricchi in proteine, minerali, fibre e vitamine, in particolare E (circa 60 mg/100g), dalle note proprietà antiossidanti, e B6. Le varietà più coltivate sono comunque quelle destinate alla produzione di semi per l’estrazione dell’olio.

L’olio di girasole è considerato tra i migliori per l’alimentazione umana per l’elevato contenuto in acidi grassi insaturi (linoleico e oleico), capaci di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue e prevenire malattie cardiovascolari, e basso di saturi (palmitico e arachico). Le varietà destinate alla produzione di olio vengono distinte a loro volta in base al suo contenuto di acido oleico: basso, medio e alto; quelli con contenuto basso hanno una percentuale di acido linoleico che va dal 45% fino al 75% e sono i migliori da utilizzare a crudo per condire insalate e per la produzione della margarina.

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Esistono varietà ornamentali, spesso ibride, per il giardino o come fiori recisi © Giuseppe Mazza

Quelli con un contenuto di acido oleico medio (55-75%) e alto (85-90%) sono invece considerati adatti per fritture, perché si ossidano meno ad elevate temperature, e sono tra i più utilizzati nell’industria alimentare.

Oltre che nel campo alimentare, gli oli di girasole vengono utilizzati nell’industria dei cosmetici, farmaceutica, chimica, dei coloranti ecc.; mentre i residui dell’estrazione vengono utilizzati, per l’alto contenuto di proteine, nell’alimentazione animale.

Esiste un terzo gruppo, sicuramente minoritario, di varietà coltivate, quelle a scopo ornamentale; queste sono in genere il risultato di ibridazione con altre specie di Helianthus, presentano capolini di svariati colori e vengono distinte generalmente in base all’altezza: nane (inferiori a un metro), seminane (tra 1 e 2,5 m) e giganti (da 2,5 a 5 m).

Sono di facile coltivazione e si adattano a diversi tipi di suolo, preferibilmente profondi, ma non costantemente umidi, in pieno sole; in estate vanno irrigate regolarmente, ma lasciando asciugare bene il terreno tra le innaffiature, sono comunque anche loro resistenti a lunghi periodi di siccità; i fiori possono utilizzarsi recisi, essendo di lunga durata.

Il contatto coi peli delle foglie e del fusto può provocare dermatiti nei soggetti più sensibili.

Sinonimi: Helianthus multiflorus L. (1753); Helianthus macrocarpus DC. (1826); Helianthus ovatus Lehm. (1828); Helianthus lenticularis Douglas ex Lindl. (1829); Helianthus aridus Rydb. (1905); Helianthus annuus subsp. lenticularis (Douglas ex Lindl.) Cockerell (1908); Helianthus annuus var. macrocarpus (DC.) Cockerell (1915); Helianthus jaegeri Heiser (1948); Helianthus annuus subsp. texanus Heiser (1954); Helianthus annuus subsp. jaegeri (Heiser) Heiser (1955); Helianthus annuus var. lenticularis (Douglas ex Lindl.) Steyerm. (1960).

 

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