Heliconia episcopalis

Famiglia : Heliconiaceae

Testo © Pietro Puccio

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L’infiorescenza dell’Heliconia episcopalis raggiunge i 25 cm e dura sei mesi © Giuseppe Mazza

La specie è originaria della Bolivia, Brasile (Acre, Amazonas, Amapá, Distretto Federale di Brasilia, Espirito Santo, Goiás, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, Minas Gerais, Pará, Rio de Janeiro, Roraima, Rondônia, São Paulo, Tocantins e Trindade), Colombia, Ecuador, Perù, Suriname e Venezuela, dove cresce nelle foreste in aree aperte generalmente lungo le rive dei corsi d’acqua e ai margini di zone paludose.

Il nome del genere deriva dal latino “Heliconius, a, um” = dell’Elicona, monte sacro ad Apollo ed alle Muse nella mitologia greca; il nome specifico è l’aggettivo latino “episcopalis” = episcopale, del vescovo, per la somiglianza della infiorescenza al copricapo (mitra) dei vescovi.

Nomi comuni: bishop’s heliconia (inglese); chapéu-de-frade, chapéu-do-bipo, patujú (portoghese – Brasile); platanillo, platanillo cetro (spagnolo).

L’ Heliconia episcopalis Vell. (1829) è una specie erbacea eretta rizomatosa, perenne, sempreverde, che forma in natura densi cespi alti fino a 2-4 m, ma che in coltivazione si mantengono più bassi, 0,75-2,3 m. Le foglie, su un picciolo lungo 0,5-0,8 m, sono basali, alterne, semplici, intere, ovato-oblunghe con apice brevemente appuntito e nervatura centrale prominente inferiormente, di 0,8-1,6 m di lunghezza e 20-40 cm e di larghezza, di colore verde intenso, e basi fogliari tubolari inguainanti che formano uno pseudo fusto.

L’infiorescenza, su un robusto peduncolo, è una spiga terminale eretta, compatta, lunga circa 25 cm, con rachide pubescente, su cui sono evidenti le cicatrici delle brattee cadute, di colore da verde a giallo, a rosso.

Le brattee, in numero di 10-40, sono decidue, alterne, distiche, imbricate, strettamente sovrapposte per quasi tutta la loro lunghezza, lunghe 4-5 cm, di colore da rosso ad arancio alla base, da arancio a giallo all’apice, che racchiudono 2-6 fiori tubolari bianchi alla base, da giallo verdastro ad arancio all’apice, che si aprono in successione. I frutti sono drupe di colore blu scuro lucido a maturità contenenti 1-3 semi.

Si riproduce per seme, preventivamente tenuto in acqua per 2 giorni per ammorbidire il tegumento, in terriccio organico con aggiunta di sabbia silicea o agriperlite per un 30%, mantenuto umido alla temperatura di 26-28 °C, con tempi di germinazione variabili da 1 a 6 mesi, ma solitamente e facilmente per divisione dei rizomi.

Specie dalla infiorescenza di lunghissima durata, 6 mesi o più, di forma particolare ed insolita per il genere, in fioritura pressoché continua durante l’anno, coltivabile nelle regioni a clima tropicale e subtropicale umido, in pieno sole o parziale ombreggiatura, su suoli ricchi di sostanza organica, acidi o neutri, perfettamente drenanti, mantenuti costantemente umidi, ma senza ristagni. Altrove può essere coltivata in vasi capienti per essere riparata nei mesi invernali in serre, verande o giardini d’inverno luminosi, utilizzando un substrato organico con aggiunta di sabbia silicea o perlite per un 30% per migliorare il drenaggio, con umidità ambientale e temperature diurne elevate e minime notturne non inferiori a 15 °C. Le innaffiature devono essere regolari e abbondanti in estate, lasciando parzialmente asciugare il substrato prima di ridare acqua, evitando i ristagni, causa di facili marciumi, più diradate in inverno, ma senza fare asciugare completamente il substrato, e le concimazioni effettuate preferibilmente con prodotti bilanciati a lento rilascio con aggiunta di microelementi. E’ facilmente soggetta ad attacchi di acari e cocciniglie, da trattare in caso di grave infestazione con prodotti specifici. Le infiorescenze recise, della durata di 7-9 giorni, vengono spesso usate nelle composizioni floreali.

Sinonimi: Heliconia ferdinando-coburgi Szyszyl. ex Wawra (1888); Heliconia biflora Eichler ex Petersen (1890); Heliconia thyrsoidea Mart. ex Petersen (1890); Bihai episcopalis (Vell.) Kuntze (1891); Bihai ferdinando-coburgi (Szyszyl. ex Wawra) Kuntze (1891).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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