Heliconia lasiorachis

Famiglia : Heliconiaceae

Testo © Pietro Puccio

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L’Heliconia lasiorachis, di casa in Brasile, Colombia e Perù, è una specie poco orticola © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Brasile (Acre, Amazonas, Amapá, Pará, Roraima, Rondônia e Tocantins), Colombia e Perù, dove cresce nelle foreste umide su suoli prevalentemente argillosi a basse e medie altitudini.

Il nome del genere deriva dal latino “Heliconius, a, um” = dell’Elicona, monte sacro ad Apollo ed alle Muse nella mitologia greca; il nome specifico è la combinazione dei termini greci “lasios” = villoso, ispido, e “rhachis” = rachide, con ovvio riferimento.

L’ Heliconia lasiorachis L.Andersson (1985) è una specie erbacea eretta rizomatosa, perenne, sempreverde, che forma densi cespi alti 1,5-2 m.

Le foglie, su un picciolo lungo 35-70 cm, sono basali, alterne, semplici, intere, oblungo-ellittiche con apice bruscamente appuntito e nervatura centrale prominente nella pagina inferiore, di colore verde intenso superiormente, verde glauco e cerose inferiormente, di 20-50 cm di lunghezza e 8-15 cm di larghezza, e basi fogliari tubolari inguainanti che formano uno pseudo fusto.

L’infiorescenza è una spiga terminale eretta, lunga fino a circa 15 cm, con rachide giallo verdastro pubescente costituita da 4-12 brattee alterne, distiche, concave, coriacee, disposte quasi perpendicolarmente al rachide, lunghe alla base 10-12 cm e progressivamente decrescenti verso l’alto, di colore rosso. Le brattee sottendono numerosi fiori tubolari, lunghi 2,5-3 cm, di colore verde pallido con macchia verde scuro verso l’apice, che si aprono in successione. I fiori, a simmetria bilaterale, sono ermafroditi, con 3 sepali, di cui due fusi e uno libero, e 3 petali fusi insieme, poco differenziati tra loro, 5 stami fertili e uno staminoide opposto al sepalo libero; i fiori sono impollinati dai colibrì. I frutti sono drupe subglobose di colore blu a maturità contenenti 1-3 semi.

Si riproduce per seme, preventivamente tenuto in acqua per 2 giorni per ammorbidire il tegumento, in terriccio organico con aggiunta di sabbia silicea o agriperlite per un 30%, mantenuto umido alla temperatura di 24-28 °C, ma solitamente e facilmente si ricorre alla divisione dei rizomi, con ciascuna sezione provvista di diverse gemme vegetative.

Specie diffusa in natura, ma poco coltivata al di fuori delle zone di origine, che meriterebbe un interesse maggiore per le sue potenzialità come pianta ornamentale, da utilizzare in gruppi o bordure.

Coltivabile nelle zone a clima tropicale e subtropicale umido in posizione semi ombreggiata su suoli ricchi di sostanza organica, acidi o neutri, drenanti, mantenuti pressoché costantemente umidi, ma senza ristagni. Dove il clima non consente la permanenza all’aperto durante i mesi invernali può essere coltivata in vasi capienti per essere riparata in serre, verande o giardini d’inverno luminosi, utilizzando un substrato organico con aggiunta di sabbia silicea o agriperlite per un 30% per migliorare il drenaggio, con umidità ambientale e temperature diurne elevate, ideali 24-26 °C, e minime notturne non inferiori a 15 °C. Le innaffiature devono essere regolari e abbondanti in estate, evitando i ristagni, causa di facili marciumi, più diradate in inverno, lasciando parzialmente asciugare il substrato prima di ridare acqua, con concimazioni effettuate preferibilmente con prodotti bilanciati a lento rilascio con aggiunta di microelementi.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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