Heliconia vellerigera

Famiglia : Heliconiaceae

Testo © Pietro Puccio

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Alta anche 5 m, l’Heliconia vellerigera ha grandi infiorescenze pendule pelose © Mazza

La specie è originaria dell’Ecuador e del Perù dove vive nelle foreste umide a basse e medie altitudini in zone caratterizzate da elevata piovosità annua.

Il nome del genere deriva dal latino “Heliconius, a, um” = dell’Elicona, monte sacro ad Apollo ed alle Muse nella mitologia greca; il nome specifico è la combinazione di “velleris”, genitivo del sostantivo latino “vellus” = vello, lana e “gero” = portatore, con riferimento alla lanugine che ricopre rachide e brattee dell’infiorescenza.

Nomi comuni: furry heliconia, fuzzy hanging heliconia, hairy hanging helliconia (inglese); helicônea-peluda (portoghese – Brasile); heliconia peluda (spagnolo).

L’ Heliconia vellerigera Poepp. (1836) è una specie erbacea rizomatosa, eretta, perenne, sempreverde, che forma densi cespi alti 3-5 m. Le foglie sono basali, alterne, semplici, intere, oblunghe con apice appuntito e nervatura centrale prominente nella pagina inferiore, di colore verde intenso superiormente, verde con sfumature bronzee nella pagina inferiore, di 0,7-1,5 m di lunghezza e 20-50 cm di larghezza, e basi fogliari tubolari inguainanti che formano uno pseudo fusto.

L’infiorescenza, su robusto peduncolo lungo 15-20 cm ricoperto da una fitta peluria color sabbia, è una spiga terminale pendente, lunga fino a circa 1 m, con rachide marcatamente ondulato rosso ricoperto da una densa peluria, lunga fino a 1 cm, di colore sabbia, come pure le 15-30 brattee alterne, coriacee, ovato-lanceolate, lunghe 6-15 cm, progressivamente decrescenti verso l’apice dell’infiorescenza, che racchiudono fiori tubolari di colore giallo, lunghi circa 3 cm, con pedicello ricoperto da una densa e lunga peluria dorata, che si aprono in successione.

I fiori, a simmetria bilaterale, sono ermafroditi, con 3 sepali, di cui due fusi e uno libero, e 3 petali fusi insieme, poco differenziati tra loro, 5 stami fertili e uno staminoide opposto al sepalo libero; i fiori sono impollinati dai colibrì. I frutti sono drupe oblunghe di 1 cm di lunghezza, di colore blu a maturità, contenenti 1-3 semi. Si riproduce per seme, preventivamente scarificato e tenuto in acqua per 3 giorni per ammorbidire il tegumento, in terriccio organico con aggiunta di sabbia silicea o agriperlite per un 30%, mantenuto umido alla temperatura di 26-28 °C, con tempi di germinazione variabili, da qualche settimana ad alcuni mesi, ma solitamente e facilmente si ricorre alla divisione dei rizomi in primavera.

Specie tra le più caratteristiche del genere per la fitta villosità che ricopre l’infiorescenza di lunga durata, in fioritura pressoché continua nell’arco dell’anno, coltivabile nelle regioni a clima tropicale e subtropicale umido, in pieno sole o leggera ombreggiatura, su suoli ricchi di sostanza organica, acidi o neutri, drenanti, mantenuti pressoché costantemente umidi, ma senza ristagni. Si adatta alla coltivazione in vasi capienti utilizzando un substrato organico particolarmente drenante e aerato, può quindi essere ricoverata in serre, verande o giardini d’inverno molto luminosi, dove il clima non consente la permanenza all’aperto durante i mesi invernali, con elevati tassi di umidità ambientale e alte temperature, ideali 24-26 °C con valori minimi non inferiori a 15 °C. Le innaffiature devono essere regolari e abbondanti in estate, lasciando parzialmente asciugare il substrato prima di ridare acqua, evitando i ristagni, causa di facili marciumi, più diradate in inverno, ma senza fare asciugare completamente il substrato, e le concimazioni effettuate preferibilmente con prodotti bilanciati a lento rilascio con aggiunta di microelementi.

Sinonimi: Bihai vellerigera (Poepp.) Kuntze (1891).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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