Hibiscus tiliaceus

Famiglia : Malvaceae

Testo © Pietro Puccio

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Specie pantropicale, l’ Hibiscus tiliaceus raggiunge anche i 12 m d’altezza con tronchi di 50 cm di diametro © Giuseppe Mazza

Specie pantropicale, è presente allo stato naturale in Australia (Queensland e Territorio del Nord), Belize, Brasile (Bahia, Paraná, Pernambuco e Rio de Janeiro), Cina (Guangdong, Hainan e Hong Kong), Colombia (Choco e Valle), Costa d’Avorio, Costa Rica, Cuba, Dominica, Ecuador (El Oro, Isole Galapagos e Manabi), Fiji, Filippine, Giamaica, Guam, Guyana, Indonesia (Giava e Sumatra), Honduras, Isole Cayman, Isole Cook, Isole Marianne Settentrionali, Isole Marshall, Isole Salomone, Kenya, Liberia, Madagascar, Maldive, Mauritius, Messico (Chiapas, Guerrero, Jalisco, Michoacan, Nayarit, Quintana Roo, Tamaulipas e Veracruz), Micronesia (Pohnpei), Nicaragua, Niue, Nuova Caledonia, Palau, Panama, Papua Nuova Guinea, Polinesia Francese (Isole della Società e Isole Marchesi), Repubblica Dominicana, Samoa, Seychelles, Singapore, Sudafrica, Suriname, Tonga e Vanuatu, dove cresce lungo le coste, su suoli prevalentemente sabbiosi, fino a circa 300 m di altitudine.

Il nome del genere deriva dal latino “hibiscum”, nome utilizzato da Plinio (23–79) per indicare l’ Althaea officinalis, a sua volta derivato dal greco “ἰβίσκος” (ibiscos), riferito ad alcune Malvaceae; il nome specifico è l’aggettivo latino “tiliaceus, a, um” da “tilia” = tiglio, per le foglie che somigliano a quelle del Tiglio ( Tilia europaea L.).

Nomi comuni: beach hibiscus, mahoe, sea hibiscus, tree hibiscus (inglese); algodão da praia, uacima da praia (Brasile); huang jin (Cina); vau, vau ndina, vaundra (Fiji); bago, lambagu, malubagu (Filippine); yama-asa (Giappone); waru (Giava); pago (Guam); fau maoi (Isole Marchesi); lo (Isole Marshall); ayiwo (Isole Salomone); tin ban (Myanmar); vole (Nuova Caledonia); hibisco maritimo (Panama); bang (Papua Nuova Guinea); fau (Samoa); po fai, po na, (Thailandia); purau (Tahiti); fau (Tonga); burau (Vanuatu).

L’ Hibiscus tiliaceus L. (1753) è un arbusto o albero sempreverde molto variabile, ramificato, di 3-12 m di altezza, con ampia chioma tondeggiante e tronco, fino a 50 cm di diametro, con corteccia di colore grigio chiaro e liscia nelle piante giovani, brunastra e profondamente fessurata nei vecchi esemplari; i rami giovani sono coperti da una fitta e corta peluria.

Le foglie, disposte a spirale su un picciolo lungo 3-12 cm, sono semplici, pressoché ovate con base cordata, margine intero o lievemente crenato e apice bruscamente appuntito, di 5-20 cm di lunghezza e 6-18 cm di larghezza, coriacee, pressoché glabre superiormente e di colore verde intenso, grigio-verdi e pubescenti inferiormente.

Fiori bisessuali, su un pedicello lungo 1-3 cm, ascellari, solitari o aggregati all’apice dei rami con foglie ridotte, effimeri, di colore inizialmente giallo, con o senza macchia porpora scuro al centro, che vira all’arancio o rosso-arancio prima di cadere. Epicalice cupuliforme, lungo 0,5-1 cm, con 7-10 lobi, uniti per circa metà della lunghezza, triangolari con apice appuntito e ricoperti da una densa peluria grigiastra. Calice campanulato, lungo 2-3 cm, con 5 lobi lanceolati esternamente pubescenti, corolla campanulata, di 5-10 cm di diametro, con 5 petali obovati, lunghi 4-6 cm e larghi 4-5 cm, e colonna staminale lunga circa 3 cm.

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Le foglie assomigliano a quelle del tiglio. Nei fiori effimeri predomina prima il giallo e poi il rosso arancio. Sono commestibili e tutte le parti della pianta vengono localmente usate per varie patologie © G. Mazza

Il frutto è una capsula legnosa ovoide con 5 valve, lunga 1,5-2 cm, contenente numerosi semi reniformi, lunghi circa 0,4 cm, di colore bruno scuro, rugosi. I semi galleggiano e rimangono vitali in acqua di mare per mesi, ciò che ha contribuito alla sua larga diffusione.

Si riproduce per seme, che va preventivamente scarificato e immerso in acqua per un giorno, in terriccio drenante mantenuto umido alla temperatura di 25-28 °C, con tempi di germinazione di 15-30 giorni e prima fioritura dopo 2-3 anni, ma solitamente per talea legnosa, di 20-40 cm di lunghezza e circa 2 cm di diametro, direttamente a dimora o in vivaio, che radica con facilità e fiorisce solitamente entro un anno. Per realizzare velocemente barriere si possono usare porzioni di ramo lunghe fino a 3 m e interrate per circa 1/3.

Specie di facile coltivazione e veloce crescita, viene impiegata principalmente a scopo ornamentale, per il fogliame e la fioritura pressoché continua, nelle regioni a clima tropicale e subtropicale, non sopportando temperature appena sotto 0 °C se non eccezionali e di breve durata, come esemplare isolato o in gruppo, come albero da ombra e nelle alberature stradali; sopporta molto bene le potature, anche drastiche, per mantenerne compatto il portamento.

Viene utilizzata anche per realizzare barriere frangivento e, in prossimità del mare, come protezione dagli aerosol marini, in programmi di riforestazione e nella stabilizzazione di suoli sabbiosi per l’apparato radicale vasto e superficiale.

Richiede pieno sole o leggera ombreggiatura e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, anche povero e poco drenante, da leggermente acido a leggermente alcalino, ma cresce al meglio in quelli sabbiosi e ricchi di sostanza organica.

Coltivabile anche in vaso, con opportune potature, per la decorazione di spazi aperti e, nei climi meno favorevoli, di verande e giardini d’inverno particolarmente luminosi; è anche un ottimo soggetto per bonsai.

Localmente i fiori vengono consumati come verdura o fritti in pastella. Con le fibre ricavate dalla corteccia, che presentano ottime caratteristiche di resistenza e durata nell’acqua di mare, si realizzano cordami, reti da pesca, stuoie e oggetti artigianali. Il legno, leggero, poroso, facile da lavorare, è utilizzato in falegnameria, per palizzate, utensili, piccole imbarcazioni, nella fabbricazione della carta e del compensato e come combustibile. Corteccia, fiori, foglie e radici contengono numerosi composti bioattivi e sono utilizzati nella medicina tradizionale per varie patologie.

Sinonimi: Hibiscus tiliifolius Salisb. (1796); Hibiscus abutiloides Willd. (1809); Hibiscus circinnatus Willd. (1809); Pariti tiliaceum (L.) A. St.-Hil. (1825); Hibiscus tortuosus Roxb. (1832); Hibiscus tiliaceus var. tortuosus (Roxb.) Mast. (1872); Hibiscus tiliaceus var. abutiloides (Willd.) Hochr. (1914); Hibiscus porophyllus Vell. (1825); Paritium tiliaceum (L.) A. Juss. (1825); Paritium tiliaceum (L.) A. St.-Hil. (1825); Paritium abutiloides (Willd.) G. Don (1831); Paritium circinnatum (Willd.) G. Don (1831); Paritium tiliaceum (L.) Wight & Arn. (1834); Paritium elatum var. abutiloides (Willd.) Griseb. (1864); Hibiscus boninensis Nakai (1914); Pariti tiliaceum (L.) A. Juss. (1920); Pariti boninense (Nakai) Nakai (1936); Talipariti tiliaceum (L.) Fryxell (2001), Talipariti tiliaceum var. pernambucense (Arruda) Fryxell (2001).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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