Himantopus himantopus

Famiglia : Recurvirostridae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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L’Himantopus himantopus si nutre, giorno e notte, di piccoli animali, scandagliando il fondo © Giuseppe Mazza

Il cavaliere d’Italia ( Himantopus himantopus - Linnaeus, 1758 ) appar- tiene all’ordine dei Charadriiformes ed alla famiglia dei Recurvirostridae ed è uno degli uccelli più strani che solcano i nostri cieli.

Vederlo camminare su quei trampoli fuori misura, lunghi quanto il suo corpo, di un colore rosso scarlatto, è già una visione spettacolare.

In volo poi diventa persino buffo con quelle stesse zampe che si protendono oltre la coda per quasi 15 cm, come se trascinasse dei lacci rossi rimasti accidentalmente impigliati e che sembrano ostacolarlo e sbilanciarlo nelle manovre aeree.

Anche coloro che nell’antichità hanno avuto il piacere di studiarlo e classificarlo, hanno preso lo spunto da questo particolare insolito ma impressionante. In effetti già dal nome scientifico e poi dai nomi comuni che gli sono stati dati, si evidenziano questi particolari.

Himantopus viene infatti dal greco “himas, himantos” = cinghia, laccio e “pous” = zampa.

Le zampe somiglianti a due lacci è un concetto che era stato ribadito ancora da Plinio che metaforicamente indicava queste appendici “fini come stringhe ritagliate da una cinghia di cuoio”.

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Vederlo camminare su quei trampoli fuori misura, lunghi quanto il suo corpo, di un colore rosso scarlatto, è già una visione spettacolare. In volo poi diventa persino buffo con le zampe che si protendono oltre la coda per quasi 15 cm e sembrano ostacolarlo e sbilanciarlo nelle manovre
© Gianfranco Colombo

Questo suo modo di incedere e l’estrema e naturale eleganza dell’aspetto, lo hanno poi elevato, solo in Italia, al grado di cavaliere !

In altri nomi comuni europei vengono invece descritte alcune sue caratteristiche morfologiche ma mai con l’enfasi poetica italiana.

In inglese Black-winged Stilt, in francese Echasse blanche, in tedesco Stelzenläufer, in spagnolo Cigüeñuela común.

Da sempre conosciuto nella parte centro meridionale della nostra penisola, è ora ben diffuso anche al nord in una fase che lo vede in forte espansione verso settentrione in tutti i suoi areali tradizionali.

Zoogeografia

Il cavaliere d’Italia ha una area di diffusione vastissima che copre praticamente tutti i continenti. Vive dal Nord America all’Australia, dal sud Africa alla Cina, dalla Nuova Zelanda all’Europa, dal Madagascar alle isole del Pacifico. In Europa arriva fino all’Inghilterra ed in tutta l’area continentale ma manca nella penisola Scandinava.

E’ praticamente un uccello cosmopolita con popo- lazioni stanziali nelle zone tropicali e migratrici nelle aree temperate. La popolazione europea e parzial- mente quella del medio Oriente asiatico, migra in Africa nell’area subsahariana spingendosi anche in quella australe, mentre quella asiatica sverna nell’area indomalese, entrambe sovrapponendosi alle popola- zioni residenti.

Arriva nei luoghi di nidificazione sin dal mese di marzo rimanendoci fino a tutto agosto inizio settembre, mese nel quale tutta la popolazione abbandona defini- tivamente l’area estiva.

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E’ un uccello stanziale nelle zone tropicali e migratore nelle aree temperate. La popolazione europea e parzialmente quella del medio Oriente asiatico, migra in Africa nell’area subsahariana spingendosi anche in quella australe, mentre quella asiatica sverna nell’area indomalese, entrambe sovrapponendosi alle popolazioni locali © Gianfranco Colombo

Una volta occasionale nella pianura Padana, risulta essere oggi molto comune, in certi casi con concentrazioni spettacolari: 27 nidi in 3,3 ha e 14 nidi in 1,4 ha (Colombo 2011). Entrambi i casi sono riferiti a tese per la caccia agli anatidi.

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All’arrivo nei quartieri di nidificazione si scatenano spesso incessanti e schiamazzanti duelli per la conquista del territorio e la difesa della femmina scelta, battaglie durante le quali questi uccelli usano le ali e le zampe come spade. In queste lotte il vincitore generalmente riesce a “affogare” il contendente, buttandolo praticamente sott’acqua e pressandone il corpo con le lunghe zampe. Subito dopo torna la pace e tutto ritorna come se nulla fosse successo © Gianfranco Colombo

Ecologia-Habitat

Il cavaliere d’Italia vive abitualmente in paludi, risaie e saline, lagune di bassa profondità, sponde sabbiose e sassose di bacini idrici e negli ultimi anni in particolare nella pianura Padana, nelle tese per la caccia alle anatre, visto che l’arrivo delle popolazioni migratorie coincide con il periodo di chiusura della stagione venatoria.

E’ un limicolo legato strettamente alla presenza di acqua e di ogni ambiente che abbia disponibilità di questo elemento.

La particolare lunghezza delle zampe gli permette di usufruire anche di specchi d’acqua di discreta profondità, sfruttate di solito solo da grossi ardeidi, dove lo si vede sguazzare con l’acqua che lambisce il petto ed ogni tanto scomparire sottacqua lasciando visibile solo la coda, quando immerge la testa alla ricerca del cibo.

Si nutre di tutto ciò che vive ed è correlato con l’acqua: insetti, lumachine, crostacei, molluschi e girini, cibo che raccoglie sia di giorno che di notte considerata la capacità di vedere discretamente anche al buio.

La sua attività giornaliera consiste essenzialmente in due fasi, mangiare e pulirsi, intervallando il tutto con attività sociali alquanto vivaci. Questo uccello ha una vita collettiva molto attiva ma al tempo stesso è molto litigioso con tutti i suoi vicini, siano essi cavalieri od altri uccelli che transitano nella sua area.

Questo atteggiamento, seppure molto accentuato durante il periodo di nidificazione, viene evidenziato in ogni momento della sua vita per cui si ritiene che a volte siano litigi “amichevoli” per stringere maggiormente i rapporti di gruppo.

Comunque la sua aggressività viene espressa anche verso uccelli di taglia ben superiore e con caratteri non certo amichevoli.

Aironi, folaghe, anatre e non di rado gheppi (Falco tinnunculus) e lodolai (Falco subbuteo) sono le principali attrattive di litigio.

Nel caso invece arrivino dei Falchi di palude ( Circus aeruginosus ) e delle albanelle ( Circus sp.), spesso predatori dei nidi e dei suoi piccoli, l’attacco è effettuato in gruppo con un mobbing stretto e deciso, anche se a volte non vincente.

Morfofisiologia

Il cavaliere d’Italia ha una lunghezza di quasi 40 cm, un peso di 200 g ed un’apertura alare di circa 75 cm.

Le sole zampe hanno una lunghezza di 30 cm e concorrono mediamente al 30% della lunghezza totale.

Le copritrici alari sono nerissime nel maschio e leggermente più opache nella femmina mentre il resto del corpo è di un bianco candido eccetto delle macchie nerastre molto variabili sulla testa e la nuca. Queste sfumature spesso indicano l’appartenenza ai diversi sessi ma immancabilmente si trovano sia maschi che femmine con queste macchie più o meno accentuate ed a volte esemplari di entrambi i sessi nei quali mancano totalmente.

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Le copritrici alari sono nerissime nel maschio e leggermente più opache nella femmina mentre il resto del corpo
è di un bianco candido eccetto delle macchie nerastre molto variabili sulla testa e la nuca © Gianfranco Colombo

Gli immaturi presentano invece una maggiore sfumatura nel contrasto bianco nero, con un diffuso grigio che negli esemplari molto giovani lo fanno asso- migliare più ad Totano moro ( Tringa erythropus ) in livrea eclissale che non ad un futuro cavaliere.

Il becco è nero molto appuntito e lungo leggermente più della stessa testa.

Le zampe sono rosso fuoco.

Gli occhi hanno l’iride di un rosso bril- lante che viene fortemente evidenziato quando in fase di accoppiamento o quando eccitato dalla presenza di qualche intruso.

Sono state classificate diverse sotto- specie sparse in diverse località remote ed isolate del mondo e da alcuni considerate a livello di specie.

Etologia-Biologia riproduttiva

Immediatamente all’arrivo nei quartieri di nidificazione, il cavaliere maschio prende possesso dell’area scegliendo la femmina sua futura partner ed individuando l’angolo dove costruire il nido.

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L’accoppiamento di questi uccelli è molto particolare ed emozionante. Il maschio inizia a girare intorno alla femmina becchettando nervosamente ad ogni passo e stringendo sempre di più il cerchio di avvicinamento. La femmina rimane immobile, leggermente piegata, con il collo proteso in avanti ed il corpo perfettamente orizzontale al terreno. A questo punto, nonostante le zampe, il maschio le salta acrobaticamente in groppa, consumando l’accoppiamento in pochissimi secondi © Gianfranco Colombo

In questo periodo si scatenano incessanti e schiamazzanti lotte per la conquista del territorio e la difesa della femmina scelta, battaglie durante le quali questi uccelli usano le ali e le zampe come fossero spade per difendersi dal nemico ed intrecciano voli creando parapiglia molto divertenti.

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Il nido è un ammasso d’erbe ed alghe quando è situato nell’acqua, mentre questi materiali vengono in parte sostituiti con sassi, conchiglie e sterco di coniglio selvatico, quando è posto all’asciutto © Gianfranco Colombo

In queste lotte il vincitore generalmente riesce a “affogare” il contendente, buttandolo praticamente sott’acqua e pressando il suo corpo con le lunghe zampe. Subito dopo torna la pace e tutto ritorna come se nulla fosse successo.

L’accoppiamento di questi uccelli è molto particolare ed emozionante. Il maschio inizia a girare intorno alla femmina becchettando nervosamente ad ogni passo e stringendo sempre di più il cerchio di avvicinamento.

La femmina rimane immobile legger- mente piegata, con il collo proteso in avanti ed il corpo perfettamente orizzontale al terreno fin quando il maschio salito in groppa, consuma l’accoppiamento in pochissimi secondi.

Disceso a terra abbraccia la femmina spiegando un’ala e percorrendo alcuni passi appaiati. Durante queste fasi entrambi i partner mantengono gli occhi fortemente spalancati mettendo in evidenza il rosso carminio dell’iride.

Quando possibile, sceglie luoghi di nidificazione che siano o diventino inaccessibili da terra per cui identifica aree allagate od in fase di inondazione, contornate da strati fangosi non transitabili o visibilmente impraticabili, nel qual caso il nido anche se visibile, rimarrà praticamente circondato e protetto dall’acqua.

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Una femmina si accinge alla cova piegando accuratamente le lunghe zampe di 30 cm. Può deporre fino a 5 uova © Gianfranco Colombo

La volpe è uno dei suoi principali predatori per cui quando non protetto da questi ostacoli, diviene spesso sua facile preda.

Nidificando in colonie anche molto numerose, i nidi sono spesso vicini, anche pochi metri di distanza e la protezione comune diventa quindi un ausilio molto valido.

Va detto che questo uccello bianco nero è molto visibile quando accucciato sul nido, per cui risulta facile obiettivo per ogni tipo di predatore, sia dall’alto che da terra.

Il nido è un ammasso di erbe ed alghe quando è posto nell’acqua, mentre i materiali vengono in parte sostituiti con sassi, conchiglie e sterco di coniglio selvatico, quando situato all’asciutto.

Depone fino a 5 uova, mediamente tre o quattro, con colore di base olivastro, fortemente macchiettato di nero che vengono covate all’incirca per 25 giorni. I piccoli nidifughi, lasciano subito il nido ma dipendono dai genitori per altre 4-5 settimane, quando saranno in grado di volare.

La mortalità dei piccoli durante questo periodo è eccezionalmente alta anche se la mimetizzazione è una loro peculiare caratteristica. Il cavaliere può effettuare una covata sostitutiva quando il nido viene accidentalmente predato o distrutto durante la fase iniziale della nidificazione.

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I piccoli nascono dopo 25 giorni circa d’incubazione. Lasciano rapidamente il nido ma dipendono dai genitori per 4-5 settimane. Numerosi predatori, volpi in testa, sono in agguato e la loro mortalità è altissima © Gianfranco Colombo

Il cavaliere d’Italia non sa contare al contrario di tanti uccelli che riescono a farlo con facilità e quindi non dà alcun segno di turbamento se tornando al nido non riscontra il numero di uova che aveva lasciato. Dalle quattro uova componenti abituali di una covata, si è provato gradualmente a toglierne una alla volta e vedere immediatamente l’uccello ritornare ed accovacciarsi sul nido senza esitazione.

Al contrario, asportate totalmente le uova, l’uccello si blocca immediatamente davanti al nido e dopo qualche minuto di incredulità, durante il quale viene raggiunto dal partner, riprende la sua normale attività rimanendo nei pressi. Rimesse subito dopo le uova ritorna con incredibile rapidità al nido e si rimette a covare come se nulla fosse accaduto. Anche quando il nido viene acci- dentalmente rovinato da alluvioni o ghermito da predatori, la reazione è alquanto rapida.

Passato il dramma dell’incidente e dopo uno stazionamento in loco di uno o due giornate al massimo, con frequenti visite al nido vuoto ma molto probabilmente per difendere ancora il territorio, quasi immediatamente il maschio inizia a identificare il nuovo sito dove porre il nido e subito iniziare a accumulare materiale nei suoi pressi.

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Un subadulto. Anche se è protetta in Europa, la specie è ovunque in forte espansione e per niente a rischio © Giuseppe Mazza

La costruzione del nido è opera comune e viene effettuata alquanto rapidamente ed in pochissimi giorni dà seguito alla rideposizione delle uova.

A volte quando la perdita della covata è dovuta ad un improvviso allagamento, non manca di usufruire, ritiratesi le acque, della stessa piattaforma sulla quale era posizionato il precedente nido riposizionando nuovo materiale ad integrazione di quanto rimasto.

La maturità sessuale viene raggiunta al secondo anno ma generalmente la scelta del partner e l’accoppiamento avviene al terzo.

In questi anni il cavaliere d’Italia subadulto può rimanere sia nei quartieri di svernamento od anche seguire le coppie nidificanti nell’areale riprodut- tivo, dove spesso sono fra le cause di quei frequentissimi litigi di cui questi uccelli sono soggetti.

Molti giovani divenuti indipendenti, dopo un iniziale periodo di erratismo tra le varie colonie, si aggregano spesso ad altri gruppi familiari creando assembramenti che diventeranno essenziali durante le lunghe migrazioni.

Questa specie è in forte espansione in particolare in tutti gli areali settentrionali, per cui non è considerata a rischio. E’ comunque specie particolarmente protetta in tutta l’Europa.

Sinonimi

Charadrius himantopus – Linnaeus, 1758.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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