Hippocampus guttulatus

Famiglia : Syngnathidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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L’Hippocampus guttulatus vive nel Mediterraneo e nell’Atlantico limitrofo © G. Mazza

Questo stranissimo animale marino, attorno al quale sono nate tante leggende, fin dall’antichità, quando si pensava che ne esistessero versioni giganti, sia come mostri terrestri, che marini, nonostante i biologi gli avessero assegnato un nome al genere come Ippocampo ( Hippocampus ), ovvero “cavallo mostro”, è un pesce osseo comune in tutti i mari caldi e temperati.

I membri di questo genere, che secondo alcuni zoologi, afferiscono all’ordine dei Gasterosteiformi (Gasterosteiformes), lo stesso a cui appartiene ad esempio lo spinarello, il pesce ago e altre 150 specie, mentre secondo altri, l’ordine di appartenenza è quello dei Signatiformi (Syngnathiformes); la ICZN non ha ancora espresso un giudizio definitivo ), ma che indipendentemente dalla denominazione dell’ordine, confluiscono nella famiglia dei Signatidi ( Sygnathidae ), sono pesci meravigliosi, fragilissimi (quanto la barriera corallina), essenziali per l’equilibrio biologico-ecologico marino (sfruttati per tale ragione, anche come uno degli indicatori biologici, dello stato di salute dei mari), dove per molte delle numerose specie che compongono il genere, si stanno avendo problemi crescenti per la bassa densità di popolazione.

Questo, è indice di un crescente inquinamento delle acque marine che li ospitano; la vita di questi meravigliosi pesci ossei è sempre più complicata, la riproduzione allo stato naturale si sta abbassando sempre di più e, quindi con essa, la densità di popolazione fino a valori critici per alcune specie, al punto che sono entrate a far parte della red list of endangered species, della IUCN. Un esempio è il sempre più raro Cavalluccio pigmeo dorato ( Hippocampus zosterae ).

Qui ci occuperemo dell’ Hippocampus guttulatus - Cuvier, 1829, che con l’analogo Hippocampus hippocampus, è molto abbondante sulle sponde del Mediterraneo.

Ma numerose sono le specie che compongono il genere Hippocampus, tra cui ci sono il già citato Cavalluccio pigmeo dorato ( Hippocampus zosterae ), che lo si ritrova nelle acque tropicali, l’ Hippocampus hudsonius, anch’esso di casa nelle calde acque tropicali, caratterizzato da un livrea suggestiva, dai colori brillanti, oppure l’ Hippocampus kuda, con livrea giallo brillante, o l’ Hippocampus barbouri, pure con livrea gialla, ma di una tonalità meno brillante, mescolata al bianco. Tutte specie di cui tratteremo in specifiche schede.

Comunque, come si è potuto notare, sono animali dalle livree colorate ( più o meno intensamente e in maniera variegata ), con spesso associate appendici, in alcuni casi di forma particolare, tanto da far mimetizzare il pesce con una pianta marina, come accade per alcune specie di cavalluccio marino.

Nello specifico, l’ Hippocampus guttulatus, presenta come vedremo una livrea rosso porpora-violacea, con associate delle espansioni aghiformi, in particolare sulla testa e parte del dorso.

Questi animali, hanno sempre avuto un rapporto antico con gli esseri umani, non solamente in termini mitologici e di leggenda, ma per esempio a livello commerciale, poiché vengono trafficati ( la CITES, già ne regolamenta severamente il traffico, ma ora per alcune specie tropicali a rischio d’estinzione, ne vieta severamente la pesca e il commercio ), come pesci ornamentali, utilizzati nell’acquariologia, oppure in passato, una volta pescati, venivano lasciati essiccare, utilizzati poi per la costruzione di collane o braccialetti. Benché oggi tale pratica, che rientra nella cosiddetta Zoologia Industriale, sia decisamente vietata, il contrabbando è purtroppo sempre dietro l’angolo.

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Negli ippocampi sono i maschi che mettono al mondo i figli © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

L’ Hippocampus guttulatus è autoctono delle acque costiere del Mar Mediterraneo, Mar Tirreno, ma lo si ritrova anche lungo le coste Adriatiche, del Mar Ionio, Mar di Sicilia; una quindicina di anni fa, si sono cominciati a campionare e a pescare, anche interi gruppi nella Canale della Manica, stanziali in quelle acque.

Morfofisiologia

L’aspetto esteriore dell’ Hippocampus guttulatus e, nelle linee generali anche per gli altri membri della famiglia dei Sygnathidae, è quanto mai strano e, non ricorda affatto la morfologia esterna e macroscopica, di un pesce osseo, cosa che ricordiamo tale animale è.

Infatti, ha caratteristiche particolari, in comune con gli altri ippocampi, che li differenziano da tutti gli altri pesci.

La testa, ha una forma allungata e, ricorda quella di un cavallo. Il muso, sottile e tubulare, termina con una bocca molto piccola, caratteristica questa, come i grandi occhi rispetto le dimensioni della testa, di tutti i membri della famiglia dei Sygnathidae.

Gli occhi sono laterali e molto sviluppati, per garantire una buona vista e, sono indipendenti uno dall’altro, ciò significa che possono essere mossi ciascuno in una direzione, questo aumenta il campo visivo.

Tale adattamento, dal punto di vista evolutivo si è generato in questi pesci, che non sanno nuotare molto bene, permettendogli di scorgere prede e predatori in tempo.

Le branchie, sono di piccole dimensioni. Mancano le pinne ventrali ( da qui la bassa capacità di nuoto, che li fa sembrare quando si muovono, come galleggiassero ), mentre l’unica pinna dorsale è posizionata in posizione mediana e, dotata di grande mobilità, con funzione probabilmente di tipo propulsivo.

Come accennato prima, tutti i membri del genere Hippocampus nuotano non molto bene, ed il tipo di movimento e nuoto che li caratterizza è molto specifico, tanto da farli riconoscere subito. L’ Hippocampus guttulatus, come tutti gli altri Hippocampus, nuota mantenendosi in posizione verticale, per mezzo delle pinne pettorali poste ai lati del corpo.

Questo atteggiamento, ha influito anche sulla conformazione dello scheletro, soprattutto a livello del collo. Infatti, l’angolo formato dalla testa, con il resto del corpo, si avvicina a un angolo retto, mentre gli altri pesci ossei, cartilaginei e agnati, hanno una colonna vertebrale, che si continua orizzontalmente con la testa. Il corpo dei vari membri del genere Hippocampus è ricoperto di una vera e propria corazza, non fa eccezione l’ Hippocampus guttuluatus. Questa nello specifico e, in linea generale, è formata da anelli ( evidenziati da strisce bianche, indipendente dal colore della livrea ) e piastre.

Gli anelli, nell’ Hippocampus guttulatus ( nelle altre specie si differenziano di poco, in numero ), sono una cinquantina e, vanno dal capo alla coda. A questi, si suturano delle piastre ( la parte bianca ). Sia gli anelli che le piastre, sono di origine ossea.

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La femmina depone le uova nel loro marsupio, dove sono fecondate e si sviluppano fino al parto © Mazza

Inoltre nell’ Hippocampus guttulatus ,il corpo ( come nelle altre specie in modo più o meno marcato ) cresce in diametro, dalla coda ( arrotolata un certo numero di volte verso l’interno o il ventre, a mobilità volontaria, spesso estesa fungendo da timone e, da punto di presa ), alla testa, la quale è molto sproporzionata, per le grosse dimensioni, rispetto l’intero asse corporeo.

Sono presenti strutture ossee aghiformi, su tutta la testa, il tratto iniziale del tronco e parte dei fianchi, a lunghezza variabile. In più ( ma questa caratteristica, è comune anche alle altre specie ), sono presenti creste longitudinali, provviste di tubercoli.

Anche la coda, è percorsa da quattro piccole creste, due dorsali e due ventrali.

Questo scheletro particolare, che ricordiamo essere di color rosso porpora-violaceo nell’ Hippocampus guttulatus , evoca un cavallo medioevale, rivestito della pesante corazza da torneo o battaglia.

La coda, è una caratteristica comune e, molto particolare, dei cavallucci marini: è prensile e serve per aggrapparsi a sporgenze rocciose o piante acquatiche. Manca la pinna caudale, mentre è presente una piccolissima pinna anale. La mancanza della pinna caudale, è dovuta alla conformazione della coda, che termina con una punta angolosa-spigolosa.

Le branchie, che come negli altri pesci rappresentano il sistema respiratorio, presentano una struttura particolare. Esse comunicano con una cavità interna, di notevoli dimensioni, e si aprono all’esterno, per mezzo di una stretta fessura, che è difficile da osservare. Esternamente appaiono come un ciuffo delicato ed elegante. La maggior parte dei visceri, si trova nella regione del collo.

I maschi, posseggono nella regione anale, una tasca o “marsupio”, molto sviluppato, privo di rivestimento osseo e dotato di uno sfintere muscolare. Questa tasca è solamente appena accennata nella femmina di tutte le specie del genere Hippocampus, e ciò, biologicamente parlando, ha assegnato il ruolo di gestante al padre. Gli Hippocampus guttulatus, sia maschi che femmine, misurano mediamente 17-18 cm di lunghezza.

Habitat-Ecologia

Generalmente il biotopo dell’ Hipocampus guttulatus, come dell’ Hippocampus hippocampus sono le zone costiere e le aree marine ove sono presenti piantagioni ed alghe. Non essendo buoni nuotatori, effettuano di solito brevi spostamenti, facendosi anche trasportare dalle correnti marine. La particolare conformazione della bocca, gli permette la cattura di piccoli animali planctonici, di cui si nutrono.

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Piccoli di cavalluccio marino appena nati. In pochi mesi raggiungono la taglia adulta © Giuseppe Mazza

Etologia-Biologia Riproduttiva

Prima di cominciare la descrizione del ciclo biologico dell’ Hippocampus guttulatus, diciamo che in linea di principio, vale anche per gli altri membri del genere Hippocampus, ed è bene fare dapprima, una descrizione più dettagliata del marsupio anale del maschio, che è la gestante di turno in questo genere di pesci ossei.

E’ questo, una tasca formata da due pieghe cutanee, localizzata sulla coda all’esterno della quale si apre il poro genitale.

La femmina del cavalluccio marino in generale, nello specifico di Hippocampus guttulatus, produce le uova attraverso i suoi ovari, ma è poi il maschio, che le incuba fino a gestazione terminata.

Prima dell’accoppiamento, il maschio e la femmina, conducono una delicata danza nuziale, terminata la quale i due pesci si accoppiano. Si allacciano per mezzo delle code, rimanendo viso a viso. La femmina quindi, emette le uova che introduce per mezzo della “papilla genitale”, nel marsupio anale del maschio.

Appena entrate nel marsupio, le uova vengono fecondate dagli spermi del maschio.

A questo punto, attraverso una cascata di segnali endocrini e di fattori biochimici, che stimolano la vascolarizzazione ecc., sulle pareti della tasca si sviluppa una intricata “rete capillare”, che la rende molto simile a un “utero gravido”. Attorno ad ogni uovo fecondato, si formano alveoli indipendenti, che attuano scambi gassosi, con le pareti della tasca; ciò permette all’embrione in sviluppo di ricevere O2 e di depurarsi della CO2.

La femmina, nel frattempo, si allontana e da questo momento si disinteressa della prole.

Dopo un certo periodo, gli embrioni escono dall’uovo, rimanendo però ancora per lungo tempo, nel marsupio anale. Infine il maschio si sposta in acque più fredde ( perché più ricche in ossigeno di quelle calde ) e dà inizio al “parto”.

Lo sfintere del marsupio anale comincia a rilassarsi, mentre l’animale si contorce spasmodicamente. I piccoli, escono dalla tasca, talvolta con la testa, talvolta con la coda. Appena usciti, annaspano per qualche secondo incapaci di nuotare, poi, presa confidenza con l’ambiente, si allontanano da soli ( prole atta-presociale ), nuotando in verticale. Si sviluppano in pochi mesi, raggiungendo lo stadio di adulti.

L’indice di vulnerabilità della specie segna attualmente 24 su una scala di 100.

Sinonimi

Hippocampus hippocampus microcoronatus - Slastenenko 1938; Hippocampus hippocampus microstephanus - Slastenenko 1937; Hippocampus longirostris - Schinz, 1822; Hippocampus ramulosus - Leach, 1814

 

→ Per nozioni generali sui pesci vedere qui.

 

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