Holacanthus bermudensis

Famiglia : Pomacanthidae

 

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Testo © Giuseppe Mazza

 

 

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Con 45 cm e 3 kg di peso, l’Holacanthus bermudensis è, con l’Holacanthus ciliaris, il più grande pesce angelo © Giuseppe Mazza

L’ Holacanthus bermudensis - Goode, 1876, appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine Perciformes ed alla elegante e variopinta famiglia dei Pomacanthidae, i pesci angelo, che contano 9 generi e 74 specie.

L’etimologia del genere Holacanthus viene dal greco “olos” = intero, tutto e “akantha” = spina, per sottolineare la grande spina sull’opercolo e la presenza di spine interopercolari. E insomma un pesce tutto spinoso.

Il nome specifico bermudensis viene del latino e vuol dire “delle Bermuda”, e fa riferimento al fatto che questo pesce è comune nelle acque di queste isole e che uno dei sintipi (esemplari che l’autore usa per descrivere la specie) fu raccolto da Goode in queste isole.

Zoogeografia

E presente nelle acque tropicali dell’ Atlantico occidentale. Lo troviamo alle Isole Bermuda, nel sud degli USA, in Messico, Belize, Honduras, Nicaragua e Cuba. Vive insomma principalmente fra il Golfo del Messico ed il Mar dei Caraibi.

Ecologia-Habitat

Vive nelle lagune, fra i coralli, ma anche sul bordo esterno dei reef fino a 90 m di profondità.

Morfofisiologia

Come l’ Holacanthus ciliaris, cui anatomicamente molto assomiglia, raggiunge i 45 cm di lunghezza ed i 3 kg di peso. Il corpo è piatto, quasi ovale, ed anche qui, negli esemplari anziani, le pinna dorsale e l’anale si prolungano ben oltre la coda. Anche qui la livrea contempla del giallo e del blu, ma l’azzurro verdastro è nettamente preponderante con sfumature blu pastello, donde il nome inglese senza equivoci di “Blue angelfish” e quello francese di “Demoiselle bleue”. Da notare la fascia gialla sulle pinne pettorali sul bordo della coda e sul prolungamento della dorsale e dell’anale ed un caratteristico allineamento verticale di tratti blu sull’opercolo.

Anche la livrea dei giovani, completamente diversa da quella degli adulti, è molto simile a quella dell’ Holacanthus ciliaris : entrambe le specie presentano infatti delle linee chiare che qui sono leggermente più verticali. Dato il gran numero di uova deposte e l’areale in gran parte sovrapposto c’è anche chi parla d’ibridazione fra le due specie.

Etologia-Biologia Riproduttiva

L’ Holacanthus bermudensis si nutre di vari animali bentonici, come idroidi, briozoi, meduse, ascidie e soprattutto spugne, ma anche d’alghe e piante acquatiche. E’ una specie territoriale alquanto solitaria, tolto il momento dell’accoppiamento.

Può riprodursi tutto l’anno. Le uova, pelagiche e galleggianti, vengono fecondate in mare aperto. Le femmine possono rilasciarne anche 75.000 al giorno e schiudono subito, nutrendosi per un paio di giorni del sacco vitellino. Poi si nutrono voracemente di plancton e crescono a vista d’occhio. I giovani si comportano spesso, come i Labroides, da pesci pulitori, togliendo i parassi a varie specie, tartarughe incluse.

Può adattarsi alla vita d’acquario, ma va tenuto in vasche adeguate senza conspecifici perché entrerebbe subito in conflitto. Ben nutrito può vivere anche un ventennio. Date le dimensioni viene sporadicamente consumato dai pescatori dei Caraibi, incuranti dei rischio di ciguatera, una grave intossicazione alimentare legata alla presenza d’organismi velenosi nella sua dieta.

Le popolazioni in natura possono raddoppiare in 1,4-4,4 anni e la specie ha oggi un indice di vulnerabilità di 44 su una scala di 100.

Sinonimi

Holacanthus ciliaris bermudensis - Goode, 1876; Angelichthys isabelita - Jordan & Rutter, 1898; Holacanthus isabelita - Jordan & Rutter, 1898.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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