Hoya dischorensis

Famiglia : Apocynaceae

Testo © Pietro Puccio

La specie è originaria della Papua Nuova Guinea dove cresce nelle foreste umide fino a circa 1000 m di altitudine.

Il genere è dedicato a Thomas Hoy (ca. 1750-1822), botanico e curatore dei giardini del duca di Northumberland; il nome della specie è l’aggettivo latino “dischorensis” = di Dischore, località della Provincia di Morobe, con riferimento al luogo di origine della specie tipo.

L’ Hoya dischorensis Schltr. (1913) è una epifita sarmentosa poco ramificata con fusti sottili, ascendenti, provvisti di sparse radici avventizie. Le foglie, su un picciolo lungo 0,6-1 cm, sono oblunghe con apice acuto e margine intero, piuttosto carnose, glabre, di colore verde intenso, lunghe 6-12 cm e larghe 3-6 cm.

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Nativa della Papua Nuova Guinea, l’ Hoya dischorensis è una epifita sarmentosa poco ramificata con fusti sottili. Infiorescenze, su corto peduncolo, ombrelliformi portanti 10-25 fiori di colore giallo crema, più o meno intenso, con corolla a 5 lobi ovati con apice acuto e margine fittamente villoso, di 1-1,5 cm di diametro © Giuseppe Mazza

Infiorescenze, su corto peduncolo, ombrelliformi portanti 10-25 fiori di colore giallo crema, più o meno intenso, con corolla a 5 lobi ovati con apice acuto e margine fittamente villoso, di 1-1,5 cm di diametro, e corona staminale con segmenti oblunghi. I frutti sono follicoli fusiformi contenenti numerosi semi provvisti a un estremo di un ciuffo di peli sericei (pappo) che ha la funzione di facilitarne la dispersione tramite il vento.

Si riproduce solitamente per talea, con 2-3 nodi, in terriccio molto sabbioso o agriperlite mantenuti umidi ad una temperatura di 26-28 °C, e margotta; la prima fioritura può avvenire nello stesso anno.

Specie particolarmente fiorifera che necessita di un clima caldo-umido, quindi adatta ad essere coltivata all’aperto esclusivamente nelle regioni a clima tropicale e subtropicale umido. Richiede elevata luminosità, ma non sole diretto, e un substrato molto poroso e drenante, ricco di sostanza organica, neutro o leggermente acido.

Altrove va coltivata in vaso, guidata su opportuni supporti, con gli stessi accorgimenti sopra riportati e temperature minime invernali superiori a 16 °C. Le innaffiature devono essere regolari e abbondanti in estate, lasciando asciugare parzialmente il substrato prima di ridare acqua, più diradate in inverno, ma senza farlo asciugare completamente; utili le nebulizzazioni, con acqua a temperatura ambiente non calcarea, in presenza di elevate temperature e bassa umidità atmosferica. Per le concimazioni, in primavera-estate, possono utilizzarsi gli stessi prodotti idrosolubili, con microelementi, specifici per le orchidee epifite. I rinvasi vanno effettuati quando il substrato dà segni di deterioramento, preferibilmente nella tarda primavera-estate, avendo cura di lasciare successivamente la pianta asciutta fino a quando non si notano segni di ripresa vegetativa.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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