Hura crepitans

Famiglia : Euphorbiaceae

Testo © Pietro Puccio

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Originaria dell’America tropicale, l’ Hura crepitans è un sempreverde o semideciduo, di 10-40 m di altezza © Giuseppe Mazza

La specie è originaria delle Antille Venezuelane, Bahamas, Bolivia, Brasile (Acre, Amazonas, Amapá, Pará, Roraima, Rondônia e Tocantins), Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, Giamaica, Guyana, Guyana Francese, Haiti, Honduras, Isole Sopravento, Isole Sottovento, Nicaragua, Panama, Perù, Portorico, Repubblica Dominicana, Suriname, Trinidad-Tobago e Venezuela dove vive nelle radure e ai margini delle foreste, spesso in prossimità di corsi d’acqua, dal livello del mare fino a circa 1000 m di altitudine.

Il nome del genere è quello dato dai nativi che significa “linfa velenosa”; il nome specifico è il participio presente del verbo latino “crepo” = scoppiettare, far rumore, con riferimento ai frutti che a maturità esplodono con un caratteristico crepitio.

Nomi comuni: sandboxtree, monkey-no-climb-tree, monkey pistol, monkey’s dinner bell, possum wood (inglese); achohó (Bolivia); árvore-do-diabo, arceira, assaçú, catauá (Brasile); acuapar arenillo, ceiba amarilla, ceiba de leche (Colombia); javillo (Costa Rica); habillo, salvadera, haba (Cuba); arbre du diable, sablier blanc (Haiti); bois du diable (Martinica); habillo (Nicaragua); ceibo, havillo, nuno, tronador (Panama); catahua (Perù); javilla, molinillo (Portorico); posentri (Suriname); ceiba blanca, jabillo (Venezuela).

L’ Hura crepitans L. (1753) è un albero sempreverde o semideciduo, di 10-40 m di altezza, con tronco eretto, cilindrico, fino a oltre 2 m di diametro alla base, e corteccia grigiastra fittamente ricoperta, sul fusto e sui rami principali degli esemplari più giovani, di robuste spine coniche legnose; dalle ferite essuda un lattice di colore giallo traslucido o biancastro.

Le foglie, su un picciolo lungo 5-20 cm provvisto di due ghiandole all’apice, sono semplici, alterne, ovate con apice bruscamente e lungamente appuntito, base cordata e margine leggermente serrato, lunghe 5-25 cm e larghe 5-15 cm, di colore verde intenso lucido superiormente, a volte leggermente villose inferiormente, in particolare lungo le nervature; stipole (appendici alla base della foglia che hanno lo scopo principale di proteggerla durante la fase iniziale di crescita) caduche, lanceolate, lunghe circa 10 mm e larghe 3 mm.

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Foglie lunghe anche 25 cm con picciolo di 20 cm. Al centro un fiore femminile e infiorescenza maschile in crescita © Giuseppe Mazza

Fiori unisessuali sulla stessa pianta privi di petali, i fiori maschili, subsessili, sono raggruppati in infiorescenze terminali coniche, di colore rosso scuro, di 4-6 cm di lunghezza e 2 cm di diametro, con calice tubolare irregolarmente dentato, lungo circa 3 mm, e 8-20 stami, lunghi 5-10 mm. Fiori femminili solitari all’ascella delle foglie superiori o alla base di una infiorescenza maschile, su un peduncolo lungo 1-1,5 cm, che si allunga fino a 6 cm in frutto, con calice tubolare troncato, lungo circa 0,5 cm, ovario interno al calice, colonna lunga 2-5 cm, e disco stigmatico (struttura circolare che deriva dal concrescimento degli stigmi), di 1,5-2,5 cm di diametro, suddiviso in 11-16 lobi con apice ottuso disposti radialmente di colore rosso porpora.

I frutti sono capsule deiscenti legnose, schiacciate e concave ai due estremi con fino a 16 costolature prominenti, corrispondenti ai carpelli disposti radialmente attorno all’asse, di circa 4 cm di altezza e 8 cm di diametro, di colore inizialmente verde, poi bruno quando maturi, contenenti semi ovoidi appiattiti, oleosi, di colore castano, uno per ogni carpello, di circa 2 cm di diametro.

Quando il frutto è secco i semi vengono espulsi rumorosamente e violentemente, anche fino ad oltre 20 m di distanza in assenza di ostacoli, meccanismo di dispersione comune a molte altre Euphorbiaceae . Si dissemina facilmente durante le inondazioni, essendo i semi galleggianti, tanto da naturalizzarsi e spesso comportarsi da infestante nelle zone dove l’albero è stato introdotto. Si propaga per seme, che ha una breve durata di germinabilità, preventivamente tenuto in acqua per un giorno, in terriccio organico con aggiunta di sabbia o perlite per un 30% mantenuto umido alla temperatura di 25-28 °C, con tempi di germinazione di 1-2 mesi; si riproduce anche per talea e margotta. Albero imponente dal fogliame molto ornamentale e dai fiori e frutti di forma particolare, utilizzato a volte come albero da ombra nelle piantagioni di cacao e come ornamentale in parchi, grandi giardini e alberature stradali nelle zone a clima tropicale e subtropicale, non sopportando temperature prossime a 0 °C, se non eccezionali e per tempi brevi.

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Fiori privi di petali, unisessuali sulla stessa pianta. Quelli femminili ( a sinistra ) sono solitari, i maschili ( a destra ) riuniti in infiorescenze vistose © Giuseppe Mazza

Richiede pieno sole o parziale ombreggiatura e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, da moderatamente acido a leggermente alcalino, purché drenante e mantenuto pressoché costantemente umido.

Tutte le parti della pianta sono velenose, in particolare semi e lattice. I semi, se ingeriti, possono provocare gravi effetti gastrointestinali ed hanno un violento potere lassativo, anche in numero limitato (2-3), per la presenza di un composto (polipeptide) altamente tossico, con azione simile a quello (ricina) contenuto nei semi del ricino, (Ricinus communis L.). Il lattice, fortemente irritante e cancerogeno, a contatto della pelle può provocare gravi dermatiti e degli occhi cheratocongiuntiviti e temporanea cecità. L’inalazione della segatura, durante la lavorazione del legno, può causare gravi effetti nell’apparato respiratorio, come pure il contatto con gli occhi, necessario pertanto l’uso di maschere antipolvere e occhiali di protezione.

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Frutto acerbo e maturo. Sono capsule deiscenti legnose che sparano i semi anche a 20 m di distanza. Tutte le parti della pianta sono velenose, in particolare semi e lattice © Giuseppe Mazza

Il legno di colore giallo pallido, leggero, facile da lavorare e rifinire, ma poco resistente agli insetti xilofagi, viene utilizzato per parti interne delle abitazioni, imbarcazioni, mobili, imballaggi, compensato, oggetti artigianali e artistici e come combustibile. Il lattice è usato localmente per stordire i pesci e facilitarne la cattura e presso gli indigeni dell’Amazzonia per avvelenare le punte delle frecce. Nonostante l’elevata tossicità varie parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale di diverse popolazioni. Le sezioni legnose della capsula, lucidate ed eventualmente dipinte, vengono utilizzate come accessori di bigiotteria. In passato il frutto immaturo svuotato è stato usato come contenitore di sabbia fine per asciugare l’inchiostro, da cui il nome comune inglese.

Sinonimi: Hura brasiliensis Willd. (1809); Hura strepens Willd (1809); Hura senegalensis Baill. (1860); Hura crepitans var. membranacea Müll.Arg. (1866); Hura crepitans f. oblongifolia Müll.Arg. (1866); Hura crepitans var. oblongifolia Müll.Arg. (1866); Hura crepitans f. orbicularis Müll.Arg. (1866); Hura crepitans var. orbicularis Müll.Arg. (1866); Hura crepitans f. ovata Müll.Arg. (1866); Hura crepitans var. ovata Müll.Arg. (1866); Hura crepitans var. senegalensis (Baill.) Boiss. (1866); Hura crepitans var. strepens Müll.Arg. (1866).

 

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