Hypholoma fasciculare

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Testo © Pierluigi Angeli

 

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Molto comune, l’Hypholoma fasciculare è tossico con conseguenze gastroenteriche e lassative © Giuseppe Mazza

Famiglia: Strophariaceae Singer & A.H. Smith, 1946

Genere: Hypholoma (Fr.) P. Kumm., 1871

Sezione : Hypholoma Noordeloos, 2011

Hypholoma fasciculare (Hudson : Fries) P. Kumm., 1871

Il nome deriva dal latino “fasciculus” = fascetto; che nasce a fasci, attinente ai fascetti.

Questa specie, anche se non commestibile, si fregia di alcuni nomi volgari, probabilmente per separarla da quelle entità commestibili.

I nomi volgari più conosciuti sono: in Italia “falso chiodino”, “zolfino”; in Francia “Hypholome en touffes”, “Hypholome fasciculé”; in Spagna “bolet de pi”; in Inghilterra “sulphur tuft” “clustered woodlover”; in “Germania” “Grünblättrige” “Schwefelkopf”.

Descrizione del Genere

Al genere Hypholoma sono ascritti funghi che hanno una struttura omogenea, il velo universale assente e il velo parziale presente o assente; se presente allora è visibile al margine del cappello sotto forma di resti appendicolati, o di anello fibrilloso sul gambo. Cappello per lo più convesso, asciutto; lamelle adnate, uncinate; carne fibrosa, biancastra, giallina, sapore amaro o mite. Alla sezione Hypholoma sono ascritti quei funghi che crescono su legno o radici, in cespi con molti esemplari, talvolta anche piuttosto grandi.

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Uno spettacolare gruppo di funghi maturi su un vecchio tronco © Giuseppe Mazza

Descrizione della specie

Cappello: 3 - 7 cm, in principio emisferico, poi convesso ed infine piano-convesso, talvolta con umbone poco pronunciato; il margine è per molto tempo involuto, poi diritto o anche ricurvo, sinuoso, appendicolato da giovane. Cuticola liscia, glabra, opaca, di colore giallo zolfo vivo, rossiccio al centro, talvolta verdastro verso il margine.

Imenio: Lamelle fitte, strette, sottili, intercalate da lamellule; il colore è dapprima giallo zolfo, poi olivastro, verdastro, infine bruno per effetto della maturazione delle spore.

Gambo: 4 - 9 × 0,4 - 0,8 cm, slanciato, cilindrico, arcuato, attenuato in basso, fascicolato alla base con altri gambi, pieno poi cavo. Superficie liscia, di colore giallo zolfo, percorsa da fini fibrille longitudinali, la base è bruno-rossastra a maturazione; la zona anulare presenta resti cortiniformi.

Carne: Piuttosto esigua, tenera, fragile, fibrosa nel gambo, di colore giallo, brunastra alla base del gambo. Odore quasi nullo, sgradevole, sapore amaro, astringente.

Habitat: Cresce in estate e in autunno inoltrato su vecchie ceppaie, su rami morti, sia di latifoglia che di conifera, fascicolato alla base, di solito in numerosi esemplari.

Commestibilità: Tossico, provoca intossicazione di tipo gastroenterica e lassativa.

Microscopia:

Spore: ellissoidali, lisce, con poro germinativo, guttulate, a parete spessa, 6,6 - 7,7 × 3,85 - 5 µm.

Basidi: clavati, cilindrici, tetrasporici, con giunti a fibbia, 18,7 - 23,1 × 5,5 - 6,6 µm.

Pleurocistidi: clavati, ventricosi, con strozzature, con apice a volte papillato, incrostati, 25,3 - 36,3 × 9,9 - 12,1 µm.

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Basidi, pleurocistidi e spore di Hypholoma fasciculare © Pierluigi Angeli

Osservazioni:

Possibili confusioni si possono verificare con l’ Hypholoma sublateritium (Fr.) Quélet, ma quest’ultimo ha il cappello rosso-mattone e le lamelle più chiare, e l’ Hypholoma capnoides (Fries : Fries) P. Kummer, che ha, però, il cappello con colori più caldi, dal rosso-ocra pallido al giallastro, le lamelle sono grigio-brunastro senza sfumature di verde.

Un’altra possibile confusione può essere fatta con esemplari giallastri di Armillaria mellea (Vahl : Fries) P. Kummer, che però ha un anello evidente e la carne non amara, questi due caratteri, unitamente al colore delle lamelle ci permettono con facilità la separazione dall’ Hypholoma fasciculare.

Sinonimi: Agaricus fascicularis Hudson 1778 (basionimo); Naematoloma fasciculare (Hudson) P. Karsten 1879; Geophila fascicularis (Hudson) Quélet 1886 ; Dryophila fascicularis (Hudson) Quélet 1888 ; Psilocybe fascicularis (Hudson) Kühner 1980.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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