Iguanura wallichiana

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Iguanura wallichiana è una palma tropicale cespitosa di 3 m con foglie molto decorative © G. Mazza

La specie è originaria delle foreste umide della Malaysia, Sumatra e Thailandia fino a circa 1000 m di altitudine.

Il nome del genere deriva dalla combinazione del nome del rettile “iguana” e del termine greco “uros” = coda, con riferimento alla somiglianza delle infiorescenze di alcune specie appartenenti al genere alla coda del rettile; la specie è dedicata al botanico danese Nathaniel Wallich (1786-1854).

Nomi comuni: iguana palm (inglese); tronok (malese); mareng, mrang (thai).

La Iguanura wallichiana (Mart.) Becc. (1886) è una specie monoica, cespitosa, piuttosto variabile, con fusti alti fino a 3 m con un diametro di circa 3 cm e foglie pennate, lunghe fino a 1,5 m, su un picciolo lungo circa 15 cm.

La lamina è irregolarmente divisa, le pinnule, in numero di 3-12 per lato, sono lunghe fino a 50 cm e larghe 3-25 cm, rigide, con numerose nervature parallele e bordo dentellato; la base fogliare, alta circa 25 cm avvolge solo parzialmente il fusto.

Il colore delle foglie all’apertura è di colore rosso bruno per poi virare al verde intenso. Le infiorescenze nascono tra le foglie, lunghe fino a circa 70 cm, ascendenti, sono costituite da un asse centrale (rachide) da cui si dipartono 6-12 rami fioriferi laterali (rachille) portanti fiori di colore bianco disposti nella caratteristica triade (un fiore femminile in mezzo a due fiori maschili).

L’infiorescenza presenta il fenomeno della proterandria, i fiori maschili maturano prima di quelli femminili, ciò per favorire la fecondazione incrociata.

I frutti sono ovoidi, di 3 cm di lunghezza e 2 cm di diametro, rossi a maturità e contenenti un solo seme. Si riproduce per seme e per divisione.

E’ la specie più diffusa in natura del genere Iguanura, ma lo è anche in coltivazione, per l’eleganza e particolarità del fogliame, limitatamente alle zone a clima tropicale umido, in posizione ombreggiata, su suoli preferibilmente acidi mantenuti costantemente umidi.

Se ne può tentare la coltivazione nelle zone a clima subtropicale dove le temperature inferiori a +10 °C sono una eccezione di breve durata. Particolarmente apprezzata e ricercata come pianta in vaso per la decorazione di serre, giardini d’inverno e interni anche poco luminosi, dove riesce a sopravvivere per lungo tempo, utilizzando terricci leggermente acidi, drenanti, mantenuti umidi e temperature superiori a 16 °C.

Sinonimi: Areca wallichiana Mart. (1838).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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