Gerani imperiali : grandi fiori spettacolari primaverili

Sono i più maestosi. Sfiorano i 2 m d’altezza ed hanno corolle enormi, larghe 7-10 cm, riunite in infiorescenze spettacolari. Per contro fioriscono solo una volta all’anno, in primavera.

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Gerani dei fioristi, Gerani imperiali, Gerani a cinque macchie, Gerani farfalla, sono tutti nomi che riassumono le indubbie qualità orticole degli ibridi classificati un tempo come Pelargonium macranthum, ed oggi più correttamente come Pelargonium x domesticum.

Derivano essenzialmente dal Pelargonium cucullatum introdotto in Europa nel 1672 da Paul Hermann, un naturalista ospite della Compagnia delle Indie olandese, che l’aveva raccolto presso Cape Town, lungo i pendii della Table Mountain, dove forma ancor oggi grandi cespi con dense infiorescenze rosa-porpora.

Lo battezzarono cucullatum, cioè "col cappuccio", per le foglie ripiegate a cono verso l’interno, e ibridato, sembra, a più riprese, coi Pelargonium angulosum, grandiflorum, capitatum e fulgidum, diede origine a varietà spettacolari, in gran voga nel secolo scorso, da cui nascono le attuali.

Grandi foglie dentate senza disegni, spesso enormi, leggermente profumate e pelose; e fiori spettacolari, i più grandi del genere, con 5-9 petali e 7-10 cm di diametro, sovente bicolori o tricolori, ornati da macchie e disegni screziati a forma di piuma. Tendenzialmente piatti, assumono spesso un aspetto campanulato, perché pigiati come sono l’un l’altro, non riescono ad aprirsi del tutto; e le increspature dei petali, debordanti a festa sui lati, danno a volte l’impressione di una corolla doppia.

Purtroppo, dopo l’exploit primaverile, ben pochi sono i Gerani imperiali rifiorenti; e così, sfornati in serie come azalee o ciclamini, alimentano spesso il triste mercato delle "piante a perdere" : ornamenti effimeri per la casa o il balcone, mentre con un minimo d’attenzione potrebbero vivere decenni, sfiorando anche i 2 m d’altezza con fusti di 2-3 cm di diametro.

Fra le forme più facilmente reperibili in commercio, tagliate basse per dare alle piante un aspetto compatto e globoso, spicca il Gran Slam, creato da Schmidt nel 1950, con petali vermigli; il Mikado, simile ma rosato; Fabiola, rosa con macchie e striature rosse di varia grandezza; e Lisa, con delicate sfumature color di pesco.

Si è colpiti dal bianco perfetto di Virginia, il marrone scuro di Morwenna, le cinque macchie rosse di Gloriette su un fondo appena rosato, le zonature pazze di Eckmann, il trionfo del rosa nel Belvedere, le insolite sfumature violacee di Letha Lilla, e le corolle vellutate, tendenti al nero, del Black Velvet. Tinte scure, purpuree, e look antichi evocati anche dal Pompei e dal Burgundy, nato nel 1946.

Dagli incroci di gerani come questi col Pelargonium crispum, una specie profumata con piccole foglie arricciate, si sono ottenute delle forme nane note come "Angel".

E’ il caso di Catford Belle, con foglie minuscole rispetto ai fiori; mentre altre varietà nane come Sancho Panza, con foglie sostanzialmente senza odore, deriverebbero da mutazioni e selezioni operate direttamente sugli imperiali.

E non mancano varietà insolite di taglia intermedia, come il Royal Ascott, dai petali rosso sangue con una candida base; Beromunster, forse uno "sport" del precedente, in cui la zona bianca screziata, si allarga spingendo la macchia rossa all’apice; e il Marchione of Bute, creato in Inghilterra prima del 1940, con dalle sfumature vinose e petali arricciati, dalla pagina inferiore più chiara, svolazzanti in un folle cancan.

LE DIFFERENZE

Gli imperiali sopportano meglio il freddo dei gerani classici, ma richiedono generalmente più cure.

D’estate le loro grandi foglie disperdono molta acqua, e sono quindi più sensibili alla sete; e d’inverno, dato che non si possono tenere troppo al secco, rischiano facilmente i marciumi.

Le radici, più sottili, richiedono una maggior cura nei trapianti; e per non sciupare i loro grandi petali, conviene evitare d’esporli in luoghi battuti dalla pioggia e dai venti.

Anche la loro crescita è diversa. Senza una buona dose di freddo, le gemme fiorali non si sviluppano.

Ben lo sanno i vivaisti, che dopo aver fatto crescere le talee in serre riscaldate, con minime di 15-16 °C, in gennaio-febbraio abbassano la temperatura a 8-10 °C notturni per 4-6 settimane, finché non spuntano le prime infiorescenze.

Un vero lavoro da esperti, per non parlare dell’uso di nanizzanti, come il CCC allo 0,2 %, per rendere compatta la chioma, e dei continui trattamenti contro la mosca bianca e le muffe provocate dai funghi Botrytis.

COLTURA

Ciò non deve tuttavia spaventare i dilettanti, che non hanno bisogno di creare a tempi di record dei "gerani super" in vasetti per far colpo sul cliente. Con poche piante i rischi di malattie sono modesti, e in genere i climi mediterranei ben si adattano alle esigenze della specie.

In Riviera e sulla Costa azzurra, non è raro trovare esemplari maestosi, addossati ai muri, che crescono praticamente da soli; e sui terrazzi molte varietà sfidano gli anni, le intemperie, e la salsedine, accontentandosi di un banale impianto d’irrigazione "goccia goccia".

Il terriccio, leggero ma sostanzioso, dev’essere leggermente acido ( pH compreso fra 5,5 e 6,5 ) con il 10-20% circa d’argilla o terra di campo, per aumentarne il potere tampone; e per una buona fioritura conviene usare un fertilizzante ricco in potassio, del tipo 1/0/2 o 1/1/2 NPK.

Va benissimo, con una spesa irrisoria, quello usato nella coltura dei pomodori, e per prolungare la fioritura primaverile, con l’emissione di nuove gemme, è bene togliere subito i fiori appassiti.

Chi ama portarsi appresso i vasetti, ed abita al mare, con una casa di vacanze in montagna, ha poi una seconda "chance".

Dopo la prima fioritura mediterranea, basta potare leggermente le piante, e trasferirle a 700-1.000 m di quota. Qui al fresco, dopo qualche settimana di riposo, spesso i Gerani imperiali ripartono vigorosi, ricoprendosi ancora di fiori come niente fosse.

Le talee si preparano con le consuete tecniche ad agosto, scegliendo i rami che non hanno fiorito; e per un portamento armonioso, a cespuglio, le piantine vanno cimate almeno due volte.

© Giuseppe Mazza

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