Jatropha podagrica

Famiglia : Euphorbiaceae

Testo © Pietro Puccio

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Infiorescenza di Jatropha podagrica, su lungo peduncolo a cima terminale, con frutti in crescita © G. Mazza

La specie è originaria dell’Honduras, Guatemala e Nicaragua dove vive in suoli generalmente poveri in aree con spiccata stagionalità e scarse piogge.

Il nome del genere deriva dalla combinazione dei termini greci “iatrόs” = medico e “trophé” = alimento, con riferimento alle proprietà medicinali attribuite alle specie appartenenti al genere; il nome specifico è il termine latino “podagrica” = gottosa, con riferimento alla base ingrossata della pianta.

Nomi comuni: buddha belly plant, gout plant, gout stalk, goutystalk nettlespurge, guatema- lan rhubarb, purgingnut, white-rhubarb (in- glese); batata-do-inferno, pinhão-bravo (por- toghese Brasile); rubarbo, tártago (spagnolo); flaschenpflanze (tedesco).

La Jatropha podagrica Hook. (1848) è un arbusto a foglia caduca poco ramificato, alto fino a circa 1,5 m, con fusto piuttosto succulento notevolmente ingrossato alla base, di colore grigiastro, con appena visibili le cicatrici delle basi fogliari, cicatrici molto più evidenti sulla parte più giovane dei rami e con le stipole ghiandolari fimbriate, ai lati di ciascuna di esse, che persistono dopo la caduta delle foglie per un certo tempo.

Le foglie di colore verde scuro, in numero ridotto e riunite agli apici dei rami su un lungo picciolo, sono vistose, di 15-20 cm di diametro ed oltre, di forma cordato-peltata con 2-5 lobi ovati con margine intero.

Le infiorescenze sono cime terminali, su un lungo peduncolo, portanti una moltitudine di piccoli fiori unisessuali di colore rosso arancio, quelli femminili, in numero ridotto, all’ascella delle brattee principali del peduncolo.

I frutti sono capsule globose trilobate, deiscenti (che si aprono spontaneamente a maturità), di 13-18 mm di lunghezza di colore verde pallido, tendente al bruno scuro a maturità, contenenti semi di colore brunastro lunghi circa 12 mm.

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Quando sono caduti i fiori i peduncoli evocano paesaggi marini con rami di corallo © Giuseppe Mazza

Si riproduce facilmente in primavera per seme che germina in circa un mese ad una temperatura di 24-28 °C; per la raccolta dei semi, che vengono lanciati a distanza al momento dell’apertura della capsula, conviene richiudere l’infiorescenza, quando i frutti sono maturi, in una reticella; si riproduce anche per talea.

Specie molto ornamentale per la particolare conformazione del fusto, può essere coltivata all’aperto nelle zone a clima tropicale e subtropicale con spiccata stagionalità e scarse piogge, su suoli sabbiosi e particolarmente drenanti, in pieno sole o comunque alla massima luminosità possibile; non sopporta, se non per brevissimo periodo e asciutta, temperature appena sotto 0 °C.

Le innaffiature devono essere moderate durante il periodo vegetativo, lasciando asciugare il terreno prima di ridare acqua, pressoché nulle in inverno, durante il periodo di riposo, l’eccesso di umidità è causa di letali marciumi.

In vaso è una pianta molto apprezzata dai collezionisti di succulente e caudiciformi, in inverno, ove il clima non consente la permanenza all’aperto, va collocata in un ambiente molto luminoso ad una temperatura non inferiore a 12 °C, rispettando il riposo vegetativo.

Tutte le parti della pianta sono tossiche, in particolare i semi, la cui ingestione può provocare gastroenteriti emorragiche con disidratazione e collasso cardiovascolare, quindi va eventualmente evitata la presenza in luoghi frequentati da bambini e animali domestici; il lattice può provocare irritazione della pelle in individui sensibili.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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