Juniperus communis

Famiglia : Cupressaceae

 

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Testo © Eugenio Zanotti

   

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Il Ginepro comune ( Juniperus communis ) ama il sole ed è frequente nei pascoli fino a 1500 m di quota. Colonizza i terreni poveri, favorita dal pascolamento in quanto evitata dal bestiame. In genere è un cespuglio o alberello di 1-3 m d’altezza, ma in Sardegna un esemplare millenario raggiunge i 15 m con un tronco di 2,40 m di diametro alla base © Giuseppe Mazza

Il genere Juniperus accoglie alberi ed arbusti monoici o dioici, con foglie aghiformi o squamiformi o con entrambe le forme disposte sui rami in verticilli di tre, oppure opposte.

Le specie, secondo diversi autori, variano da 50 a 67 e sono largamente presenti nell’Emisfero orientale: Europa Azzorre, Canarie, Africa ed Asia minore, Asia Centrale (dal Turkmenistan all’Himalaya occidentale), Cina, Estremo Oriente; e nell’Emisfero occidentale (America del Nord, Messico, Guatemala e Caraibi).

Comprende varie specie di alberi ad alto fusto, fino a 20-40 metri d’altezza (come ad es. Juniperus procera dell’Etiopia) e bassi arbusti con rami ricadenti.

Il genere (antichissimo, risale a circa 350 milioni anni fa) è diviso in tre sezioni: Sez. Caryocedrus con la sola specie Juniperus drupacea del Mediterraneo orientale, Sez. Oxycedrus che comprende le specie con foglie aghiformi patenti e pungenti, come Juniperus oxycedrus, e Sez. Sabina simili ai cipressi con aghi patenti solo allo stadio giovanile e poi con rametti con foglie squamiformi, come Juniperus sabina.

Il nome generico pare derivi una parola celtica “jeneprus” = ruvido, aspro, per le foglie pungenti, secondo altri dai nomi latini jùnix, giovenca e pàrio = io do alla luce, partorisco. In effetti una delle specie di ginepro, lo Juniperus sabina, veniva somministrato nell’antichità alle mucche primipare per favorirne il parto. Il significato del nome specifico sta per molto diffuso, comune.

Il Ginepro comune ( Juniperus communis - L. 1753 ) è un cespuglio o alberello dioico alto da 1 a 3 m (eccezionalmente fino a 12-15 m), talvolta sdraiato, molto ramificato sin dalla base, con rami trigoni, bruno rossastri, da ascendenti a eretti, oppure patenti, i minori sottili e spesso pendenti.

Corteccia da grigio-rossastra a rosso-bruna, desquamantesi con l’età in sottili fascette longitudinali ondulate sui bordi. Legno duro e compatto, differenziato, con ridotto alburno biancastro o giallastro e duramen bruno-violaceo, a grana fine ed aromatico, di media durezza (620 kg/mc), resinoso e profumato ma di difficile lavorazione perché molto contorto data la forma irregolare dei fusti; per le piccole dimensioni trova impiego in ebanisteria dove è molto apprezzato. E’ inoltre un ottimo legno da ardere, per cucinare alla griglia e per affumicare il pesce, gli insaccati e la carne salata.

Sistema radicale relativamente superficiale ma robusto. Rami con foglie sempreverdi, patenti, lineari, aghiformi e pungenti, in verticilli di tre, quelle adulte di 1-1,5 x 15-17 mm, verde cupo glauco, faccia superiore quasi piana con una stria stomatica biancastra di sopra.

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Sempreverde ha foglie pungenti che presentano una striscia bianca di stomi sulla pagina superiore © G. Mazza

Il periodo riproduttivo avviene da febbraio ad aprile; le piante femminili hanno coni di 6-9 mm verdi, quelle maschili, gialli, quasi sferici (2-3 mm), entrambi portati all’ascella delle foglie; l’impollinazione è operata dal vento.

Anziché portare i “classici” stròbili, i ginepri producono pseudofrutti carnosi (gàlbule o còccole) ovoidi, indeiscenti, aromatici, di (2) 4-5 (8) mm, costituiti da tre squame fertili portanti ciascuna un ovulo, saldate fra loro, brevemente peduncolati, che contengono da uno a tre semi trigono-convessi, duri, di color bruno chiaro.

Le coccole impiegano due (tre) anni per maturare, dapprima sono verdi, poi pruinose ed alla maturità assumono un colore bluastro-violetto, glaucescenti perché ricoperti di una sottile patina di pruina; sono molto gradite a numerose specie di uccelli, soprattutto passeriformi, turdidi e galliformi, che provvedono alla loro disseminazione.

Juniperus communis ha una distribuzione circumboreale (zone fredde e temperato-fredde dell’Europa, Asia e Nordamerica), cresce nei pascoli e nei boschi aridi, negli incolti e nelle macchie dal piano, colonizza i campi abbandonati soprattutto sui suoli calcarei o argillosi, fino a 1500 metri di quota. Alcune specie del genere Juniperus, come il Juniperus scopulorum del Long Canyon dell’Utah, sono dei veri patriarchi in quanto pare abbiano raggiunto e superato i 3000 anni di età ! In Sardegna a Villasimus vive un ginepro comune alto 10 m che ha il tronco con una circonferenza di 2,40 m !

Dallo Juniperus communis sono state selezionate diverse varietà ornamentali da giardino a portamento colonnare, come la ‘Hibernica’ e la ‘Compressa’, o a portamento prostrato a cuscinetto, come la ‘Depressa aurea’, dal fogliame dorato.

Il ginepro è una specie eliofila, xerofila, piuttosto termofila, pioniera, di lenta crescita e di aspetto molto variabile ( spesso le piante maschili hanno chioma fastigiata e quelle femminili chioma allargata); si adatta a qualsiasi tessitura di terreno, colonizza i terreni poveri ed è favorita dal pascolamento in quanto evitata dal bestiame. Tende a scomparire con l’arrivo del bosco perché mal sopporta l’ombreggiamento. Vi sono due specie (o sottospecie per alcuni Autori) affini a Juniperus communis: il Ginepro nano ( Juniperus nana ovvero Juniperus alpina ), piccolo arbusto appressato al suolo, che vive fra i 1500 e i 2500 di quota nelle brughiere subalpine ed alpine) ed il Ginepro emisferico ( Juniperus hemisphaerica ), anch’esso appressato al suolo che abita le montagne del sud-Europa (ambienti di vetta, creste ventose fra i 1500 ed 2300 m).

I ginepri si possono propagare per margotta e per talea; la moltiplicazione per seme è difficoltosa perché necessita di alcune operazioni quali la raccolta di galbuli non troppo maturi, rimozione della polpa tramite macerazione e lavaggio dei semi, segue un ulteriore lavaggio con idrossido di sodio (lisciva) diluito per rimuovere la pellicola cerosa che li ricopre, stratificazione fredda e semina in autunno.

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Il fitoterapia si impiega l’olio essenziale ed il legno essiccato di rami, fusto e radici © Giuseppe Mazza

Le zone di produzione più importanti (per alimenti, integratori, aromi, liquoristica, cosmetici, farmaci e mangimi) sono le aree appenniniche d’Italia ed i Balcani.

In cucina le bacche di ginepro dal caldo e resinoso aroma sono usate per aromatizzare la selvaggina, la porchetta, i prosciutti, gli arrosti, gli stufati, il pesce, i paté, gli insaccati, i ripieni, ecc., e si abbinano alle verdure sottaceto e ai cavoli (crauti).

Nell’antichità il ginepro era molto utilizzato nei riti propiziatori, come profilattico nei casi di epidemie e infestazioni di insetti e sono numerose le leggende che lo circondano come la sua supposta capacità di scacciare i demoni, le streghe, i serpenti, ecc. Si appendevano i rami nelle case perché, si diceva, le streghe si divertissero a contarne le foglie aghiformi ma che perdessero sempre il conto e quindi presto, arrabbiate, se ne volassero via…

La raccolta dei galbuli (Iuniperi pseudo-fructus Ph Eur) si effettua da fine estate all’inizio dell’autunno con le mani coperte da guanti robusti per piccole quantità, o tramite bacchiatura dei rami, previa disposizione di un telo sotto le piante; questi poi si essiccano rapidamente in luoghi asciutti e ventilati per evitare la formazione di muffe.

Hanno impieghi in liquoreria (per distillazione se ne trae il Gin) fitoterapia ed in cosmesi. L’olio essenziale, con odore simile alla trementina, incolore o verde pallido e di sapore bruciante, e è composto da monoterpeni (alfa e beta pinene, 1,4 cineolo, mircene, sabinene, beta-cadinene, limonene, eterpineolo, borneolo, geraniolo, canfene, thujene, thuiopsene juniperina) un principio amaro, zuccheri (glucosio e fruttosio), resina, cera, gallotannini, acidi diterpenici (acido isopimarico, acido sandaracopimarico, acido comunico) e acidi vari (ossalico, ascorbico, malico, formico, ecc.) con i loro esteri glicerici oltre a flavonoidi, tannini, cere. resine, inosite, ecc.

Il fitoterapia si impiega anche l’olio essenziale (che contiene soprattutto terpinen-4-olo, pinene, mircene, sabinene ed altri monoterpeni, tannini e zucchero invertito), ed il legno essiccato di rami, fusto e radici.

Il ginepro ha proprietàbalsamiche, diuretiche, antisettiche urinarie ed antiuricemiche, eupeptiche, carminative, antiossidanti, antifermentative, ipoglicemizzanti, amaro-toniche, diaforetiche. E’ usato nelle affezioni delle vie respiratorie, negli stati uricemici e reumatici, nei disturbi digestivi con bruciori di stomaco, rigurgiti, senso di pienezza; per uso esterno come revulsivo e repellente per gli insetti.

L’olio essenziale non va assunto in caso di patologie renali, durante la gravidanza e nel corso dell’allattamento; si consiglia comunque di evitare il sovradosaggio anche nel consumo di bacche.

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I coni femminili sono formati da piccole squame carnose fuse nella crescita per creare speudofrutti simili a bacche. Impiegano 2-3 anni per maturare: in un primo tempo sono verdi, poi pruinosi ed infine assumono un vistoso colore bluastro-violetto che attira l’attenzione degli uccelli. Preziosi in cucina e per le virtù medicinali © Giuseppe Mazza

Per chi ha il problema dell’alitosi si consiglia di masticare alcuni galbuli per qualche minuto. L’uso terapeutico del ginepro conferisce alle urine un caratteristico colore violetto.

Preparazioni:

Infuso diuretico, balsamico e antisettico, utile anche nella leucorrea e nella blenorragia

Un cucchiaio di galbuli schiacciati in mezzo litro di acqua bollente. Lasciare in infusione un quarto d’ora, dolcificare con miele e consumare in tre riprese nell’arco della giornata lontano dai pasti.

Vino medicinale antiasmatico

Un pugno di bacche schiacciate in un litro di vino bianco dolce di buona gradazione (come il passito o la malvasia), si lasciano macerare per una decina di giorni, si filtra e si somministra nella dose di un bicchierino al giorno in caso di accessi asmatici.

Suffumigio antinfiammatorio per faringiti, laringiti, perdita della voce

Una manciata di bacche schiacciate in un litro d’acqua bollente, aspirare i vapori a lungo coprendo il capo con un asciugamano. Da due a tre applicazioni al giorno fino a giovamento.

Sinonimi: Juniperus suecica Mill. (1768); Juniperus communis var. suecica (Mill.) Aiton (1789); Juniperus communis L. var. vulgaris Aiton (1789); Juniperus difformis Gilib. (1792); Juniperus communis var. erecta Pursh (1813); Juniperus hemisphaerica C. Presl (1822); Juniperus communis var. arborescens Gaudin (1830); Juniperus communis var. nana Hook. (1830); Juniperus communis var. oblonga Loudon (1838); Juniperus communis var. oblonga-pendula Loudon (1838); Juniperus hibernica Lodd. (1838); Juniperus dealbata Loudon (1842); Thuiaecarpus juniperinus Trautv. (1844); Juniperus communis var. hispanica Endl. (1847); Juniperus hispanica Booth ex Endl. (1847); Juniperus interrupta H.L.Wendl. ex Endl. (1847); Juniperus fastigiata Knight (1850); Juniperus intermedia Schur (1850); Juniperus saxatilis Lindl. & Gordon (1850); Juniperus taurica Lindl. & Gordon (1850); Juniperus communis var. compressa Carrière (1855); Juniperus communis var. pendula Carrière (1855); Juniperus depressa Steven (1857); Juniperus microphylla Antoine (1857); Sabina dealbata (Loudon) Antoine (1857); Juniperus reflexa Gordon (1858); Juniperus communis var. montana Neilr.(1859); Juniperus oblonga-pendula (Loudon) Van Geert ex K. Koch (1863); Juniperus communis subsp. alpina Celak. (1867); Juniperus communis subsp. montana (Neilr.) Celak. (1867); Juniperus communis var. variegata-aurea Carrière (1867); Juniperus withmanniana Carrière (1867); Juniperus communis subsp. nana (Hook.) Syme in Sowerby (1868); Juniperus communis subsp. sibirica (Lodd.) Syme (1868); Juniperus communis var. fastigiata Parl. (1868); Juniperus communis var. hemisphaerica (J. Presl & C. Presl) Parl. (1868); Juniperus echinoformis Rinz ex Bolse (1868); Juniperus communis var. pendula-aurea Sénécl. (1868); Juniperus cracovia K. Koch (1873); Juniperus elliptica K.Koch (1873); Juniperus communis subsp. hemisphaerica (J. Presl & C. Presl) Nyman (1881); Juniperus communis subsp. hemisphaerica (C. Presl) Arcang. (1882); Juniperus communis subsp. hemisphaerica (C. Presl) Nyman (1882); Juniperus kanitzii Csató (1886); Juniperus communis fo. suecica (Mill.) Beissn. (1887); Juniperus communis fo. pendula (Carrière) Formánek (1888); Juniperus communis subsp. intermedia (Schur) K.Richter (1890); Juniperus oblongopendula Loudon ex Beissn. (1891); Juniperus uralensis Beissn. (1891); Juniperus communis L. var. sibirica Rydb. (1896); Juniperus communis var. pendens Sudw. (1897); Juniperus communis var. aurea G. Nicholson (1900); Juniperus communis fo. aurea (G. Nicholson) Rehder (1907); Juniperus communis var. jackii Tehder (1907); Juniperus communis L. var. magistocarpa Fernald & H. St. John (1921); Juniperus communis fo. pungens Velen. (1922); Juniperus niemannii E.L.Wolf (1922); Juniperus oxycedrus subsp. hemisphaerica (J.Presl & C.Presl) E.Schmid 1933; Juniperus communis fo. pendulina Kuphaldt (1937); Juniperus communis fo. compressa (Carrière) Rehder (1949); Juniperus communis fo. stricta (Carrière) Rehder (1949); Juniperus albanica Pénzes (1970); Juniperus communis subsp. brevifolia (Sanio) Pénzes (1970); Juniperus communis subsp. cupressiformis Vict. & Sennen ex Pénzes (1970); Juniperus communis subsp. pannonica Pénzes (1970); Juniperus communis var. pannonica Pénzes (1971); Juniperus communis L. var. erecta Browicz & Ziel. (1974); Juniperus communis fo. crispa Browicz & Ziel. (1974); Juniperus communis L. subsp. depressa (Pursh) A.E. Murray (1982); Juniperus communis L. subsp. saxatilis (Pallas) A.E. Murray (1982); Juniperus communis subsp. pigmaea (K.Koch) Imkhanitskaya (1990); Juniperus communis L. var. magistocarpa (Fernald & H. St. John) Silba (2006); Juniperus communis L. var. kamchatkensis R.P. Adams (2012); Juniperus communis L. var. kelleyi R.P. Adams (2013); Juniperus communis L. fo. Pigmaea (K. Koch) R.P. Adams & Tashev (2014).

 

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