Khaya senegalensis

Famiglia : Meliaceae

Testo © Pietro Puccio

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Originaria dell’Africa centrale la Khaya senegalensis è un albero maestoso che raggiunge i 30 m d’altezza con radici tabulari ed un tronco macciccio, largo di 1 m. Virtù terapeutiche meritevoli d’approfondimenti © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Benin, Ciad, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Guinea-Bissau, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Repubblica Centroafricana, Senegal, Sierra Leone, Sudan, Togo e Uganda dove vive nelle foreste e savane boschive, spesso in prossimità di corsi d’acqua, su suoli sabbiosi o rocciosi fino a circa 1500 m di altitudine.

Il nome del genere deriva da quello locale “khaye” della specie; il nome specifico è l’aggettivo latino “senegalensis” del Senegal, con riferimento ad uno dei luoghi di origine.

Nomi comuni: african mahogany, dry-zone mahogany, Gambia mahogany, Senegal mahogany (inglese); acajou du Senegal (francese); acaju do Senegal, mogno de Africa (portoghese).

La Khaya senegalensis (Desv.) A.Juss. (1830) è un albero monoico sempreverde o semideciduo, alto 20-30 m, con tronco, fino a circa 1 m di diametro, dotato alla base degli esemplari più vecchi di corte radici tabulari (radici appiattite simili a contrafforti), e corteccia grigio scura inizialmente liscia che tende a sfaldarsi con l’età.

Le foglie, disposte a spirale nella parte terminale dei rami su un picciolo lungo 10-20 cm, sono paripennate, lunghe 15-60 cm, costituite da 3-10 coppie di foglioline alterne o subopposte oblungo-ovali con margine intero ed apice brevemente appuntito, coriacee, di colore verde intenso superiormente, verde grigiastro inferiormente, lunghe 5-15 cm e larghe 3-6 cm.

Infiorescenze a pannocchia all’ascella delle foglie superiori, lunghe fino a circa 20 cm, portanti una moltitudine di fiori unisessuali, contemporaneamente presenti, di aspetto simile, ognuno con organi rudimentali dell’altro sesso, di colore biancastro, profumati. Calice con 4 sepali oblunghi con apice ottuso, di circa 1 mm di lunghezza, corolla composta da 4 petali oblungo-obovati con apice ottuso, lunghi 3-4 mm, tubo staminale rigonfio nel mezzo (urceolato), lungo 5-6 mm, con 8 denti corti con apice ottuso e 8 antere collegate al tubo nella parte interna. Il frutto è una capsula globosa eretta di colore grigiastro, legnosa, di 5-10 cm di diametro, deiscente dall’apice alla base, con quattro logge contenenti numerosi semi pressoché ellissoidi, di circa 2,5 cm di lunghezza e 2 cm di larghezza, appiattiti, rossastri, circondati da una stretta ala membranacea che ne facilita la dispersione tramite il vento.

Si riproduce per seme, che ha una bassa durata di germinabilità se non opportunamente conservato, preventivamente tenuto in acqua per un giorno, posto appena sotto la superficie in terriccio organico drenante mantenuto umido alla temperatura di 24-26 °C, con tempi di germinazione di 2-3 settimane.

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Per il legno pregiato questa specie è finita nella lista rossa delle piante in pericolo © Giuseppe Mazza

Specie di particolare importanza nei luoghi di origine per il legno e le proprietà medicinali, coltivato anche come albero da ombra nei giardini e ai margini delle strade; piantagioni per lo sfruttamento del legno sono presenti e in crescente sviluppo anche in alcuni paesi tropicali e subtropicali al di fuori dell’Africa. Richiede pieno sole, tranne nella fase iniziale di crescita quando necessita di una leggera ombreggiatura, e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, anche se preferisce quelli alluvionali, profondi e drenanti, da acidi a neutri; resiste da adulta a periodi di siccità. Il legno di colore bruno rossastro, relativamente duro e pesante, durevole e resistente alle termiti, facile da lavorare, è usato nelle costruzioni per pavimenti e infissi, per imbarcazioni, parti interne di vagoni ferroviari e veicoli, mobili, articoli di uso comune, artigianali e artistici, nella industria della carta, come combustibile, con potere calorifico di circa 20 MJ/kg, e nella produzione del carbone. Le foglie sono impiegate localmente come foraggio. La corteccia, i fiori e l’olio estratto dai semi sono ampiamente utilizzati nella medicina tradizionale per varie patologie. Studi di laboratorio hanno evidenziato negli estratti della corteccia la presenza di composti bioattivi con proprietà antibatteriche, antimalariche, antiinfiammatorie, antielmintiche e insetticide meritevoli di ulteriori approfondimenti.

Per l’eccessivo e incontrollato sfruttamento in molte aree la sua presenza si è notevolmente ridotta, tanto da essere inserita nella Lista rossa della IUCN (International Union for Conservation of Nature) come “Vulnerable” (specie a rischio di estinzione in natura).

Sinonimi: Swietenia senegalensis Desv. (1792).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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