Laetiporus sulphureus

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Testo © Massimiliano Berretta

 

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Il Laetiporus sulphureus, commestibile da giovane, è un parassita che ama le latifolie © Giuseppe Mazza

Famiglia: Fomitopsidaceae Jülich, 1982

Genere: Laetiporus Murril, 1904

Laetiporus sulphureus (Bulliard : Fries) Murril, 1920

Il termine latino “sulphureus” significa “sulfureo”, per il colore giallo-aranciato di tutto il basidioma.

In Italia viene chiamato “Fungo del carrubo”,”Fungo dello zolfo”; in Spagna “Políporo azufrado” ; in Francia, invece, è conosciuto come “Polypore soufré”; in Germania “Schwefel-Porling”; nel Regno Unito “Chicken of the woods”,”Mushroom chicken”.

Descrizione del genere

A questo genere appartengono basidiomi annuali, di grandi dimensioni (10-40 cm), a forma di ventaglio e spesso imbricati, pileati, sessili o substipitati, di colore giallo-aranciato o rosato, carnosi e succulenti da giovani, molto fragili da secchi; superficie poroide gialla; contesto giallo, bruno a maturazione avanzata; sistema ifale dimitico con ife generatrici settate e prive di giunti a fibbia, ife connettive ialine; spore ellissoidali, ialine e non amiloidi. Provocano la carie bruna sia nelle conifere sia nelle latifoglie. Sono 5 le specie conosciute appartenenti a questo genere: typus: Laetiporus sulphureus.

Descrizione della specie

Cappello: basidiomi annuali, sessili o substipitati, singoli o imbricati, per lo più a forma di ventaglio, flabelliformi, semicircolari, da 10 a 40 cm di diametro, carnosi da freschi, di colore giallo-aranciato brillante, sbiadiscono da adulti; la superficie pileica è nodulosa e bitorzoluta, i margini sono ondulati, lobati e più chiari.

Imenio: pori gialli solferino, in seguito ocracei, rotondo-angolosi, 2-4 per mm, dissepimenti prima interi e in seguito dentati; i tubuli hanno una lunghezza di 3-4 mm, concolori ai pori.

Gambo: non ha un vero e proprio gambo, alle volte sono attaccati al substrato per una parte ristretta del carpoforo, tanto da simulare uno pseudo gambo.

Carne: la carne è soffice e succulenta, di colore bianco-giallastra, e di spessore che va da 1 a 3 cm, omogenea, leggermente più scura verso la cuticola.

Habitat: è un parassita solitamente di latifoglie, raramente di conifere; preferisce le querce e il castagno.

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Basidi, spore, ife generatrici ed ife connettive © Pierluigi Angeli

Commestibilità: commestibile da giovane.

Microscopia: struttura ifale dimitica con ife scheletriche fortemente ramificate, con larga parete ifale al centro, ialine, a parete grossa; ife generative ialine di 3-20 µm di diametro senza giunti a fibbia; basidi 15-18 × 5-7 µm; basidiospore ialine, bianche in massa, non amiloidi, lisce, da ellissoidali ad ovoidali, 5-7,5 × 4-4,5 µm.

Osservazioni: è una specie diffusa e cosmopolita, molto comune su Quercus in Europa, in Italia sembra essere meno selettiva, preferendo comunque Quercus, Castanea sativae anche su Abies picea, non è raro incontrare questo basidioma anche su alberi da frutto specialmente su melo, mentre nelle regioni centrali ed occidentali degli Stati Uniti sembra preferire solo le conifere. È considerato un buon commestibile soprattutto in alcune zone dell’Italia, come ad esempio in Sicilia, da dove arriva anche il nome volgare di “Fungo del carrubo”, ed in alcune zone della Francia. Può essere scambiato con altre specie crescenti su legno come: Polyporus squamosus (Hudson) Fries 1821, decorato da squame brune sul cappello e con pori biancastri grandi ed angolosi ed uno stipite laterale corto e tozzo, bruno nerastro alla base; Meripilus giganteus (Persoon) P. Karsten 1882, che ha un cappello bruno, ma si presenta giallo-zolfo nei primordi di crescita, i pori piccoli, bianco-giallastri e, soprattutto, annerisce al tocco dopo poco tempo. Di questo poliporo, come di altri, esistono forme anamorfe, che si presentano con le colorazioni tipiche della specie ma senza superficie poroide, di dimensioni più ridotte, che si riproducono attraverso clamidospore.

Sinonimi:

Boletus sulphureus Bulliard 1789 (basionimo); Cladomeris sulphurea (Bulliard)Quélet1886; Cladoporus sulphureus (Bulliard) 1986; Grifola sulphurea (Bulliard) Pilát 1934; Leptoporus sulphureus (Bulliard) Quélet 1888; Merisma sulphureum (Bulliard) Gillet 1878; Merisma sulphureus (Bulliard) Gillet 1878; Polypilus sulphureus (Bulliard) P. Karsten 1881; Polyporus sulphureus (Bulliard) Fries 1821; Sistotrema sulphureum (Bulliard) Rebentisch 1804; Tyromyces sulphureus (Bulliard) Donk 1933.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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