Lasiommata maera

Famiglia : Nymphalidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Una Lasiommata maera maschio. Diffusa ma mai numerosa, questa specie sfiora i 6 cm d’apertura alare © Mazza

La Mera ( Lasiommata maera – Linnaeus, 1758 ) appartiene all’ordine dei Lepidoptera, alla famiglia dei Nymphalidae ed alla subfamilia dei Satyrinae (un tempo veniva collocata direttamente nella famiglia Satyridae) un insieme di farfalle chiamate volgarmente dagli inglesi le “brown” = le marroni, in quanto include al suo interno lepidotteri generalmente di questo colore.

E’ una farfalla largamente diffusa ma mai presente in grande numero.

Ha un volo rapido ed improvviso e spesso si alza in volo dal suolo a distanza molto ravvicinata, quando posata nasconde totalmente le ali anteriori dietro le posteriori, limitando il profilo sul terreno e nascondendosi al riparo di ciottoli o piccole pietre, diventa praticamente invisibile ed assimilata al terreno circostante.

Vive in ambienti secchi tanto che in Spagna è chiamata “Pedregosa” appunto per l’ambiente pietroso che frequenta. In Inghilterra è detta “Large Wall Brown”, in Olanda “Rotsvlinder”, in Germania “Rispenfalter” o “Braunauge” ed in Francia con due nomi, uno per il maschio “Némusien” e uno per la femmina “Ariane”.

L’etimologia del nome scientifico riporta immancabilmente alla mitologia greca. Il genere Lasiommata viene dal Greco “lasios” = peloso e “ommata” = occhi, in quanto questa farfalla ha gli occhi coperti da peluria, mentre la specie maera dal nome del cane fedele di Ikarius primo abitante dell’Ellade.

A Ikarius venne insegnato da Dionisio (Bacco), l’arte della vinificazione ma quando fece assaggiare il vino agli abitanti della sua terra, questi ubriachi lo uccisero pensando fossero stati avvelenati. La figlia Erigone cercò inutilmente suo Padre finchè il fedele cane la portò sulla sua tomba. Trovatala e disperata, si impiccò mentre il cane a sua volta si gettò deliberatamente in un pozzo. Giove commosso dalla vicenda pose le tre anime nel firmamento, infatti Ikarius nella costellazione di Bootes, Erigone in quella di Virgo e Maera il cane, in quella di Canis major.

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Amante di luoghi assolati e pietrosi, di prati e sterpaglie, la si trova in pianura ma anche facilmente oltre i 2000 m di quota ed accidentalmente sino ai 3500 m © Giuseppe Mazza

Qualcuno ha azzardato anche ad un gioco di parole in cui sarebbe stato coinvolto Linneo con il termine greco “maero” = addolorarsi adombrarsi, riferendosi al colore attenuato e sbiadito di questa farfalla, ma conoscendo la predilezione che il naturalista aveva per la mitologia greca si è definitivamente accettata la prima versione.

Ad ali chiuse, la mera è molto simile nel colore e nella forma alla sua congenere Lasiommata megera sebbene si riscontrino differenze consistenti ad una analisi approfondita.

La Lasiommata petropolitana, un tempo considerata sottospecie della Lasiommata maera, vive negli areali più a nord, sovrapponendosi in vaste aree alla mera. Particolarmente simile e distinguibile solo da alcuni particolari del verso dell’ala inferiore e dalle minori dimensioni.

Zoogeografia

La mera vive in una vasta area che dall’Europa e il Nord Africa raggiunge la Siberia e la catena montuosa del Tienshan in Cina. In Europa manca nelle regioni settentrionali, in Inghilterra e nel nord della penisola Scandinava ed in gran parte delle isole Mediterranee.

Ecologia-Habitat

E’ una farfalla tipicamente paleartica presente in pianura, media collina e pure sulle coste mediterranee ma ama vivere in zone aride e rocciose od in terreni accidentati. La troviamo in luoghi assolati, pietrosi e prati con sterpaglie. Ama molto le falde pietrose dei monti e la si può incontrare facilmente oltre i 2000 m ed accidentalmente sino a 3500 m. Sembra infatti che questa farfalla ami molto salire ad altitudini elevate durante le giornate più calde, anche se questi luoghi risultano inadatti alle sue abituali necessità.

Morfofisiologia

La mera è una farfalla di discrete dimensioni raggiungendo a volte i 60 mm di apertura alare.Nel maschio la faccia superiore di entrambe le ali è di un diffuso colore marrone uniforme con vari ocelli che possono spesso variare. Sull’apice delle ali anteriori porta un grande ocello nero con doppia pupilla bianca, di cui la seconda quasi impercettibile, inserito in una breve fascia aranciata che occupa parte dell’area postdiscale. L’ala inferiore è contornata da una breve serie di due o tre ocelli molto più ridotti, sempre di colore nero e con pupilla bianca.

La femmina risulta molto più colorata avendo quasi totalmente l’ala anteriore di colore nocciola aranciato con un doppio ocello nero, fusi tra loro, ma di maggior dimensione del maschio e sempre con due pupille bianche ben visibili. Sull’ala anteriore la femmina porta anche screziature scure che attraversano il fondo aranciato.

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La femmina è più colorata del maschio e si distingue subito per le vistose zone arancioni sulle ali anteriori © Mazza

Il verso delle ali anteriori è uguale nei sessi e riflette esattamente i disegni ed i colori del dritto, mentre l’ala inferiore mostra screziature grigio marrone con una serie di 7 ocelli perfettamente tondi color ocra con piccola pupilla nera.

Le antenne sono robuste e clavate, tratteggiate di nero e bianco.

Biologia riproduttiva

E’ una farfalla monovoltina nel nord dell’areale mentre al sud ha due generazioni di cui la seconda con esemplari più piccoli.

Vola da maggio ad ottobre ed è ben diffusa ma come detto, mai in numero consistente. Ama succhiare fiori di Asteracee ma non disdegna altre essenze in specialmodo se con infiorescenze grosse e ben evidenti. Passa di fiore in fiore con soste molto brevi ed intervallando l’attività con riposi sul terreno in posizione ben mimetizzata.

Durante le ore centrali delle giornate più calde preferisce sostare all’ombra probabilmente per evitare la forte insolazione.

Generalmente le uova vengono deposte singolarmente ed occasionalmente in coppia direttamente sulla pianta nutrice. Il bruco è di colore verde chiaro con una leggera linea biancastra lungo tutto il corpo. La crisalide è anch’essa verde con una minuta punteggiatura bianco giallastra ed è collocato ai piedi della pianta nutrice. La prima generazione ha un periodo di incubazione di circa tre settimane. Sverna come bruco, sul terreno ai piedi della pianta nutrice, tra i detriti delle piante secche. Le specie ospiti appartengono generalmente alla famiglia delle Poaceae con preferenza per i generi Festuca, Agrostis, Hordeum e Glyceria.

Sinonimi

Papilio maera – Linnaeus, 1758; Papilio hiera – Fabricius, 1777; Pararge monotonia – Schilde, 1885; Pararge maera – Fruhstorfer, 1909.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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