Leccinum aurantiacum

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Testo © Pierluigi Angeli

 

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Il Leccinum aurantiacum è inizialmente subgloboso, poi emisferico e quasi spianato a maturità © G. Mazza

Famiglia: Boletaceae Chevall. 1828

Genere: Leccinum S.F. Gray 1942

Sezione : Leccinum S.F. Gray 1942

Leccinum aurantiacum S.F. Gray 1821.

L’etimologia del nome deriva dal latino “aurántium” = arancia, attinente al colore delle arance.

Descrizione del genere

I caratteri peculiari di questo genere sono:

- il gambo, che è molto slanciato, normalmente ingrossato alla base e ricoperto da squamosità più o meno fitte, prima biancastre poi nerastre a vetustà.

- l’imenoforo formato da tubuli finissimi lunghi, arrotondati o liberi al gambo, separabili dalla carne del cappello, biancastri, gialli o giallastri, grigio o grigio-biancastro, con pori piccolissimi concolore ai tubuli.

- la carne, soffice nel cappello e fibrosa nel gambo, di colore bianco o giallo, virante al taglio.

I funghi appartenenti a questo genere sono tutti micorrizici.

Tutti commestibili anche se non tutti appetibili.

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Leccinum aurantiacum in crescita © Giuseppe Mazza

Descrizione della specie

Cappello: 5-15 cm, inizialmente subgloboso poi emisferico, quasi spianato a maturità completa, margine inizialmente aderente al gambo con un orlo membranoso, poi appendicolato, sfrangiato; cuticola adnata, vellutata da giovane, poi liscia, glabra, rugolosa, un po’ vischiosa a tempo umido, feltrata a tempo secco, di colore rosso-arancio, rosso-fulvo, arancione più o meno carico.

Imenoforo: tubuli lunghi, sottili, liberi o arrotondati al gambo, da bianco-grigiastri a grigio-verdastro; pori piccoli, rotondi, dello stesso colore dei tubuli e come questi virano, al taglio a o al tocco, al grigio-brunastro.

Gambo: 6–17 × 1,5–4 cm, cilindroide, slanciato, attenuato progressivamente all’apice, leggermente ingrossato alla base, pieno, sodo, robusto; superficie bianca o biancastra, ricoperta da fitte squamette dello stesso colore del fondo che a maturazione o alla manipolazione inscuriscono fino a diventare rosso-brunastro senza giungere al nerastro, a volte può presentare delle macchie verdastre alla base.

Carne: spessa, soda poi molle nel cappello, fibrosa e dura nel gambo, bianca, al taglio o alla rottura vira rapidamente al grigio-lilla poi al viola e infine al nero. Odore e sapore gradevoli.

Habitat: cresce in estate e in autunno sotto pioppo e betulla, spesso in numerosi esemplari.

Commestibilità: commestibile, si usufruisce solo il cappello perché il gambo è duro e fibroso.

Spore: fusiforme, lisce, guttulate, 13,43 - 16,15 × 3,99 - 4,57 µm. Qm = 3,46; V = 142,94 µm3.

Basidi: clavati, a 2 - 4 sterigmi, senza giunti a fibbia, 24,2 - 29,7 × 8,8 - 11 µm.

Cistidi: fusiforme, numerosi, a volte con apice incrostato, 40,3 - 57,2 × 7,7 - 10,45 µm.

Cuticola: formata da ife filamentose parallele più o meno intrecciate.

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Leccinum aurantiacum : basidi, cistidi e spore © Pierluigi Angeli

Osservazioni: è un fungo che si riconosce facilmente per il colore rosso-arancio del cappello e la crescita sotto pioppo.

Si può confondere con il Leccinum vulpinum Watling, che però cresce sotto conifera e inoltre sul gambo, presenta squamale nerastre fin da giovane; il Leccinum quercinum Pilat & Dermek, che però cresce sotto quercia ed ha il colore del cappello più sui toni bruni, le squamette del gambo lanuginose, prima bianche poi brunastre; il Leccinum versipelle (Fries) Snell, che cresce sotto betulla, ha però il cappello più chiaro con toni più sul giallo e le asperità del gambo sono scure fin dall’inizio.

Sinomini: Boletus aurantiacus Bull. (1785) (basionimo); Krombholziella aurantiaca (Bull.) Gilb. (1931); Boletus scaber var. aurantiacus (Bull.) Barla (1859); Krombholziella aurantiaca (Bull.) Maire (1937); Trachypus aurantiacus (Bull.) Romagensi (1939); Boletus rufus Schaeff. (1774); Boletus rufus Schaeff. : Krombh. (1821); Krombholziella rufa (Schaeff.) Alessio (1985); Gyroporus rufus (Schaeff. : Krombh.) Quélet (1886); Boletopsis rufa (Schaeff. : Krombh.) Henn. (1900); Boletus scaber var. rufus (Schaeff. : Krombh.) Persoon (1825); Tubiporus rufus (Schaeff. : Krombh.) Ricken (1918); Boletus scaber fo. aurantiacus Opat. (1836).

 

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