Lepista flaccida

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Testo © Pierluigi Angeli

 

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La Lepista flaccida, commestibile, cresce d’estate e in autunno nei boschi di conifere e latifoglie © Giuseppe Mazza

Famiglia: (Tricholomataceae) R. Heim ex Pouzar,1983

Genere: Lepista (Fries) W.G. Smith, 1870

Sottogenere: Paralepista (Raithelhuber) M. Bon

Lepista flaccida (Sowerby) Patouillard, 1887

L’etimologia del termine “flaccida” deriva dal latino “fláccidus” = flaccido, pendente, floscio, cascante.

Conosciuto con i nomi comuni di culumbina, cimballi, imbutino in Italia; clitocybe inversé in Francia; clitocibe inverso in Spagna; Fuchsige Rötelritterling, Röteltrichterling, Fuchsroter Trichterling in Germa- nia, Tawny funnel cap in Inghilterra.

Descizione del genere, sotto- genere e sezione

Le specie ascritte a questo genere hanno un aspetto tricholomoide-clitocyboide, di taglia più o meno media, con carne più o meno elastica e le lamelle che si separano facilmente dalla carne del cappello (eterogenee), le spore crema-rosato o crema-brunastro in massa, finemente verrucose-echinulate, punteggiate o rugolose, cheilocistidi pressoché assenti o sparsi e rari.

Il sottogenere Paralepista racchiude specie che hanno un habitus clitociboide, lamelle decisamente decorrenti, fitte, poco separabili dalla carne del cappello, spore bianche o crema-rosato in massa, corte o subglobose finemente verrucose.

Descrizione della specie

Cappello: 4-10 cm, inizialmente convesso, poi piano ed infine depresso al centro, infundibiliforme; margine sottile, dapprima involuto, poi per molto tempo incurvato verso il basso, diritto a maturazione completa, prima regolare poi ondulato; cuticola non separabile, liscia, untuosa e lucente a tempo umido, con fini fibrille radiali più evidenti verso il margine, glabra, spesso con presenza di guttule scure che, affondando in fossette, si rompono, lasciando intravedere il chiaro della carne sottostante; il colore è giallo-rosso, poi rosso-giallo tendente al rossastro, con l’invecchiamento tende al bruno-vivo.

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Basidi, basidio con basidiolo e spore di Lepista flaccida © Pierluigi Angeli

Imenio: lamelle molto decorrenti sul gambo, fitte, strette, irregolari, alcune forcate, arcuate, ± facilmente separabili dalla carne del cappello, intercalate da lamellule; il colore è prima crema poi giallo-ocraceo, rosseggiante a maturazione.

Gambo: 3-6 × 1-1,5 cm, cilindrico, leggermente ingrossato alla base, attenuato in alto, svasato sotto le lamelle, fibroso, tenace, pieno poi cavo; superficie con fini fibrille longitudinali rossastre, la base è ricoperta da una feltratura bianca, che ingloba tipicamente il substrato; il colore è biancastro, poi dello stesso colore del cappello.

Carne: esigua, compatta, tenace, fibrosa, elastica, non igrofana, biancastra, brunastra, odore fungino, sapore mite un po’ astringente.

Habitat: cresce in estate e in autunno, sia in boschi di conifera sia di latifoglia.

Commestibilità: commestibile.

Microscopia: spore globose, ellissoidali, monoguttulate, verrucose, 3,85-5,5 × 3,3-3,8 µm. Basidi clavati, a 2-4 sterigmi, con giunti a fibbia, 21,4-28,6 × 5-6 µm.

Osservazioni: si tratta di un fungo molto comune, che cresce di solito a file irregolari o cespitoso, con più esemplari uniti alla base. Si può confondere con la Lepista gilva (Persoon : Fries) Roze, che ha però un colore del cappello più chiaro, la superficie prima liscia poi chiazzata da guttule specialmente verso il margine e più o meno zonate. Un’altra possibile confusione si può avere con Clitocybe gibba (Persoon : Fries) P. Kummer, che però ha il cappello molto depresso, imbutiforme, liscio, le lamelle che non si separano dalla carne del cappello, l’odore cianico, le spore, bianche in massa, piccole e lisce.

Sinonimi: Agaricus flaccidus Sowerby 1799 (basionimo); Lepista inversa (Scopoli : Fries) Patouillard; Clitocybe inversa (Scopoli : Fries) P. Kummer; Clitocybe flaccida (Sowerby) P. Kummer.

 

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