Leucoagaricus americanus

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Testo © Massimiliano Berretta

 

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Il Leucoagaricus americanus, leggermente tossico da crudo, non è commestibile © Giuseppe Mazza

Famiglia: Agaricaceae - Cheval- lier,1826

Genere: Leucoagaricus - Locquin ex Singer, 1948

Sezione: Annulati (Fries) Singer

Sottosezione : Rubescente

Leucoagaricus americanus (Peck) Vellinga, 2000

L’etimologia del nome deriva dal latino americanus = americano o d’america.

Si tratta di un fungo, dalla parte di vista della commestibilità, non interessante, per cui anche i nomi volgari usati per identificarlo localmente sono piuttosto scarsi. In Italia è conosciuto come “culumbina” molto genericamente; in Francia “lépiote fasciculée”; non risultano nomi volgari nel resto d’Europa.

Descrizione del genere

Al genere Leucoagaricus sono ascritte specie di taglia piccola, media e talvolta anche grande, eterogenei, con portamento lepiotoide, tricolomatoide o collibioide; il cappello biancastro o con colori, almeno in parte, vivaci, la cuticola è liscia, fibrillosa, squamosa, farinosa, asciutta o un po’ viscida; margine non striato; lamelle libere con collarium, bianche o crema; gambo ± cilindraceo, talvolta ingrossato alla base o bulboso, liscio, spesso cavo, fibrilloso, squamoso, normalmente con un anello membranoso, mobile o fisso; carne per lo più esigua, biancastra, crema, talvolta rossastra o giallastra al taglio. Spore bianche o crema in massa. Specie terricole, fimicole, a volte subulicole e su residui vegetali.

Descrizione della sezione e sottosezione

Alla sezione Annulati appartengono specie con cappello carnoso, liscio, vellutato squamuloso, biancastre, grigiastre pallide, eccezionalmente brunastre; spore amigdaliformi con poro germinativo più o meno evidente, metacromatiche, talvolta debolmente, a parete spessa, liscia; sporata bianca, crema, crema arancio o rosa, generalmente si scurisce a crema con la disidratazione; carne immutabile o ingiallente, imbrunente o arrossante allo sfregamento; specie per lo più relativamente carnose, con superfici setose che in alcune specie tendono a lacerarsi in scaglie da fibrillose a fibrillose-squamose. La sottosezione Rubescente riporta praticamente le caratteristiche macro e micro della specie qui descritta.

Descrizione della specie

Cappello: da 3 a 15 cm, inizialmente di forma ovale, poi convesso fino a piano, umbonato, cuticola liscia e vellutata di colore bianco, fratturandosi si ricopre di fitte squame concentriche a partire dal margine di un colore crema, fino a bruno-rossastro a completa maturità, vira al rosso alla manipolazione.

Imenio: lamelle fitte, libere al gambo, con margine dentellato, alte, bianche da giovane, crema-rosato a maturità, si macchiano prima di giallo e poi di bruno rossastro al tocco ed alla compressione.

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Basidi, cistidi, pileipellis e spore di Leucoagaricus americanus © Pierluigi Angeli

Gambo: fino a 15 cm di lunghezza × 1-2 cm di spessore, da fusiforme a claviforme, prima pieno poi cavo, prima ingiallente, poi arrossante allo sfregamento.

Anello: membranoso, situato nella parte alta del gambo, talvolta evanescente a maturità, bianco, può anch’esso diventare rossastro nel fungo maturo.

Carne: bianca, spessa, al tocco e al taglio vira prima al giallastro poi al bruno-rossastro, odore fungino, sapore gradevole.

Habitat: cresce in piccoli gruppi per la maggior parte cespitosi, dalla fine dell’estate all’autunno, in zone umide ricche di lignina, sulla segatura, sulla lettiera di foglie secche, nei parchi e giardini; non disdegna il clima secco, in questo caso evidenziando precocemente i toni rossastri.

Commestibilità: da considerarsi non commestibile, leggermente tossico da crudo, può causare disturbi gastrici in alcune persone.

Reazioni: cappello arancione-bruno, poi verde smeraldo con la Tintura di guaiaco; immediatamente verde smeraldo con l’ammoniaca.

Microscopia: spore 8-11 × 6-7,5 μm, lisce, ellittiche, ovoidali, con parete spessa, con piccolo e stretto poro germinativo, apicolo pronunciato, granulose, guttulate, destrinoidi, metacromatiche. Basidi clavati, tetrasporici, alcuni bisporici, senza giunti a fibbia, 29-38 × 7,5-9,5 µm. Cheilocistidi per lo più clavati, ma anche lageniformi con apice moniliforme. Pleurocistidi assenti. Pileipellis formata da ife intrecciate irregolarmente con terminali clavati o fusifomi.

Osservazioni: si tratta di una specie che, per la sua taglia e il suo habitus, ricorda una Macrolepiota, tant’è vero che lo stesso Peck racconta che fu descritta in un articolo come Agaricus rhacodes (oggi Chlorophyllum rhacodes = Macrolepiota rhacodes ); però i caratteri microscopici e soprattutto la reazione al verde delle lamelle ai vapori di ammoniaca e il viraggio, allo sfregamento, prima al giallo zafferano per poi arrossante, fanno collocare questa specie nel genere Leucoagaricus, sezione Annulati, sottesezione Rubescente. Nella descrizione di Peck viene riportato sia l’habitat di raccolta, banchina erbosa, sia la località, Buffalo. Una certa similitudine si ha con Luecoagaricus badhamii (Berkeley & Broome) Singer, che però al minimo tocco vira immediatamente al rosso vivo per poi diventare bruno in 1 o 2 minuti; la microscopia è pure diversa, in quest’ultimo infatti sono presenti cistidi claviformi e ventricosi, con appendice e contenenti un pigmento rosso. Per differenziarla dai generi vicini ( Cystolepiota, Macrolepiota, Leucocoprinus ) è importante osservare oltre al portamento, la morfologia e metacromasia sporale, la pileipellis e la forma dei basidi.

Sinonimi:

Agaricus americanus Peck, (basionimo), 1872; Agaricus bresadolae Schulzer, 1885; Chamaeceras bresadolae (Schulzer) Kuntze, 1898; Fungus bresadolae (Schulzer) Kuntze, 1898; Lepiota americana (Peck) Saccardo, 1887; Lepiota bresadolae Schulzer, 1885; Leucoagaricus bresadolae (Schulzer) Bon & Boiffard, 1977; Leucocoprinus americanus (Peck) Redhead, 1979; Leucocoprinus bresadolae (Schulzer) Wasser, 1978.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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