Litocranius walleri

Famiglia : Bovidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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Il Litocranius walleri vive in zone molto aride © Giuseppe Mazza

Il Litocranius walleri, - Brooke, 1878, detto comunemente in somalo gerenuk o gherenuc, che vuol dire “antilope giraffa”, e in lingua swahili swala twiga, cioè “gazzella giraffa”, è un mammifero eutero ( placentato ), quadrupede, appartenente all’ordine degli Artiodactyla, ed alla famiglia dei (Bovidae).

Endemico dell’Africa orientale e meridionale, fu scoperto nel 1878 dal biologo e zoologo inglese Sir Victor Alexander III, baronetto di Brooke.

Era anche antropologo, e questa sua passione per le popolazioni indigene, lo portò più volte in Africa, specialmente in quella orientale e meridionale, dove scoprì l’insolito animale.

Ce lo descrive, con altre specie di gazzelle e antilopi, nella sua imponente opera “The Book of Antelopes” rimasta incompiuta per la morte, e completata tra il 1894 e il 1900 dal biologo zoologo Philip Sclater e dal biologo etnologo Oldfield Thomas, suoi allievi.

Il Litocranius walleri è una specie particolarmente timida, difficile da individuare, che si nasconde frequentemente nel bush. Ma per l’eleganza dei suoi movimenti non è mai passata inosservata, e ha colpito fin dall’antichità l’immaginazione umana.

Se ne trovano tracce in molti dipinti di tombe egiziane del 5600 a.c. e, curiosità etnobiologica, molte popolazioni tribali, come quelle dell’ex-Somalia Britannica o i Masai del Kenya, pensando che derivi dall’incrocio di una giraffa con un cammello, non osano ucciderlo e mangiarlo, temendo di scatenare l’ira degli spiriti, che per vendicarsi provocherebbero epidemie fra i loro cammelli e dromedari.

Zoogeografia

I Litocranius walleri sono endemici dell’Africa orientale e meridionale, Somalia, Kenya, Tanzania, ma li troviamo anche in Etiopia.

La popolazione è oggi a rischio estinzione, per l’insensata caccia intensiva dei safari turistici del passato. La maggior parte dei suoi effettivi è attualmente confinata nel Samburo National Reserve, un parco del Kenya dove i biologi della IUCN ne monitorano e mantengono la popolazione, con programmi di conservazione e biologia riproduttiva.

Habitat-Ecologia

I Litocranius walleri si sono adattati a vivere in piccoli gruppi misti di maschi e femmine, che non superano le 10 unità, in regioni particolarmente aride nel bush africano, costellato da piante arbustive xerofile ( adattate ad ambienti aridi ) spesso spinose. E quando sono spaventati, cosa curiosa, piuttosto che fuggire o difendersi, sia le femmine che i maschi, tendono a nascondere la testa in questi cespugli spinosi.

Al pari delle gazzelle del genere Oryx, vivendo in ambienti particolarmente asciutti, hanno sviluppato come strategia ecofisiologica, la capacità di abbeverarsi con la rugiada presente al mattino sulle foglie di cui si nutrono. Basta al loro fabbisogno idrico giornaliero, e possono restare così senza bere, anche per mesi, associando a questa strategia ecologica, la tendenza ad orinare pochissimo in frequenza e volumi, con una orina ipertonica ( molto densa, contenente poca acqua ) e defecando solo il minimo necessario, con feci molto compatte e disidratate.

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Può brucare in piedi i rami alti degli alberi © Giuseppe Mazza

Per la grande agilità che li caratterizza, non hanno in genere molti predatori: per lo più Ghepardi ( Acinonyx jubatus ) o Leoni ( Panthera leo ), specialmente femmine.

Un’ altra curiosità, legata all’habitat in cui vivono, è la capacità di nutrirsi dei rami alti degli alberi, contrariamente alla maggior parte delle gazzelle e antilopi che cercano il cibo al suolo. Si appoggiano con le lunghe e sottili zampe anteriori alle frasche, specialmente d’ Acacia tortilis, e brucano in ogni direzione, col lungo collo, in bilico sulle robuste zampe posteriori.

Morfofisiologia

I maschi e le femmine di Litocranius walleri hanno in genere la stessa taglia: 50-52 kg di peso, 100-110 cm al garrese, per 140-160 cm di lunghezza, cui si aggiungo 25-30 cm di coda, che termina con un ciuffetto di crini neri.

Il dimorfismo sessuale è costituito dalla presenza di corna cave, spesse e intarsiate ad anelli, a foggia di lira, presenti solo nei maschi. La loro lunghezza può raggiungere i 25-30 cm.

Entrambi i sessi mostrano un manto fulvo lungo il corpo, i fianchi e i quarti posteriori, con un viraggio al rossiccio sul dorso, mentre il ventre e il posteriore sono bianchi.

Il cranio è brachicefalo ( corto e piatto ), e fa seguito un muso lungo e sottile che permette all’animale d’insinuarsi nei cespugli.

Padiglioni auricolari pronunciati rispetto al cranio e lanceiformi, posti lateralmente. Presentano una peluria nera all’interno, formante un particolare disegno.

Gli occhi, con orbite cerchiate di bianco, sono ad iride scura, grandi e idonei a una vista acuta. Questo senso, con l’olfatto, è infatti molto sviluppato nei Litocranius walleri.

Sono ovviamente unguligradi, come tutti i Bovidae, con speroni che si presentano come escrescenze ossee, posti in alto, a livello femorale, nelle zampe posteriori.

La caratteristica anatomica più saliente, che giustifica il nome volgare d’Antilope giraffa, è comunque la presenza di un collo lungo anche più di un metro, per raggiungere le foglie degli alberi.

Nelle femmine è un po’ più sottile che nei maschi, ove si gonfia ulteriormente nella stagione degli amori. Un richiamo visivo sessuale per le femmine in estro, e una cassa di risonanza per i versi caratteristici e specifici.

Etologia-Biologia Riproduttiva

La femmina presenta un utero bicorne, con placenta cotiledonaria, sindesmocoriale.

La durata della gravidanza è mediamente di 165 giorni, circa cinque mesi e mezzo.

I parti sono monogemini. Il piccolo a un paio d’ore dalla nascita è già in grado di camminare, e comincia ad allattarsi. Rimane in genere con la madre per 5 mesi, e poi viene svezzato.

I giovani, riuniti in piccoli gruppi seminomadi dello stesso sesso, sono allora molto esposti alla predazione dei carnivori, che livellano fortemente la densità di popolazione della specie.

Verso settembre, durante la stagione degli amori, i maschi, che come le femmine sono generalmente timidi e schivi, devono costruirsi l’harem, e dato che sono caratterizzati da un comportamento sessuale promiscuo, diventano spesso aggressivi.

Incominciano a marchiare il terreno con le ghiandole odorifere poste alla base delle zampe, e gli arbusti con quelle sopra-orbitali. Un territorio che può accogliere anche 10 femmine, costituenti l’harem.

Le ghiandole lacrimali, si fanno molto attive, e producono un liquido odoroso, che i maschi si spalmano vicendevolmente sui musi, per riconoscere il grado gerarchico.

Quando un maschio dominante, percepisce la presenza di un competitore, subentra tutto un rituale etologico costituito da sbuffi, e scuotimenti al suolo delle zampe e delle corna.

Se nessuno cede si arriva allo scontro fisico, a cornate, in ginocchio sulle zampe anteriori, finché le ferite proclameranno un vincitore.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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