Lumbricus terrestris

Famiglia : Lumbricidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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Il Lumbricus terrestris sfiora i 30 cm con 1 cm di diametro. Si nutre di materiale organico morto © Giuseppe Mazza

Il comunissimo Lombrico di terra o Verme di terra ( Lumbricus terrestris -Linnaeus, 1758 ) è un anellide terricolo, afferente al tipo Anellidi ( Anellida ), alla classe Chetopodi ( Chetopoda ), ordine Oligocheti ( Oligochaeta ), famiglia Lombricidi ( Lumbricidae ), genere Lombrico ( Lumbricus ). Questi vermi a sezione circolare ( da cui il nome del tipo anellidi ), sono cosmopoliti, quindi presenti ovunque sul Pianeta Terra, poi oltre alla specie Lumbricus terrestris esiste anche il Lumbricus rubellus e il noto Lombrico gigante ( Lumbricus haerculus ).

Zoogeografia

Specie cosmopolita

Habitat-Ecologia

Enorme è l’importanza del ruolo ecologico che questo anellide terricolo limivoro riveste in natura e anche in agricoltura ( limivoro significa che si nutre, filtrandola, della terra ), avendo un ruolo di primo piano nella formazione del suolo vegetale ( organicazione del suolo ). Scavando canali e gallerie, vi trascina grandi quantità di vegetali ed ingoiando particelle situate in profondità, rimescola i vari strati del terreno.

Il tutto favorisce una maggior aerazione ed ossigenazione delle aree dove sono presenti e la formazione dell’humus.

Morfofisiologia

I rappresentanti degli anellidi sono dotati di un sistema nervoso ben sviluppato ed efficiente e mostrano notevoli differenziazioni morfologiche; nel lombrico terrestre o verme di terra, ad una complessità di organi interni, non si accompagna una struttura esterna altrettanto complessa e differenziata, il corpo è suddiviso in anelli uguali, tipici di una omometameria.

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Sezione di Lumbricus terrestris osservata al microscopio. Partendo dalla periferia si osserva l’epidermide, a cui fa
seguito uno strato di muscoli circolari (linea color turchese) e quindi uno di muscolatura longitudinale (bande color
rosso porpora). Al centro della sezione si osserva una struttura circolare complessa: un lobo attaccato a un pedun-
colo di colore turchese. La linea centrale longitudinale e ripiegata (di colore rosa) è il Typhlosolis, un’ansa dell’inte-
stino che ne aumenta notevolmente l’assorbimento. All’inizio dell’ansa, nella parte superiore della struttura circo-
lare, si osserva un vaso sanguigno dorsale. La struttura grigia in posizione ventrale è la catena nervosa © Mazza

Tale verme infatti, adattandosi alle ben note condizioni di vita sotterranea, ha sacrificato gran parte degli organi di senso ( branchie, setole, parapodi ) di cui sono dotati quasi tutti gli altri anellidi; non ha neanche una larva “trocofora” come ce l’hanno gli altri anellidi, poiché i neonati del lombrico terrestre sono, salvo fatto per le dimensioni, del tutto uguali al genitore, una sorta di ninfa come negli insetti a sviluppo emimetabolo.

Il lombrico terrestre in sostanza è un anellide che, abbandonando la vita acquatica per la terraferma, ha modificato profondamente la sua morfologia.

Sul corpo, disposte in un paio di file, si trovano solo poche setole ( da cui il termine dell’ordine oligocheti ); gli anelli in cui è suddiviso il corpo sono interrotti da una cintura ghiandolare detta “clitello” di colore più o meno chiaro, che di solito si trova tra il 31° e il 37° segmento, estendendosi quindi per sei anelli.

Lateralmente, vi sono due paia di piccole aperture dei “ricettacoli seminali”, dette “aperture spermatecali”, dove una si trova nel solco tra i metameri 9 e 10, mentre l’altro paio tra i metameri 10 e 11, quelli di tipo femminile sono nei solchi tra i segmenti 14 e 15.

A un apice del corpo c’è il “peristomio” ovvero la bocca, a quello opposto l’ano ovvero il “pigidio”. La respirazione avviene per via cutanea. Le dimensioni maggiori non superano i 30 cm di lunghezza, per 1 cm di diametro e circa 100-180 metameri omonomi ( ovvero uguali ), ben distinguibili a occhio nudo, che suddividono il corpo cilindrico affusolato.

La locomozione del lombrico terrestre, non è di tipo ondulatorio come in altri anellidi, ma avviene mediante processi di estensione e di contrazione del corpo e pertanto comporta l’esistenza di strutture adatte ad ancorarsi al momento opportuno.

L’effettiva sequenza degli eventi, ripresa dai biologi per via cinematografica è la seguente.

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Si muove, con contrazioni alternate, e scava gallerie alla velocità di 15-25 mm al minuto © Giuseppe Mazza

Dall’estremità anteriore del corpo parte un’onda di contrazione dei muscoli circolari, che comprime il fluido contenuto nelle cavità celomatiche, allungando i metameri.

Poiché le setole dei metameri posteriori a quelli contratti si trovano estroflesse ed inclinate in direzione caudale, il corpo del lombrico rimane ancorato al substrato.

L’allungamento dei metameri, fa sì che l’estremità anteriore sia spinta in avanti.

Non appena l’onda di contrazione dei muscoli circolari si è estesa a tutta la metà anteriore del lombrico, ha inizio in questa metà un’onda di contrazione dei muscoli longitudinali, che trascina in avanti i metameri successivi.

In questo momento le setole dei metameri della porzione posteriore del corpo si trovano introflesse, mentre quelle della metà anteriore sono estroflesse, ancorando l’animale.

Ripetute onde di contrazione fanno muovere ogni singolo metamero di 2-3 mm, ad ogni “passo”, con un ritmo di sette-otto “passi” per minuto.

I lombrichi lasciano i loro rifugi di notte, per andare in cerca di cibo e si nutrono come “necrofagi” del materiale organico morto reperibile alla superficie del suolo. Ed è per questo che, specie dopo la pioggia, al mattino, si scoprono sui prati delle piccole sculture di fango, in rilievo, nate dalle deiezioni.

Altro materiale organico è anche introdotto con la terra che viene ingerita ( specie limivora ) durante l’infossamento.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il lombrico terrestre è un ermafrodita insufficiente, ciò significa che in ogni membro sono presenti contemporaneamente su segmenti diversi, gli organi riproduttori sia maschile che femminile; ma ogni individuo non è in grado di autoriprodursi sessualmente, per cui necessita di accoppiarsi con un altro membro e a secondo dei casi, si comporterà da maschio o femmina, utilizzando l’uno o l’altro organo riproduttore.

Possono riprodursi anche asessualmente, entro certi limiti, rigenerando le parti che ad esempio per un trauma meccanico, sono state distrutte; il tutto avviene purché il frammento distrutto non è troppo grande. Il muco secreto dalle ghiandole del clitello, serve sia ad avvolgere le uova, che in numero di 1.600-2.000 vengono rilasciate nel terreno circa ogni 5 mesi, che a far aderire i corpi dei due membri durante l’accoppiamento.

Sono organismi che ovviamente non rischiano assolutamente l’estinzione.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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