Lycaena dispar

Famiglia : Lycaenidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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La Lycaena dispar è una specie eurasiatica della fascia mediotemperata © Gianfranco Colombo

Come spesso accade nel mondo naturalistico, la ricerca dell’origine etimologica dei nomi scientifici dati dai primi scienziati classificatori alle diverse specie di insetti, cade spesso nella fantasia e nella pura supposizione in quanto sovente l’autore, non citava la motivazione originale che lo aveva portato a dare quel tal nome a quella determinata specie.

Spesso erano nomi derivati da storie riportate nel tempo e che nulla avevano a che fare con la specie analizzata, altre volte erano veri errori di interpretazione quando poi non reali errori di ortografia nel riportare termini dall’antico greco o dal latino modernizzato.

Anche lo stesso Linneo ed i suoi fedeli scolari hanno lasciato a noi posteri il compito di immaginare cosa avessero voluto indicare attraverso l’assegnazione di un nome scientifico praticamente inventato o senza alcun riferimento storico e tantomeno certo. La letteratura scientifica è zeppa di tali interpretazioni.

Quando nel 1803 l’entomologo inglese Haworth classificò questo bellissimo licenide, la sua attenzione fu sicuramente attratta dall’evidente dimorfismo fra i due sessi, tanto da convincerlo a dare alla specie il nome latino dispar = dissimile, non tanto per le dimensioni e la forma che potrebbero già da sole porre il dubbio di una specie diversa ma dal disegno della faccia superiore delle ali, nettamente diverso nei due generi.

Come si sa il maschio mostra una colorazione ramato/dorata brillante che riflette magnificamente il suo colore quando esposta al sole mentre la femmina risulta più scura, molto macchiata e con leggera velatura aranciata. Inoltre ha dimensioni sensibilmente maggiori.

L’etimologia del genere Lycaena ha invece interpretazioni varie e vaghe. C’è chi sostiene derivi da Lycia un epiteto della dea Diana, chi da lukaina= lupa, altri da Lukaios o Lycaeus o Lyceus, il nome dato ad alcune divinità venerate sul monte Lycaeum nell’antica Arcadia. Altri ancora da Lykaon re dell’Arcadia oppure da Lukeion una scuola ginnica dell’antica Atene dove la maestria dei ginnasti sembra imitasse il volo frenetico di questa farfalla.

Infine la più fantasiosa, quella che mette in relazione quella che si pensava come “inventiva scientifica” con una semplice e profana ripetizione rimata e ritmica dei nomi usati scientificamente in quegli anni e che insieme hanno dato successivamente credito alle più varie interpretazioni: Zygaena, Phalaena Lycaena.

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Tipica delle zone paludose, comunque umide e ricche d’acqua, è solo di passaggio in altri ambienti © Gianfranco Colombo

La Licena delle paludi ( Lycaena dispar - Haworth, 1802 ) appartiene all’ordine dei Lepidottera ed alla famiglia dei Lycaenidae un gruppo di farfalle di dimensioni mediamente ridotte, con colori estremamente vivaci e presenti in tutti i continenti.

Negli ultimi decenni quando improvvisamente questa farfalla iniziò a scomparire dalle nostre campagne, subito le associazioni protezionistiche additarono i collezionisti entomologi quali maggior responsabili di questo calo per la loro indiscriminata caccia. E pensare che a quel tempo, solo in pochissimi conoscevano questa farfalla ed ancor meno la sapevano classificare.

Era evidente l’insulsaggine di questa affermazione ma si ha la tendenza a sostenere che parte del danno sia stato e sia tuttora provocato da questi appassionati. E’ invece evidente a chiunque, profani o specialisti che siano, capire che l’improvvisa e repentina scomparsa di questo licenide, insieme a tantissimi altri meno appariscenti ma anch’essi soggetti a questo destino, è dovuta al repentino cambio delle attività agricole nelle nostre terre.

Basta ripercorrere una stradina di campagna e cercare di ricordare come fosse trenta o quaranta anni fa e subito sia avrà la logica risposta senza cercare motivazioni fantasiose.

Questa piccola farfalla è assurta in molte regioni europee a simbolo della protezione degli ambienti in via di degrado ambientale in quanto fra le molte vittime inconsapevoli, questa specie risulta essere una delle più colpite dalle manomissioni effettuate dall’uomo all’ambiente naturale.

E’ sufficiente osservare quanto accade nel Regno Unito parlando della Large Copper, appunto la nostra Licena delle paludi. Il solo accenno è come nominare una chimera irraggiungibile, un sogno irrealizzabile, una lotta incessante nel tentativo di reintrodurre la specie dopo l’estinzione nella metà del XIX secolo. Gli entomologi anglosassoni setacciano ogni anno accuratamente ogni angolo del loro paese alla ricerca di questa piccola e graziosa farfalla ed il suo occasionale ed ormai raro ritrovamento fa sempre scalpore e dà speranza per un suo futuro reinsediamento in un’area che la vedeva da sempre presente. E’ forse la preda più ambita per un entomologo anglosassone.

Anche in altre regioni europee si sono osservati negli ultimi decenni, drastici cali e sparizioni delle numerosissime colonie che un giorno l’abitavano. Bonifiche di aree paludose, prosciugamenti a volte naturali di torbiere o zone umide, un’agricoltura intensiva che ha comportato arature e dissodamenti profondi del terreno con la conseguente sparizione di prati stabili, interramenti di piccole risorgive, abbassamenti della falda acquifera per smodati prelievi a monte, modifiche agricole con introduzione di colture non tradizionali, condizioni che hanno modificato in gran parte l’aspetto della nostra campagna e che hanno comportato a volte la sparizione di un gran numero di lepidotteri in particolare licenidi.

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Tendenzialmente da posata tiene le ali chiuse verticalmente © Gianfranco Colombo

La valle Padana ed in particolare l’area a cavallo della linea dei fontanili, è invece riuscita con forte difficoltà a superare questo tumultuoso periodo ed in questi ultimi tempi sta perfino risalendo una china che la vedeva come in altre aree ridursi a livelli preoccupanti.

Sia chiaro, la popolazione della Lycaena dispar non è più ai livelli di mezzo secolo fa ma è comunque presente e diffusa in tutta l’area pedemontana ed in certe annate risulta avere colonie molto consistenti, ben stabilizzate e, come accennato, a volte anche in progressivo aumento.

Nella medesime aree si possono notare a volte diminuzioni ed anche totali sparizioni di colonie da sempre presenti nei decenni precedenti.

Certi comprensori a cui un tempo si garantiva una periodica irrigazione con acque prelevate dai fiumi vicini, hanno visto oggi ridursi questa tradizionale pratica, vuoi per una minore disponibilità di acqua o più ancora per l’irrigazione delle monocolture che richiede consumi elevati e tempi di impiego irriguo ben maggiori. Le profonde arature del terreno assorbono più velocemente l’acqua di scorrimento e nel contempo sono assoggettate ad una evaporazione più rapida per l’accresciuta permeabilità del terreno. Più acqua distribuita ma terreno più rinsecchito.

Sono finiti i tempi di grandi distese di trifoglio autunnale o di panizzo selvatico macchiate da infiorescenze di color rosa (si perché la Lycaena dispar ama spassionatamente ed inspiegabilmente fiori di questo colore) di achillea, di cardo campestre, di centauree, di settembrini o di scabiose. Così pure di marcite e campi sforzati per la produzione di erba primaverile. Tuttavia si sono aggiunte due importanti variabili, “l‘una contro l’altra armata” che condizionano la sopravvivenza di popolazioni decimate di questo licenide: la prima risulta esser un insperato aiuto per la specie, la seconda, quando attuata, fortemente deleteria.

Ormai gran parte dell’irrigazione avviene per sfruttamento sforzato di acqua artesiana con trattori che pescano dal sottosuolo in pozzi artificiali od anche direttamente dagli stessi fossati irrigui che intersecano le nostre campagne.

Questa nuova modalità ha praticamente escluso e quindi fatto abbandonare l’uso delle piccole bocche di derivazione delle aste portanti, lasciando incolta la vegetazione di ripa e quindi dando la possibilità a quegli insetti che si nutrono e si sviluppano sulle essenze che qui vegetano, di completare il loro ciclo metamorfico.

Inoltre si è ormai abbandonato l’uso di incendiare nel periodo primaverile queste sponde per liberarsi dalle erbacce infestanti. Infine anche i fossi di asta portante, una volta tenuti “rasati sulle sponde” e “sgurati sul fondo” per meglio far scorrere l’acqua, sono stati ormai abbandonati a se stessi visto che questi fattori una volta negativi, ormai poco incidono sulle potenzialità delle moderne pompe idrovore.

Tutto questo ha permesso la creazione di un micro biotopo ripariale alquanto florido e ricco delle essenze care alla nostra licena.

Piante ospiti quali il Rumex hydrolapathum, Rumex crispus, Rumex aquaticus e Polygonum bistorta hanno trovato infatti il loro ambiente ideale e si sono sviluppate notevolmente ed indisturbate lungo questi piccoli scoli.

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Vista di lato la Lycaena dispar mostra la solita minuta pelosità e punteggiatura caratteristica dei Lycaenidae, ma qui c’è una tipica fascia arancione-rossasta sul bordo dell’ala inferiore © Colombo

Inoltre hanno dato vita allo sviluppo spontaneo di quelle essenze floreali tanto care e necessarie per l’alimentazione di queste farfalle. Dolci infiorescenze quali la menta acquatica e la selvatica, la canapa d’acqua, la forbicina comune e non raramente la Polygonum persicacea (il nostro Bruciabocca) sono le più diffuse in questi fossetti.

Di converso è deleteria l’introduzione della pratica di triturare le erbacce di sponda con macchinari estremamente efficaci che distruggono praticamente tutto ciò che trovano al loro passaggio, attività che sembra però relegata ai soli fossi di portata importanti.

Risulta quindi che la Lycaena dispar è tuttora ben collocata in tutta l’area dei fontanili e sembra abbia superato seppur con forte difficoltà, la prospettiva di questi ultimi decenni, di una probabile sparizione. Anzi mostrando in alcune popolazioni segni di sensibile di ripresa.

Come detto la nostra licena delle paludi non ha nomi volgari locali che la distinguano dalle altre farfalle ed il solo nome comune identifica semplicemente l’ambiente in cui veniva abitualmente trovata.

Nei nomi volgari europei è invece sempre ricordato il suo colore ramato. Large Copper - in inglese, Grand cuivré o Cuivré des marais-in francese, Große Feuerfalter-in tedesco e Grote vuurvlinder- in olandese

Zoogeografia

La licena delle paludi è specie eurasiatica che vive nella fascia mediotemperata. In Europa è ampiamente distribuita seppur mancando totalmente in alcun regioni e riscontrabile solo nei siti idonei.

Risulta estinta in Gran Bretagna e Irlanda ed in diverse aree europee storicamente occupate. A nord arriva fino alla parte meridionale della Finlandia ed Estonia ed attraverso Russia e Repubbliche centro asiatiche fino alla Mongolia.

A sud dalla Francia e Italia ad est fino ad occupare l’intera penisola balcanica, Turchia, Caucaso per ricongiungersi nel nord della Cina.

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Due pretendenti maschi. Il volo può essere rapidissimo. Agilità, scatti e grande forza muscolare © Gianfranco Colombo

In Europa sono state classificate tre diverse sottospecie che occupano aree ben distinte e che sebbene alquanto simili nella morfologia, evidenziano caratteristiche biologiche differenti. La Lycaena dispar dispar, la ssp ormai estinta in Inghilterra e Irlanda. La Lycaena dispar batavus propria dei Paesi Bassi e la Lycaena dispar rutilus nel resto dell’areale.

Ecologia Habitat

La licena delle paludi è propria di aree umide, di zone paludose e di territori ricchi di acqua. Difficilmente si riscontra in zone aride se non accidentalmente durante i brevi spostamenti fra le diverse aree occupate. Ha un volo rapidissimo e lineare durante questi erratismi mentre il volo tradizionale è tipicamente da licenide se non ancor più esagitato nei movimenti vista la sua maggior agilità aviatoria e forza muscolare. E’ infatti molto più robusta e vigorosa di tanti suoi congeneri.

Ha scatti improvvisi che la fanno apparire e sparire improvvisamente alla vista mentre quando posata, abitualmente si calma e mentre assapora le dolcezze delle sue essenze preferite, si fa facilmente osservare ed avvicinare.

Tendenzialmente da posata tiene le ali chiuse verticalmente ma non manca di sfregare le due superfici delle ali, come consuetudine degli appartenenti a questa famiglia, aprendole sovente in particolar modo all’apparire dei raggi del sole.

Morfofisiologia

La Lycaena dispar è una farfalla alquanto attraente e vistosa se non fosse per le sue ridotte dimensioni che sovente la rendono poco visibile. Ha un’apertura alare che non supera i 40 mm, leggermente inferiore nei maschi.

Spesso ci si meraviglia dei colori di alcune farfalle esotiche con ali abbellite da quegli intensi blu oppure da spettacolari verdi smeraldo così evidenti ed esaltati dalle smisurate dimensioni di questi lepidotteri, scordandosi che se pure i nostri licenidi avessero queste misure forse risulterebbero ancor più sensazionali.

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La femmina, un tempo presa per un’altra specie, ha colori tenui, brunastri, con soffusa peluria ambrata © Gianfranco Colombo

La licena delle paludi mostra sulla faccia superiore delle ali, un colore dorato/ramato incredibilmente brillante che purtroppo solo quando ferma si riesce ad apprezzare. Un colore talmente vivace e rilucente che risulta visibile a decine di metri di distanza quando, osservando un prato fiorito, la sua figura staglia praticamente su qualsiasi infiorescenza sia posata.

Il volo risulta convulso ed agitato, con virate improvvise e fermate repentine che la fanno sparire letteralmente davanti agli occhi quando si posa improvvisamente su un fiore tenendo le ali chiuse. Poi, come tutti i licenidi, al primo raggio di sole eccola riaprire il suo scrigno colorato mettendo in evidenza i suoi magnifici riflessi.

Il maschio ha la faccia superiore completamente di questo colore contornata sui bordi da una distinta linea nera a sua volta bordata esternamente da una sbavatura bianca. Sulle ali posteriori mostra nell’area submarginale piccole lunette nere. Nell’area discale anteriore sono accennate due finissime macchioline nere allungate.

La femmina al contrario, ha colori più tenui ed alquanto brunastri seppure sempre ramati. La faccia superiore mostra una serie di macchie rotondeggianti che nell’area postdiscale sia anteriore che posteriore, segue parallela il bordo delle ali. L’area basale e discale posteriore è interessata da una soffusa peluria ambrata che copre parzialmente la superficie alare.

La faccia inferiore delle ali di entrambi i sessi sono uguali ed evidenziano la tipica punteggiatura sparsa dei licenidi, con ali anteriori con sfondo aranciato e quella posteriore azzurrognolo perlato. Sul bordo inferiore è presente una striscia arancione-rossastra più o meno ampia che risulta peculiare per la determinazione di questa specie.

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Le uova vengono deposte singolarmente sul lato inferiore di essenze del genere Rumex. Durante l’inverno il piccolo bruco si avvolge in una fitta e trasparente ragnatela che lo tiene ancorato alla foglia disseccata. Col risveglio primaverile crescerà a vista d’occhio © Gianfranco Colombo

Infatti questa licena può essere facilmente confusa con la Lycaena virgaureae, con la Heodes ottomanus e la Thersamonia thetis proprie della penisola balcanica ed anche con la Chrysophanus (Palaeochrysophanes) hippothoe, se non per questa particolarità.

Etologia - Biologia riproduttiva

Al contrario di tanti altri licenidi che completano gli ultimi stadi della loro vita con l’aiuto di alcune specie di formiche, questa farfalla ha una vita autonoma al pari dei tradizionali lepidotteri.

Il bruco non viene infatti prelevato e curato da alcun tipo di formica per concludere la sua metamorfosi ma procede in tutte le sue mute rimanendo sulla pianta ospite fino alla completa maturazione.

La farfalla depone le uova su essenze del genere Rumex e si sviluppa lentamente per mesi impupandosi sulle stesse foglie della pianta nutrice, fino al definitivo involo.

Il bruco è di colore verde smeraldo ma quanto attivo si mimetizza con facilità allungandosi lungo le robuste coste delle foglie della pianta nutrice della quale generalmente consuma solo la superficie inferiore senza far trasparire la sua presenza. A volte invece provoca fori perfettamente tondi che trapassano la foglia.

La crisalide è un piccolo batuffolo di materiale setoso ed impermeabile nel quale il bruco rimane conservato per tutti i mesi invernali. Può anche rimanere sommerso in acqua e ghiaccio per diverso tempo senza alcun danno.

Nel sud dell’Europa la sottospecie Lycaena dispar rutilus è bivoltina con una generazione primaverile ed una tardo estiva mentre progredendo verso nord la generazione diventa unica con ibernazione autunnale ai primi stadi di vita del bruco. La Lycaena dispar batavus è infatti monovoltina ed anche la Lycaena dispar dispar della Gran Bretagna rientra in questa categoria. Le uova vengono deposte singolarmente sul lato inferiore delle foglie e durante l’inverno il piccolo bruco si avvolge in una fitta e trasparente ragnatela che lo tiene ancorato alla foglia disseccata fino all’arrivo dei primi tepori primaverili.

La crescita del bruco al risveglio è piuttosto rapida e dà i suoi frutti già da fine aprile inizio maggio quando la prima generazione si invola.

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E’ specie a rischio in tutto il suo areale e fortemente protetta in quasi tutta Europa © Gianfranco Colombo

Quella tardo estiva è invece più lenta ma produce esemplari più forti, più vigorosi e più numerosi che spesso arrivano ad involarsi anche nel primo autunno. Anche nella Lycaena dispar rutilus, in certe annate con primavere fresche o molto in ritardo, la prima generazione sembra essere assente o mancare a volte totalmente.

Vi è una notevole variabilità negli sfarfallamenti di questo lepidottero, data principalmente per la prima generazione, dalla durata e rigidità della temperatura invernale, dal gradiente d’umidità e dall’arrivo più o meno precoce dei primi tepori primaverili mentre la seconda può a volte avere ritardi o brevità temporali secondo il gradiente di siccità estivo, temperature e prolungamenti autunnali della bella stagione.

Non è specie molto prolifica in quanto soggetta a forte predazione.

E’ specie a rischio in tutto il suo areale e fortemente protetta in quasi tutta Europa.

Chissà se il poeta inglese Alfred Tennyson nella sua poesia “The talking oak” (La quercia parlante) mentre descriveva adagiato all’ombra di questo enorme albero, con rapida e mirabile rima questo piccolo gioiello paragonando il riflesso delle sue ali alle labbra dell’amata, immaginava che questa farfalla sarebbe poi scomparsa ? Lasciamogli l’illusione che sia rimasta al suo posto e che svolazzando fra le felci ravvivi il suo ricordo.

Qualche volta lasciavo che i raggi dormienti del sole,

illuminassero i suoi occhi ombreggiati,

Un rapido svolazzare adornava le sue labbra,

come una farfalla dorata.

Sinonimi

Papilio dispar – Haworth, 1803; Chrysophanus dispar – Haworth, 1803; Thersimom dispar – Haworth, 1803; Polyommatus hippothoe var. dispar – Haworth, 1803.

 

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