Lycoperdon perlatum

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Testo © Livio Agostinelli

 

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Terricolo e ubiquitario, il Lycoperdon perlatum è comune nei boschi © G. Mazza

Famiglia: Lycoperdaceae Chevallier, 1826

Genere: Lycoperdon Persoon, 1801

Lycoperdon perlatum Persoon : Persoon, 1801

L’etimologia del genere Lycoperdon deriva dal greco “lúkos” = lupo; e “pérdomai” = emetto aria dagli intestini. Loffa di lupo, scoreggia di lupo.

Il nome della specie deriva dal latino “perlate” che significa molto ampio, molto allargato, riferito alle verruche che ricoprono uno spazio appunto molto allargato, molto ampio.

Specie piuttosto comune, in Italia conosciuta con i nomi volgari di “vescia”, “loffa”, “puzzola”, “vescia gemmata”; in Francia “Vesse de loup perlée”; in Spagna “ Pet de llop perlat”, “pedo de lobo”, “cuesco de lobo”, “bejín perlado”, in Inghilterra “common puffball”, Devil’s snuffbox, “warted puffball”, “gem-studded puffball”; in Germania “Flaschenstäubling”, “Flaschenbovist” “Flaschen-Stäubling”.

Descrizione del genere

Al genere Lycoperdon sono ascritti carpofori tipicamente piriformi, oppure subglobosi, pseudostipitati o turbinati. I carpofori si inseriscono nel substrato con le ife miceliari a fascio o con cordoni rizomifi.

I carpofori di questo genere hanno l’esoperidio inizialmente unito, poi dissociato in granuli, perle, verruche o aculei, che inizialmente fitti si diradano per effetto della crescita; una volta terminato la loro funzione di protezione si seccano e si dissolvono, anche l’esoperidio si dissolve parzialmente o totalmente.

L’endoperidio è sottile, membranoso, con ife filamentose, liscio, opaco, elastico, di consistenza molle; legato fisicamente al fascio delle ife miceliari della base. La liberazione delle spore avviene tramite l’apertura di orifizio nell’endoperidio all’apice.

La gleba, inizialmente bianca e compatta, maturando diventa secca e polverosa e comprende le spore e il capillizio; la subgleba è ben sviluppata, con struttura a cellette visibili anche ad occhio nudo, il diaframma è presente o assente.

Descrizione della specie

Basidiocarpo: a forma di pera rovesciata, subgloboso, somigliante ad un pestello, con colori biancastri poi crema ed infine con sfumature brune.

La parte esterna, esoperidio, è costituita da spine coniche-tronche facilmente detersili circondate da piccole verruche. Quando le spine, per maturazione o con il tempo, cadono, l’esoperidio rimane decorato da un caratteristico disegno reticolato.

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Basidi e spore di Lycoperdon perlatum © Pierluigi Angeli

L’endoperidio è liscio, membranoso, sottile, opaco, elastico e molle con umidità, da crema a grigio-ocra.

Gleba (la parte interna carnosa) : prima bianca e compatta, poi diventa, a maturità, giallo-olivastra, marrone e si converte in polvere formata da spore e capillizio.

La dispersione delle spore avviene attraverso l’apertura di un piccolo foro alla sommità del carpoforo (deiscenza apicale).

La subgleba ben sviluppata costituisce l’intero pesudogambo ed è formata da cellette ben visibili.

Habitat: prevalentemente terricolo, ubiquitario sia in boschi di conifere che di latifoglie.

Commestibilità: può essere consumato purché la gleba sia bianca candida.

Microscopia: spore globose e verrucose 3,5-4,5 µm, alcune con ancora attaccato lo sterigma.

Esoperidio di struttura pseudoparenchimatica a sfericisti rotondi o fortemente ellissoidali ed a parete sottile.

Osservazioni: E’ la vescia (nome popolare) più diffusa in assoluto, i suoi sporofori sono riconoscibili per la forma a pera e la particolare struttura dell’esoperidio costituito da aculei conici facilmente asportabili e circondati da una fila di piccole verruche. Si può confondere solo con Lycoperdon pyryforme Schaeffer : Persoon, ma questo cresce su legno in disfacimento e alla caduta degli aculei non mostra il reticolo.

Sinonimi: Lycoperdon gemmatum Batsch 1783; Lycoperdon gemmatum var. perlatum Persoon 1829.

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Commestibile da giovane, è ricoperto di spine, che poi cadono, lasciando il posto ad un disegno reticolato. Il colore, bianco crema, imbrunisce invecchiando © G. Mazza

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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