Mandrillus sphinx

Famiglia : Cercopithecidae

 

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Testo © Spartaco Gippoliti - Mammologo - Membro IUCN/SSC - Primate Specialist Group

 

 

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Per lo sguardo infernale digrignando i denti il Mandrillus sphinx fu mal giudicato ©Mazza

Il mandrillo Mandrillus sphinx (Linnaeus, 1758), è un primate del vecchio mondo, della famiglia Cercopithecidae, sottofamiglia Cercopithecinae e tribù Papioninae .

Tradizionalmente unito ai babbuini Papio sp. ed al gelada ( Theropithecus gelada - Rüppell, 1835) nell’informale raggruppamento detto ‘scimmie cinocefale’ per l’elevato sviluppo in lunghezza del cranio, in particolare dei maschi adulti, che li rendono simili a quello di un cane.

Recenti ricerche genetiche e morfologiche hanno però stabilito che le scimmie cinocefale non sono strettamente imparentate tra loro, ma che piuttosto il genere Mandrillus è affine maggiormente ai cercocebi semi-terricoli del genere Cercocebus, con il quale condivide adattamenti ad una alimentazione composta da semi e noci.

Il numero dei cromosomi, come in tutti i Papionini, è 2N = 42.

La distribuzione geografica del mandrillo si estende dal Fiume Sanaga in Camerun [ che segna il confine con la distribuzione del Drillo ( Mandrillus leucophaeus - F. Cuvier, 1807) ] a est sino ai fiumi Ivindo e Ogooué in Gabon.

A sud non supera il Fiume Congo (Zaire). E’ quindi presente in Camerun, Guinea Equatoriale, Gabon e Repubblica Popolare del Congo.

La specie, la scimmia - antropomorfe escluse - più pesante oggi vivente, è caratterizzata da notevole dimorfismo sessuale, con le femmine che pesano in media circa 12 kg, molto meno della metà dei maschi che possono giungere ai 35 kg a maturità, cioè intorno ai 10 anni d’età.

Questi hanno vivaci colori sul muso, sulle natiche e sullo scroto e un rigonfiamento con pieghe marcate ai lati del naso.

Già Darwin riferiva che nei momenti di eccitazione i colori delle parti nude divengono ancora più brillanti.

I maschi subordinati non presentano la ricca colorazione dei maschi dominanti.

Un’altra differenza con i babbuini delle savane è che la coda del mandrillo è eretta e brevissima, non superando gli 8 cm.

Il maschio presenta canini sviluppati che oltre nella competizione intra-sessuale svolgono un ruolo anche nella difesa dai predatori, in particolare il leopardo ( Panthera pardus ).

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Simbolo a torto di violenza e lussuria, vanta comunque dei canini terrificanti © Giuseppe Mazza

Una particolarità tipica del clade Mandrillus / Cercocebus è la presenza di premolari grandi quanto il primo molare, un carattere primitivo che può essere legato alla necessità di rompere noci e semi.

Il mandrillo maschio è una delle poche scimmie del Vecchio Mondo a mostrare comportamenti di marcatura chimica attraverso una ghiandola dello sterno, comportamento legato all’attività ses- suale che viene effettuato a partire dai sette anni di età.

Generalmente si riteneva infatti che l’olfatto svolgesse un ruolo importante soltanto nelle proscimmie e nei primati del Nuovo Mondo.

Dal punto di vista ecologico, il mandrillo può essere descritto come un frugivoro semi-terricolo forestale.

E’ stato osservato però che tende a preferire i semi caduti a terra dopo il periodo di fruttificazione.

Una importante conseguenza è che i semi, decomponendosi con più lentezza della frutta, costituiscono una impor- tante risorsa alimentare ben dopo il periodo di fruttificazione e non facilmente accessibile ad altri animali.

La sua dieta include anche invertebrati, piccoli vertebrati, uova e tuberi che ricerca nella lettiera sul terreno ed anche formiche e termiti.

Trascorre la notte sugli alberi.

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Con 35 kg, il maschio è la scimmia più pesante, antropomorfe escluse © Giuseppe Mazza

Come comune nei cercopitecidi, le femmine sono filopatriche e compongono l’ossatura della struttura sociale, mentre i giovani maschi abbandonano il gruppo natale.

Si pensava che piccole unità sociali possono riunirsi per formare branchi di oltre 50 individui.

Alcuni studiosi sono stati recentemente in grado di osservare orde di centinaia di mandrilli muoversi insieme durante vere e proprie migrazioni nella stagione di scarsa disponibilità di frutta.

Nel Parco Nazionale di Lope in Gabon una di queste orde comprendeva da 600 a 800 tra femmine e giovani.

I maschi adulti sono apparentemente solitari eccetto per un periodo di due-tre mesi, nella stagione secca, quando si uniscono all’orda e competono intensamente per l’accesso alle femmine.

E’ in questo periodo che utilizzano un ricco repertorio di segnali vocali e visivi oltre che marcare gli alberi con la ghiandola sternale.

I maschi utilizzano le riserve di grasso accumulate in precedenza perché non riescono ad alimentarsi in questo periodo, una strategia che ricorda quella del cervo nobile Cervus elaphus.

Il grande numero di individui che formano le orde comporta che il loro "home range" annuale sia molto ampio mentre i maschi adulti sono probabilmente legati ad aree molto limitate.

A Lope l’area di una orda di circa 700 mandrilli è stata calcolata in approssimativamente 182 km2, di cui 90 di foresta chiusa.

I mandrilli hanno utilizzato preferenzialmente foreste a galleria frammenti isolati ad alta diversità botanica piuttosto che foresta vera e propria.

Le femmine presentano un rigonfiamento della zona perianale durante l’ovulazione, di dimensioni però più ridotte di quelle che mostrano i babbuini Papio spp.

La gestazione dura 175 giorni e i parti avvengono prevalentemente durante la stagione umida.

La prima descrizione del mandrillo è quella del naturalista svizzero Konrad Gesner (1516-1565) che rimase colpito dal suo gesto di sottomissione:

“quando lo si minaccia o lo si indica con un dito, questo animale si gira mostrando le natiche”.

Più tardi il Cuvier descriverà il mandrillo con queste non lusinghiere parole:

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Un esemplare mansueto, Happy Jerry, mangiò addirittura a tavola con Giorgio IV © Mazza

“Il grido, lo sguardo e la voce del mandrillo indicano una impudicizia brutale. Pare che la Natura abbia voluto farne l’incarnazione del vizio in tutta la sua ripugnante bruttezza”.

E il Brehm rincara la dose:

“I suoi occhi brillano di uno splendore infernale, ancora avvalorato dalla forza diabolica che emana da tutto il corpo”.

Il digrignare i denti, che nella specie ha un significato pacificatore, ed altri comportamenti che evidenziano le colorate aree sessuali hanno portato spesso in occidente a vedere nel mandrillo un simbolo di violenza e lussuria, cosa che oggi non appare assolutamente giustificata.

E’ probabile che ulteriori studi faranno giustizia delle capacità cognitive del mandrillo.

Sebbene raramente ammaestrato un famoso mandrillo di nome Happy Jerry, di ottimo carattere e abile utilizzatore di forchetta e coltello, ebbe il raro privilegio di pranzare al tavolo di Giorgio IV nel castello reale di Windsor.

Per le sue dimensioni il mandrillo rappresenta un ambita preda dei cacciatori ovunque all’interno del suo areale di distribuzione e ciò ha comportato la scomparsa della specie da vaste regioni.

Il taglio anche selettivo delle foreste rappresenta una grande minaccia per questa ed altre specie oggetto di caccia, il cosiddetto ‘bushmeat’, in quanto apre facili vie di accesso per i cacciatori e per il trasporto delle carcasse verso i mercati urbani.

Il mandrillo, per le sue caratteristiche ecologiche, necessita di territori molto vasti e quindi aree protette di piccole dimensioni possono risultare inefficaci nel lungo-termine.

E’ considerata Vulnerabile (VU) dalla IUCN (World Conservation Union).

La specie è inclusa nell’Appendice I della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora).

Esiste una fiorente popolazione negli zoo di tutto il mondo.

La prima riproduzione avvenne a Dublino nel 1876.

La longevità massima in cattività è di 40 anni.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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