Manihot esculenta

Famiglia : Euphorbiaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Manihot esculenta è un arbusto tropicale con radici tuberose commestibili © Giuseppe Mazza

La specie è originaria di una vasta area dell’America tropicale (Bolivia, Brasile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Guate- mala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama e Perù).

Il nome del genere deriva dal nome locale “manioc”; il nome specifico è il termine latino “esculenta” = edule, commestibile, con ovvio riferimento.

Nomi comuni: brazilian arrowroot, cassava, manioc, tapioca, tapioca-plant (inglese); manioca (italiano); manioc, tapioca (francese); aipim, macaxeira, mandioca, maniba (portoghese Brasi- le); caxamote, guacamote, farinha, huacamote, mandioca, mañoco, yuca (spagnolo); mhogo (swahili); kassave, maniok (tedesco).

La Manihot esculenta Crantz (1766) è un arbusto legnoso perenne, anche se generalmente coltivato come annuale, alto fino a 1,5-5 m con corteccia liscia, spesso rossastra, tranne quella dei giovani germogli che è di colore grigio verde, e radici tuberose, in gruppi di 4-8, lunghe fino a circa 60 cm.

Le foglie, su un picciolo lungo 5-20 cm, leggermente peltate, sono palmate, profondamente incise con 3-9 lobi da ellittici a oblanceolati, lunghi 6-18 cm e larghi 1-4 cm con margine intero e apice acuminato, di colore verde scuro superiormente, grigiastro inferiormente.

Infiorescenze in racemi terminali o ascellari lunghi 5-10 cm con fiori unisessuali, di diverso colore secondo la varietà, da giallo verdastro a rosso arancio con venature porpora, quelli femminili di circa 10 mm di diametro, in numero ridotto alla base, quelli maschili, più piccoli, circa 5 mm di diametro e numerosi, all’apice.

Sulla stessa infiorescenza i fiori femminili si aprono 1-2 settimane prima di quelli maschili (protoginia), ma la fecondazione può avvenire lo stesso tramite il polline dei fiori di altre infiorescenze, dato che la fioritura della pianta si protrae per oltre due mesi.

I frutti sono capsule deiscenti (che si aprono spontaneamente a maturità) ellissoidali lunghe 15-18 mm e larghe 10-15 mm, percorse longitudinalmente da 6 creste, contenenti tre semi. I semi sono ellissoidali, lunghi circa 10 mm, di colore grigio chiaro, a volte maculati.

Si riproduce normalmente per talea per conservare le caratteristiche della varietà; la riproduzione per seme viene utilizzata per il miglioramento genetico. Le talee devono presentare 4-5 nodi, con una lunghezza quindi di 20-30 cm, e vanno interrate direttamente a dimora per circa 1/3 della lunghezza.

La manioca è una delle più importanti fonti di cibo per milioni di persone nelle zone tropicali e subtropicali umide, in particolare quelle africane, per la purezza e l’alto contenuto, 20-40%, dell’amido contenuto nelle radici tuberose, oltre che di vitamina A e C, nonostante l’elevata tossicità di alcuni costituenti che impone un opportuno trattamento prima del consumo; il contenuto di proteine invece è estremamente basso.

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I frutti sono capsule deiscenti elissoidali con tre semi © Giuseppe Mazza

La manioca è anche ampiamente utilizzata nell’ alimentazione animale.

La tossicità della manioca è dovuta alla presenza di glucosidi cianogenici, linamarina, principal- mente, e lotaustralina, che quando le cellule si rompono, con l’intervento di un enzima presente nella stessa radice, producono acido cianidrico (HCN), la cui elevata tossicità è ben nota e che può essere letale anche in piccole quantità.

Le numerose varietà coltivate di manioca si suddividono in due grandi gruppi, varietà amare, con un contenuto elevato di acido cianidrico nelle radici e che devono essere pretrattate prima del consumo, e varietà dolci, ora più coltivate, il cui contenuto è inferiore e che potrebbero essere consumate anche crude, ma in ogni caso previa attenta pelatura, essendo maggiore la concentrazione di HCN nello strato superficiale porpora brunastro che copre la radice, ma che solitamente vengono consumate anche loro cotte per misura prudenziale.

Il trattamento delle varietà amare consiste nella pelatura, per il motivo suddetto e successiva cottura che riduce l’acido cianidrico a valori tollerabili.

In caso di bollitura, l’acqua va cambiata almeno una volta ed anche la seconda va eliminata. Gli indigeni dell’America del Sud usano lavare e spremere a lungo le radici in cesti fino a che le sostanze tossiche non sono eliminate. Anche tutte le altre parti della pianta, in particolare la linfa e le foglie sono particolarmente tossiche.

La specie è, come detto, diffusamente coltivata nelle zone tropicali e subtropicali, in pieno sole o leggera ombreggiatura, e su un’ampia varietà di suoli, anche poveri, preferibilmente umidi, anche se la pianta riesce a sopportare periodi di siccità, ma con una resa inferiore.

Può essere coltivata anche nelle zone temperate, perdendo la parte aerea quando la temperatura scende al di sotto di 0°C, ma rivegetando dalle radici in primavera; ha anche un discreto valore ornamentale per il fogliame finemente inciso.

Sinonimi: Jatropha manihot L. (1753); Jatropha dulcis J.F.Gmel. (1773); Jatropha mitis Rottb. (1778); Jatropha janipha Lour. (1790); Janipha manihot (L.) Kunth (1817); Manihot aipi Pohl (1827); Manihot diffusa Pohl (1827); Manihot digitiformis Pohl (1827); Manihot flabellifolia Pohl (1827); Manihot loureiroi Pohl (1827); Manihot utilissima Pohl (1827); Manihot cannabina Sweet (1830); Jatropha silvestris Vell. (1831); Jatropha stipulata Vell. (1831); Mandioca aipi (Pohl) Link (1831); Mandioca utilissima (Pohl) Link (1831); Jatropha diffusa (Pohl) Steud. (1840); Jatropha digitiformis (Pohl) Steud. (1840); Jatropha flabellifolia (Pohl) Steud. (1840); Jatropha loureiroi (Pohl) Steud. (1840); Janipha aipi (Pohl) J.Presl (1846); Jatropha glauca A.Rich. (1850); Manihot edule A.Rich. (1850); Manihot edulis A. Rich. (1859); Manihot aypi Spruce (1861); Manihot melanobasis Müll.Arg. (1865); Mandioca dulcis (J.F.Gmel.) D.Parodi (1877); Manihot manihot (L.) H.Karst. (1882); Manihot dulcis (J.F.Gmel.) Baill. (1884); Jatropha mitis Sessé & Moc.(1890); Jatropha aipi (Pohl) A.Moller (1901); Manihot cassava Cook & Collins (1903); Jatropha paniculata Ruiz & Pav. ex Pax (1910); Manihot guyanensis Klotzsch ex Pax (1910); Manihot sprucei Pax (1910); Manihot dulcis (J.F. Gmel.) Pax (1912); Manihot flexuosa Pax & K.Hoffm. (1924).

 

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