Manilkara zapota

Famiglia : Sapotaceae

Testo © Pietro Puccio

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Di casa in Centro America, la Manilkara zapota ha crescita lenta ma può raggiungere i 20 m di altezza © G. Mazza

La specie è originaria del Belize, Colombia, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico (Agua- scalientes, Campeche, Chiapas, Chihu- ahua, Coahuila, Colima, Distretto Federale, Durango, Guanajuato, Guer- rero, Hidalgo, Jalisco, Messico, Michoacán, Morelos, Nayarit, Nuevo León, Oaxaca, Puebla, Querétaro, Quintana Roo, San Luis Potosi, Taba- sco, Tamaulipas, Tlaxcala, Veracruz, Yucatán e Zacatecas), Nicaragua e Panama dove cresce nelle foreste fino a circa 2000 m di altitudine.

Il nome generico è il nome locale indiano “manil-kara” utilizzato per indicare la pianta descritta come Manilkara kauki (L.) Dubard; il nome specifico deriva dal nahuatl (azteco) “tzapotl” utilizzato per indicare diversi frutti dalla polpa morbida e dolce.

Nomi comuni: chicle, chico, dilly, marmalade plum, naseberry, red sapodilla, sapote (inglese); baramasi (bengalese); sapoti (Brasile); ren xin guo (cinese); nèfle d’Amérique, sapote, sapoti, sapotier, sapotille, sapotillier (francese); chikoo (hindi); sao Manila, sawo, sawo Manila (indonesiano); chico, chicosapote, chicozapote, nispero, sapote, sapodilla, ya, zapote, zapote colorado, zapote morado, zapotillo (spagnolo); chico (tagalog); sima ippacettu (telegu); lamut farang (thailandese); hông xiêm, xabôchê, tâm lu’c (vietnamita).

La Manilkara zapota (L.) P.Royen (1953) è un albero sempreverde molto variabile, alto 18-20 m o più negli esemplari in natura, con chioma densa e tronco, fino a circa 1 m di diametro, dalla corteccia rugosa profondamente fessurata, di colore bruno scuro, dalle cui ferite essuda una linfa lattiginosa.

Le foglie, raggruppate agli apici dei rami su un picciolo lungo 1-3 cm, sono semplici, alterne, da ellittiche a oblungo-lanceolate con apice appuntito e margine intero o sinuato, lunghe 5-15 cm e larghe 2-6 cm, coriacee, di colore verde scuro lucido.

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Fiori ermafroditi solitari all’ascella delle foglie superiori con calice costituito da 3 sepali esterni e 3 interni ovato-lanceolati tomentosi. Corolla campanulata di circa 1 cm con 6 petali uniti alla base per circa metà della lunghezza con margine intero o 2-3-dentato all’apice e 6 staminoidi petaloidi alternati ai petali © Giuseppe Mazza

Fiori ermafroditi all’ascella delle foglie superiori, su un pedicello lungo 1-2 cm, solitari, di 0,6-1 cm di diametro, con calice costituito da 3 sepali esterni e 3 interni ovato-lanceolati, lunghi circa 0,8 cm, tomentosi, e corolla campanulata, lunga circa 1 cm, con 6 petali, uniti alla base per circa metà della lunghezza, di colore bianco verdastro con margine intero o 2-3-dentato all’apice, 6 stami e 6 staminoidi petaloidi alternati ai petali.

I frutti sono bacche da globose a ellissoidi, fino a 10 cm di lunghezza e 5-8 cm di diametro, con epicarpo rugoso sottile di colore bruno e polpa succosa di colore giallastro o bruno, contenenti 0-12 semi obovati lunghi 1,5-2 cm di colore nerastro lucido, tossici; i frutti immaturi non sono eduli, per la presenza di lattice e tannini.

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I frutti, edibili solo a maturità, sono bacche da globose a ellissoidi, fino a 10 cm di lunghezza e 5-8 cm di diametro. Polpa zuccherina ricca di vitamine, minerali e fibre, d’eccellente sapore, usata anche per conserve, sciroppi, gelati ed una bevanda alcolica. Dal latice essicato si ricavava un tempo la gomma da masticare. Tutte le parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale per varie patologie © Giuseppe Mazza

Si riproduce per seme, in terriccio organico con aggiunta di sabbia per un 30% mantenuto umido alla temperatura di 24-26 °C, con tempi di germinazione di 3-6 settimane e prima fioritura a partire dal sesto anno di età; le numerose varietà che sono state selezionate vengono riprodotte per innesto e margotta. Specie di lenta crescita dal fogliame particolarmente ornamentale coltivabile nelle regioni a clima tropicale e subtropicale, da adulta può sopportare temperature fino a circa -2 °C per breve periodo con danneggiamento della parte aerea, piante giovani possono morire già a temperature intorno a 0 °C. Richiede una esposizione in pieno sole, tranne nella fase iniziale di crescita, e si adatta ad un’ampia varietà di suoli, purché ben drenati, non sopportando ristagni idrici, da acidi ad alcalini ed anche moderatamente salini, resiste inoltre ai forti venti, agli aerosol marini, può essere quindi coltivata lungo le coste, e da adulta a periodi di siccità.

I frutti maturi presentano polpa zuccherina ricca di vitamine, minerali e fibre, di eccellente sapore e aroma, e vengono consumati, privati dei semi che hanno una sorta di uncino o spina sporgente che può fissarsi alla gola, freschi o utilizzati per insalate di frutta, conserve, sciroppi, dolci e gelati o per ricavarne una bevanda alcolica. Il lattice essiccato, già utilizzato dai nativi in epoca precolombiana, è stato per lungo tempo la materia prima per la produzione della gomma da masticare (“chewing gum”), prima di essere sostituito da quello di altre specie e da gomme sintetiche. Il legno, di colore rossiccio, ha ottime caratteristiche di durezza e durata ed è utilizzato in carpenteria, costruzioni rurali, pavimenti, mobili di pregio, imbarcazioni, attrezzi, strumenti musicali e oggetti di uso comune.

Tutte le parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale per varie patologie; studi di laboratorio hanno evidenziato la presenza di composti bioattivi con proprietà antiossidanti, anticancro, antimicrobiche, antiperglicemiche, ipocolesterolemiche e analgesiche.

Sinonimi: Achras zapota L. (1753); Achras mammosa L. (1762); Achras sapota L. (1762); Achras zapota var. major Jacq. (1763); Achras zapota var. zapotilla Jacq (1763); Sapota achras Mill. (1768); Lucuma mammosa (L.) C.F.Gaertn. (1807); Achras sapota var. globosa Stokes (1812); Achras sapota var. ovalis Stokes (1812); Achras verrucosa Stokes (1812); Achras tchicomame Perr. (1825); Achras sapatilla J.Paul & W.Arnold (1834); Achras lucuma Blanco (1837); Sapota achras var. lobata A.DC. (1844); Sapota achras var. sphaerica A.DC. (1844); Achras occidentalis Cels ex Ten. (1845); Achras zapotilla (Jacq.) Nutt. (1849); Vitellaria mammosa (L.) Radlk. (1882); Achras sapota f. asperma M.Gómez (1890); Calospermum mammosum (L.) Pierre (1890); Gambeya mammosa (L.) Pierre (1891); Achras sapota var. candollei (1904); Achras sapota var. lobata (A.DC.) Pierre (1904); Achras sapota var. pedicellaris Pierre (1904); Achras sapota var. sphaerica (A.DC.) Pierre (1904); Calocarpum mammosum (L.) Pierre (1904); Lucuma zapota (L.) Urb. (1904); Mimusops grisebachii Pierre (1904); Sapota zapotilla (Jacq.) Coville ex Safford (1905); Achradelpha mammosa (L.) O.F.Cook (1913); Manilkara grisebachii (Pierre) Dubard (1915); Lucuma zapota var. anguai Rojas Acosta (1914); Manilkara breviloba Gilly (1943); Manilkara calderonii Gilly (1943); Manilkara conzattii Gilly (1943); Manilkara gaumeri Gilly (1943); Manilkara meridionalis Gilly (1943); Manilkara meridionalis var. caribbensis Gilly (1943); Manilkara rojasii Gilly (1943); Manilkara striata Gilly (1943); Manilkara tabogaensis Gilly (1943); Manilkara zapotilla (Jacq.) Gilly (1943); Pouteria mammosa (L.) Cronquist (1946); Manilkara achras (Mill.) Fosberg (1964); Nispero achras (Mill.) Aubrév. (1965); Achras breviloba (Gilly) Lundell (1968); Achras calderonii (Gilly) Lundell (1968); Achras conzattii (Gilly) Lundell (1968); Achras gaumeri (Gilly) Lundell (1968); Achras meridionalis (Gilly) Lundell (1968); Achras rojasii (Gilly) Lundell (1968); Achras striata (Gilly) Lundell (1968); Achras tabogaensis (Gilly) Lundell (1968); Manilkariopsis meridionalis (Gilly) Lundell (1975); Manilkariopsis petenensis Lundell (1975); Manilkariopsis rojasii (Gilly) Lundell (1975); Manilkariopsis striata (Gilly) Lundell (1975); Manilkariopsis tabogaensis (Gilly) Lundell (1975); Manilkariopsis lobulata Lundell (1976); Achras lobulata (Lundell) Lundell (1977); Achras petenensis (Lundell) Lundell (1977); Achras coriacea Lundell (1978); Achras dactylina Lundell (1978); Achras latiloba Lundell (1978); Achras paludosa Lundell (1978); Achras tainteriana Lundell (1978).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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