Maranta arundinacea

Famiglia : Marantaceae

Testo © Pietro Puccio

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Originaria dell’America tropicale, la Maranta arundinacea è una rizomatosa perenne di 30-150 cm © Giuseppe Mazza

La specie è originaria delle Antille Venezuelane, Belize, Brasile (Goiás, Distretto Federale di Brasilia, Mato Grosso e Mato Grosso do Sul), Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guadalupa, Guatemala, Grenada, Guyana, Guyana Francese, Haiti, Honduras, Isole Vergini (St. Croix), Messico (Chiapas, Colima, Guerrero, Jalisco, Mexico, Michoacan, Morelos, Oaxaca, Puebla, San Luis Potosi, Sinaloa, Tabasco, Tamaulipas, Veracruz e Yucatan), Martinica, Nicaragua, Panama, Perù, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Suriname, Trinidad-Tobago e Venezuela dove cresce nelle foreste pluviali, spesso ai margini di radure, su suoli prevalentemente vulcanici fino a circa 800 m di altitudine.

Il nome del genere è dedicato al medico e botanico veneziano Bartolomeo Maranta (1500-1571); il nome specifico è l’aggettivo latino “arundinaceus, a, um” = simile a una canna, dal sostantivo latino “arundo” = canna.

Nomi comuni: arrowroot, Bermuda arrowroot, maranta, St. Vincent arrowroot, west indian arrowroot (inglese); zhu yu (cinese); uraro (Filippine); dictame, herbe aux flèches (francese); kuzuukon (Giappone); aruruttukkilangu, kookai neer, kuamu, kuva, palagunda, tavaksiri, tikkor (India); arus, garut, patat sagu (Indonesia); agutiguepe, araruta, araruta-comum, araruta-palmeira (Brasile); arroruz, arruruz, chuchute tamalera, guape, sagú, sagú de San Vicente, saguero, silú, tamalera, yerén (spagnolo).

La Maranta arundinacea L. (1753) è una specie erbacea rizomatosa perenne, sempreverde, alta 0,3-1,5 m, con rizomi carnosi, di 20-30 cm di lunghezza e 3,5-4 cm di diametro, ricoperti di scaglie (foglie rudimentali), e fusti sottili eretti spesso ramificati all’apice.

Le foglie, basali e caulinari su un picciolo lungo 3-20 cm, sono ovato-lanceolate con apice appuntito e margine intero, distiche, lunghe 5-30 cm e larghe 3-10 cm, di colore verde intenso, lucide superiormente, più o meno pubescenti inferiormente. Infiorescenze terminali dicotome a pannocchia portanti piccoli fiori bisessuali, subsessili o pedicellati, in gruppi di 2-3 sottesi da brattee di colore verde lunghe 2-6 cm. Calice persistente con tre sepali uguali con apice appuntito, lunghi circa 1,5 cm e larghi 0,5 cm, di colore verde. Corolla tubolare arcuata, rigonfia alla base, di colore bianco, lunga 1,2-2,5 cm, trilobata con lobi diseguali, lunghi circa 1 cm, e staminoidi petaloidi bianchi più lunghi della corolla. I frutti sono capsule ovoidi di colore verde soffuso di bruno rossastro, di circa 0,7 cm di lunghezza e 0,5 cm di diametro, contenenti 1-3 semi oblunghi, trigoni, di colore bruno con arillo basale biancastro.

Si riproduce solitamente per divisione di rizomi, provvisti di almeno una gemma, posti a una profondità di 6-12 cm in terriccio fertile, sciolto e drenante, mantenuto costantemente umido, ma senza ristagni. I rizomi sono pronti per la raccolta dopo un anno.

Nota da tempi remoti alle popolazioni indigene che ne usavano i rizomi, ricchi di amido, come alimento e per scopi curativi, in particolare la poltiglia da essi ricavata aveva fama di curare le ferite prodotte dalle frecce avvelenate. Agli inizi del XIX secolo la sua coltivazione si è estesa anche al di fuori dei luoghi di origine e attualmente i maggiori produttori sono le isole caraibiche di St. Vincent e Giamaica, il Brasile, e nel sudest asiatico le Filippine, l’India, l’Indonesia e Sri Lanka. La fecola estratta dai rizomi, chiamata arrowroot, si distingue per le sue caratteristiche di elevata digeribilità e assenza di glutine, adatta quindi ai bambini, ai convalescenti, a chi presenta intolleranza al grano e ai celiaci. Viene utilizzata come addensante in salse, zuppe, budini ecc., come stabilizzante nei gelati artigianali, per la preparazione di dolci, biscotti e prodotti da forno in genere in sostituzione della farina di grano ed anche nell’industria cosmetica.

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Per i rizomi carnosi ricchi di amido, lunghi 20-30 cm e larghi anche 4 cm, viene spesso coltivata ai tropici. Produce una fecola, detta arrowroot, facilmente digeribile e senza glutine. La forma a foglie variegate di bianco, crea macchie di luce nei giardini esotici e si rivela, con qualche cura, anche un’elegante pianta d’appartamento © Giuseppe Mazza

Necessita di un clima caldo umido con elevata piovosità annua, quindi coltivabile esclusivamente nelle regioni tropicali e subtropicali, in posizione preferibilmente semiombreggiata e suoli fertili profondi, drenanti, da leggermente acidi a neutri, mantenuti umidi, ma senza ristagni.

Non sono infine da sottovalutare le sue caratteristiche ornamentali, in particolare la varietà variegata di bianco, da utilizzare in gruppo sotto grandi alberi, dove il clima lo consente, o in vaso in luogo luminoso con elevata umidità atmosferica e temperature minime non inferiori a 16 °C; i rizomi possono essere conservati a temperature più basse, fino a +6-8 °C.

In appartamento l’umidità necessaria può essere ottenuta con frequenti nebulizzazioni con acqua non calcarea, per evitare antiestetiche macchie sulle foglie, a temperatura ambiente, e ponendo il vaso in un largo sottovaso riempito da argilla espansa o pietrisco con uno strato d’acqua, non a diretto contatto col fondo del vaso, in modo da creare un microambiente umido attorno alla pianta.

Sinonimi: Maranta silvatica Roscoe (1807); Maranta sylvatica Roscoe ex Sm. (1812); Maranta indica Tussac (1813); Maranta ramosissima Wall. (1832); Maranta tessellata var. kegeljanii E.Morren (1875); Phrynium variegatum N.E.Br. (1886); Maranta arundinacea var. indica (Tussac) Petersen (1890); Maranta arundinacea var. variegata Ridl. (1891); Maranta arundinacea f. sylvestris Matuda (1951).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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